Gli invasori

L’ossessione per i migranti e il voto in Italia

di Tano Siracusa

Alle urne ha prevalso, come era prevedibile, la paura degli invasori: massa indistinta, generica, indifferenziata anche quando si materializza nel nostro spazio quotidiano.

Più spesso percepita come entità collettiva e non come insieme di individui, di volti, storie che hanno in comune il dramma avventuroso dello sradicamento.

C’è stato un ‘prima’ nei loro villaggi e nelle loro città, una quotidianità di paesaggi, abitudini, affetti, amicizie, cancellati dalla decisione di partire, dissolti nella successiva appartenenza alla generica massa dell’invasore.

Ricostruire la percezione di quei volti e di quelle storie, riconoscerli nelle loro individualità e nei contesti del ‘prima’, anche quando non sono devastati dalle guerre, è forse una delle premesse per arginare quella paura.

Per riconoscerli come individui anche nell’anonimato dei centri di accoglienza e delle nostre strade. Per riconoscere nella loro paura lo stravolto riflesso della nostra.