Primarie Psoe: i militanti dicono ancora Sanchez

Alta affluenza nelle primarie socialista spagnole di domenica 21 maggio: i militanti hanno scelto per la seconda volta in tre anni Pedro Sánchez, scaricato sette mesi fa dal comitato federale del partito.

di Angelo Miotto
@angelomiotto

Ancora Pedro Sánchez. La base del Partido Socialista Obrero de Espana si è pronunciata con chiarezza nelle primarie di domenica: dei quasi 190mila militanti ha votato oltre l’80%. Le percentuali dicono 50,20% per Sánchez, che stacca di 114mila voti al 39,95% Susana Díaz e Patxi López al 9,83% .

Il neo segretario è una riconferma: sette mesi fa il primo di ottobre veniva cacciato dal comitato federale del partito, dopo una seduta drammatica  e una conferenza stampa amara, moltok amara che sicuramente questa notte sarà tornata fra i ricordi del vincitore. Il partito fu affidato a un gestore in vista, appiunto, delle primarie per arrivare con un nuovo segretario.

Ma sooprattutto per poter far astenere il partito socialista nel votok di fiducia al governo Rajoy, il grande scoglio delle correnti interne del partito, dove Sànchez aveva da sempre difeso il fatto di non voler permettere, nemmeno con una astensione, il ritorno alla Moncloa di Mariano Rajoy.

Il leader dei popolari è sempre in sella, mentre il partito della destra spagnola continua a collezionare scandali di corruzione su vasta scala, a livello nazionale, europeo, e nelle grandi città, oltre che nella capitale, Madrid.

La grande rivale, Susana Diaz, l’andalusa che voleva conquistare la poltrona da segretaria generale, è stata battuta, nonostante un grande appoggio dell’establishment e dei centri di potere e influenza.

Come, ad esempio, il gruppo Prisa che pubblica El País, primo quotidiano spagnolo, che ha martellato Sanchez senza requie e anche nella notte del suo trionfo, scrive un editoriale che suona così: ha vinto il populismo, vince la pancia della gente rispetto alle idee, non c’è più nulla di una storia lunga e gloriosa del partito socialista conosciuto fino a qui.

Chiodi che vanno a chiudere il coperchio sulla bara di chi, invece, è riuscito a raccogliere un’altra volta il consenso degli elettori socialisti. La situazione parlamentare e politica si gioca nel campo di Podemos, che ha drenato voti ai socialisti negli ultimi anni e in quantità, ma soprattutto in questa contrappposizione che vede il vecchio partito abituato a giocarsela solo ed esclusivamente contro la destra in un’altalena di governi, soffrire l’ascesa di una formazione di movimento.

Sepolto il bipartitismo, si ricorderà la doppietta elettorale per l’impossibilità di trovare una maggioranza stabile. Proprio in vista dell’eventualità di tornare per la terza volta alle urne la linea di Sanchez anti-Rajoy venne sconfessata e accantonata per andare a scegliere una ‘responsabile’ – a detta dei baroni socialisti – astensione che permettesse la governabilità.

Oggi c’è da chiedersi e da chiedere a El País, o ai notabili e baroni socialisti che fecero fuori il giovane segretario, se e come potrà proseguire la sua politica, se vi sarà quel sostegno che i perdenti hanno assicurato, a parole.

Ma colpisce ancora una volta la forbice fra il politburo socialista e l’orgoglio dei militanti. L’editoriale del primo giornale spagnolo, nella notte della rielezione di Sanchez, indica la sua come una linea politica debole e non esita a dire che anche la Spagna, pare di capire proprio per questa scelta, vede il socialismo destinato a fare la brutta fine che fanno gli altri partiti socialisti o socialdemocratici in Europa.

Colpisce che si veda solo nella linea che rivendica una identità precisa con una coerenza di messaggio, la miccia per far detonare e distruggere le granitiche certezze, invece, dei notabili, indicando la massa che si esprime alle urne come un ammasso di minus habens che non hanno capito il danno combinato.

In ogni caso c’è una spaccatura evidente dentro questo partito socialista: ci saranno le vendette gustate fredde nei prossimi giorni, ci sarà un attivismo di proposta che spetta la rieletto segretario generale, ci sarà il lavoro di delegittimazione che si può già leggere negli articoli dellla stampa tradizionalmente vicino al partito socialista.

Viene da chiedersi ora fino a dove si sia consumata la spaccatura fra i partiti progressisti che hanno accettato e financo rivendicato riforme troppo simili alle politiche di centro e destra e i militanti che chiedono di rivendicare una linea. Forse anche perdendo, ma con dignità e a testa alta.

Un caso tremendamente interessante per capire lo iato fra il partito e i suoi dirigenti e come intendono oggi le decisioni politiche nella base.