Juan Goytisolo guarda il mare

Con “medineando” diede forma a quel concetto di comunità che nessuna autorità possiede. Perché quelle donne e quegli uomini, per lo più dediti a conciliare l’arte della sopravvivenza con l’ozio, rappresentano l’archeologia dell’umanità.

di Alessandro Di Rienzo

Juan Goytisolo convinse l’Unesco a decretare la medina di Marrakech sito da tutelare, non tanto per l’architettura ma per l’umanità. Il vociare del mercato, le storie narrate, finanche l’oleografia di un incantore di serpenti, erano per Goytisolo importanti almeno quanto i resti di civiltà passate. L’umanità si fonda sull’immateriale.

Il senso di comunità ne è la prova più tangibile. Quella stessa medina è stato il luogo del suo ultimo lungo esilio per uno scrittore che dello sradicamento continuo, del “privilegio dell’extraterritorialità”, ha trovato il senso per il radicamento nell’umanità.

“È un fatto che in Spagna la gente cerca di evadere. Più sono dure le condizioni di vita e più se ne sente il bisogno”, dichiarava durante il regime franchista che gli aveva ucciso la madre in un bombardamento e internato il padre.

“Ed è vero che per gli scrittori: circondati dalle cortine fumogene stese dalla stampa, dalla radio, dalla propaganda di Stato, la realtà è la nostra sola evasione”.

Era il periodo del realismo sociale e Goytisolo da Parigi raccontava di una Barcellona autentica quanto indicibile in Spagna. Poi venne l’epoca degli sperimentalismi e Goytisolo cambiò costantemente registro restando sempre il più radicale nella sostanza per un intellettuale assolutamente mite e pacato nella forma.

Come Jean Genet sentì l’esigenza di raccontare oltre la Barcellona degli ultimi anche le ingiustizie degli altri, quelle legate a doppio filo dall’agire dei nostri governi, si recò in Palestina, in Cecenia, in Algeria ma sorattutto raggiunse Sarajevo assediata come corrispondente de El País .

Tutte le guerre hanno un terribile filo conduttore sulla distruzione del senso di comunità e da quell’esperienza venne fuori uno dei volumi più belli quanto sconosciuti di giornalismo narrativo: El sitio de los sitios.

Una decina di anni fa, interrogato da il Manifesto, paragonò la velleità dei governi occidentali di distinguere i migranti tra prima e seconda generazione con l’atteggiamento della Spagna conquistatrice che elargiva diversi gradi di cittadinanza distinguendo tra convertiti e purosangue.

“Crediamo che le culture possano solo scontrarsi o integrarsi e dimentichiamo che nella definizione di cultura è implicita l’idea di contamizione. Una cultura è come una lingua non può esistere senza mischiarsi”. Risiedeva nella medina perché esule da un Occidente incapace di confrontarsi con altre culture.

Sarà seppelito nel cimitero di Larache nel nord del Marocco, in un cimitero frequentato quasi interamente da salme di militari spagnoli intenti a dare le spalle al mare. Poco più giù una sola tomba guarda il mare ed è quella di Jean Genet.

Quando Genet fu seppelito qui al di fuori del cancello cimiteriale vi era un carcere e un bordello. Un reciproco omaggio casuale a Genet e all’umanità raccontata dallo scrittore francese. Goytisolo aveva descritto lungamente quel tumulo amandolo per la sua semplicità e per tutto quello che rappresentava. Sono convinto che anche Goytisolo guarderà il mare.