Ancora proteste: a rischio “l’eccezione” Tunisia?

A cura di Arturo Varvelli per ISPI

Un nuovo gennaio di proteste sta andando in scena in Tunisia. Da giorni in diverse città si susseguono violente proteste per le nuove misure di austerità imposte dal governo, che dal primo dell’anno ha aumentato le tasse su benzina, immobili, internet, generi alimentari e altri beni di largo consumo. Il paese che nel 2011 fu primo protagonista della “Primavera araba”, avviandosi con successo verso una nuova era, vive quindi una fase di incertezza.

La visione ottimistica di una Tunisia che “ce l’aveva fatta” a completare il processo di transizione democratica – soprattutto se confrontata con i disastri della Libia o della Siria o con la restaurazione egiziana – appare oggi sempre meno scontata. Sotto l’apparente trasformazione radicale del paese si celano ancora problemi di sempre: le difficoltà della classe dirigente nel rispondere alle richieste dei cittadini, l’assenza di politiche per lo sviluppo e la difficile ripresa economica. Le speranze di una maggiore uguaglianza sociale e di un miglioramento delle condizioni socio-economiche sono state in questi anni sostanzialmente deluse.

I prossimi giorni chiariranno se le proteste attuali gradualmente si spegneranno, oppure se il duro confronto nelle piazze perdurerà, ma soprattutto se il governo, che pare riattivare le vecchie pratiche di repressione, sarà in grado di gestire la crisi.

Dossier speciale di ISPI con i contributi di:

Stefano Torelli, Non è un nuovo 2011: i rischi della repressione
Armando Sanguini, Sette anni dopo, la Tunisia non festeggia
Clara Capelli, Nuova agenda di politica economica cercasi
Matteo Villa, Infografica – La sfida della Tunisia