GLORY. NON C’È TEMPO PER GLI ONESTI

Di Kristina Grozeva e Petar Valchanov. Con Stefan Denolybov e Marghita Gosgheva. Candidato agli Oscar per i miglior film straniero dalla Bulgaria. Nelle sale.

Di Irene Merli

Tzanko Petrov è un solitario e povero operaio delle ferrovie che un giorno, facendo la solita manutenzione dei binari, trova un’ingente somma di denaro tra le rotaie. Anziché intascarselo, l’onesto Tzanko decide di consegnare i soldi alle autorità e chiama la polizia. Ma mal gliene incoglie, perché da qui in avanti la sua piccola, tranquilla vita si trasformerà in un incubo kafkiano.

Capita infatti che il ministro dei Trasporti, al centro di un’indagine per corruzione, colga al balzo l’occasione per rifarsi l’immagine creando un eroe nazionale. E così Tzanko finisce tra le unghie della pr del suddetto ministro, Julia Staikova, rampante donna in carriera che mette anima e corpo nel suo lavoro di addetta alla comunicazione.

Inizia così un’operazione simpatia e Tzanko, malvestito e balbuziente, viene convocato nella capitale per ricevere in premio davanti alla telecamere della tivù nazionale un nuovo orologio e moderno orologio, con tanto di cerimonia e dalle mani del corrotto ministro.

Il tutto è ovviamente orchestrato al dettaglio da Julia, che arriva persino a fargli prestare vestiti più consoni dai colleghi poco prima di andare in trasmissione. Finita la sceneggiata, Tzanko ovviamente non serve più a nessuno.

 

 

Peccato che il nuovo orologio non funzioni e l’uomo cerchi di farsi ridare il suo, che andava benissimo e aveva un’iscrizione di famiglia. Solo che la spregiudicata pr non lo trova più e per toglierselo di torno gliene fa avere uno uguale. Ma la dedica tanto cara all’operaio non c’è, e il povero Tzanko, tenacemente deciso a farsi rispettare, insiste in tutti i modi per riaverlo.

Tempesta di telefonate, protesta, parla con i giornalisti… Con l’unico risultato di finire stritolato dall’alto e dal basso, dal potere e dai suoi disonesti colleghi, che rubano il diesel dei treni.

Dietro la patina comica, Glory si configura come un’aspra, amara critica al sistema sociale bulgaro, profondamente corrotto e fondato su vistose, insopportabili, disuguaglianze.

Man mano che la storia avanza, il tono passa dall’ironia allo humour più nero e cattivo, toccando addirittura punte di drammaticità. Le incredibili disavventure di Tzanko, uomo semplice e solo contro un mondo che vive di storture, non possono avere un lieto fine. E infatti non ce l’hanno per nessuno, nel cinico epilogo.

Lo stile dei due registi bulgari, già autori di The lesson- Scuola di vita, è asciutto, preciso, raffinato, con il giusto distacco su una vicenda tragicomica che grida vendetta. E fa mal pensare sullo stato dei Paesi nell’ex orbita sovietica, come abbiamo visto anche dagli ultimi film rumeni. Last but non least, i due protagonisti: Stefan Denolyubov e Marghita Gosheva sono assolutamente perfetti nei loro ruoli, meriterebbero più notorietà internazionale.