The Square

Il lato oscuro delle società dell’Europa Settentrionale

di Irene Merli

The Square, di Ruben Ostlund con Claes Bang, Elisabeth Moss, Dominic West. Palma d’oro a Cannes 2017, candidato a miglior film agli Efa 2017 e candidato dalla Svezia all’Oscar del miglior film straniero. Nelle sale.

Attenzione, tutti questi premi e candidature non devono farvi temere un classico mattone da Festival: il nuovo film del regista svedese di Forza Maggiore è invece, tra gli ultimi i vincitori di Cannes, quello più ricco di umorismo, anche se tagliente e scorretto.

Riderete in modo inaspettato, grazie a trovate potenti che rimarranno impresse a lungo.

Il bersaglio satirico di The Square è il mondo dell’arte contemporanea, perfetta metafora della società svedese, così proverbialmente civile, corretta, ugualitaria. ma a quanto pare, ormai solo in superficie.

Il protagonista al centro del film è infatti il curatore del più importante museo d’arte contemporanea di Stoccolma, un uomo affascinante, privilegiato, colto, un personaggio alla moda che però gira su un’automobile elettrica e non ha perso del tutto la responsabilità sociale.

Peccato che il suo lavoro lo metta alla costante ricerca di opere che possano catturare l’attenzione del pubblico e di potenziali nuovi sponsor.

Così per pubblicizzare la nuova installazione del museo – un quadrato disegnato a vernice luminosa sulla piazza, che obbliga chi vi entra ad avere uguali diritti e doveri come in un “santuario di fiducia e altruismo” – accetti senza troppo riflettere una campagna sciocca e inutilmente violenta di due giovani guru della comunicazione.

Il tutto perché la sua testa è presa da altro: credendo di compiere una buona azione si è ritrovato derubato di portafoglio, smarthphone e gemelli di famiglia, ma il modo che ha escogitato per ritrovarli non gli fa affatto onore.

In pochi giorni il brillante curatore rischia di perdere tutte le sue certezze e seguendo la sua crisi esistenziale ci troveremo davanti una serie di “vignette” divertentissime e spiazzanti, che provocano risate e disagio, ritratti per nulla confortanti di una società che sta perdendo ogni solidarietà, sia verso i più poveri (quanti homeless ci sono nella ricca Stoccolma?) che verso i propri simili.

Come mostra la feroce scena della cena di gala, in cui un uomo-gorilla durante una performance minaccia e maltratta alcuni invitati, senza che gli altri siano capaci di reagire in loro difesa.

The Square è insomma un gioiello di intelligenza militante, ma senza un briciolo di moralismo o di ideologia.

Provocazioni e risate si alternano per mostrarci la crisi della responsabilità individuale, la contraddizione stridente tra ciò che si vorrebbe essere e si è, anche per chi vive una condizione privilegiata in una nazione privilegiata.

Christian, il rampante curatore, è allo stesso tempo un’idealista a parole e un cinico nei fatti, un potente e un debole.

Uno come molti, che scopre e ci fa scoprire che la parte difficile non è tanto essere d’accordo su certi valori, ma comportarsi davvero secondo questi principi. C’è del marcio in Danimarca… E anche in Svezia non se la passano tanto bene.