Nuova strage a sud di Lampedusa

Decine di cadaveri recuperati in mare. Senza canali di ingresso protetto e legale in Europa continueranno a morire migliaia di persone

di Fulvio Vassallo Paleologo, da Diritti e Frontiere

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25 agosto 2014 – Durante un intervento di salvataggio operato nelle ultime ore dalla nave Sirio della missione Mare Nostrum, a sud di Lampedusa, sono stati soccorsi 73 migranti a bordo di un gommone alla deriva sul quale si trovavano 18 cadaveri.

sbarco

Una seconda strage, dunque, in soli due giorni, dopo il naufragio, venerdì 22 scorso, di una imbarcazione in legno settanta chilometri ad est di Tripoli, poco dopo la partenza, nel quale sono morte oltre venti persone ed altre 170 risulterebbero disperse. Tragiche le immagini dei migranti annegati, cadaveri galleggianti, pure di persone che indossavano giubbetti salvagente, che evidentemente non sono serviti, anche perché i soccorsi non saranno stati immediati. La Guardia costiera libica non possiede mezzi adeguati per sorvegliare le coste garantendo la sicurezza dei migranti che tentano la traversata verso la Sicilia e, soprattutto in questi giorni di guerriglia diffusa, altri mezzi, che battono bandiera di Paesi diversi, si tengono alla larga dalle acque territoriali libiche.

I bombardamenti su Gaza o gli uomini giustiziati da Isis sono più visibili. Questi esseri umani che periscono in mare, soprattutto nella traversata dalla Libia verso Lampedusa, non li vede nessuno davvero, al massimo rimangono numeri che si aggiungono ad altri numeri. Le parole, come gli appelli all’Europa non bastano più. Gli arresti degli scafisti non sono più un deterrente, non lo sono mai.

L’opinione pubblica è totalmente assuefatta a questa conta di cadaveri, nessuna pietà per corpi di persone che si lasciano dietro affetti, storie, tragedie che nessuno vuole conoscere. Occorre dare voce ai sopravvissuti, non appena sono liberi di parlare senza essere coinvolti in procedimenti penali di cui spesso non compredono nulla. Chiunque possa raccontare deve parlare. Non si potrà restituire la vita a chi muore, ma occorre dare voce a chi non potrà più farsi sentire. Sono considerati come “clandestini”, come “illegali” anche in Italia, da troppe persone, chiunque entri in contatto con i sopravvissuti li aiuti a rendersi autonomi prima possibile ed a fare vivere, attraverso il loro racconto, la tragedia che hanno attraversato, la tragedia nella quale si sono spente tante vite. E’ l’unico modo che esiste per onorare i morti, e restituire loro un minimo di dignità, quella dignità che da vivi nessuno gli ha riconosciuto. E’ anche l’unico modo per rendere più forte la richiesta di aprire con urgenza canali umanitari, che non significa aiutiamoli nei paesi di transito a chiedere asilo, operando una selezione tra chi merita e chi non merita il riconoscimento di uno status di protezione.

Di fatto in paesi come l’Egitto, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco, che pure hanno firmato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, il diritto di asilo non viene riconosciuto se non a qualche centinaio di persone l’anno. E spesso senza neppure la garanzia di una qualsiasi accoglienza o di un diritto di soggiorno legale. In Libia ormai è guerra tra bande, le componenti tribali si stanno pericolosomente saldando con gli estremisti jahdisti e la sorte dei migranti si decide ad ogni chek point. Morire o essere stuprati per strada è un evento ormai quotidiano, può dipendere non solo dalla religione o dal colore della pelle, ma anche dallo scambio di migranti tra le bande criminali dei trafficanti e i gruppi della guerriglia che sta incendiando tutta la Libia. In Libia si può morire anche nei centri di detenzione, come denuncia Don Mussie Zerai dell’agenzia Habesha. A Tripoli 350 profughi, stanno morendo di fame, 17 bambini, 7 donne sono incinte, non ricevono cibo da 6 giorni, sono stati rinchiusi in un campo di detenzione dai militari.
Tutti i migranti in transito in Libia vanno evacuati con la massima urgenza, come si è fatto con migliaia di persone di altri paesi che hanno mandato navi ed aerei a prelevare i propri concittadini.

Immigrazione: 2.053 migranti soccorsi nel fine settimana

La proposta di istituire “canali umanitari” significa riconoscere un visto di ingresso e la possibilità di un trasferimento immediato in Europa per tutte le persone che in Libia, in questo momento, sono a rischio della vita, della libertà, del proprio corpo, le donne ed i minori non accompagnati soprattutto. Canali umanitari significa navi civili con personale civile a bordo, che, con la scorta di mezzi militari, trasferiscano i migranti intrappolati in Libia verso Malta e Lampedusa e quindi, dagli aeroporti di queste isole, con un ponte aereo, in tutta Europa. Il governo italiano non si può trincerare ancora dietro la richiesta di sostituire con le operazioni Frontex la missione militare umanitaria Mare Nostrum, l’Unione Europea ha già detto chiaramente che non vuole e non può rimpiazzare con i mezzi di Frontex  le navi e gli aerei della Marina Militare. Non si deve andare a Bruxelles con il cappello in mano, occorre mettersi in regola con il rispetto delle Direttive e dei Regolamenti in materia di accoglienza degli sfollati e dei richiedenti asilo, cosa che l’Italia non ha ancora fatto.

L’Italia deve giocare una partita diplomatica che ancora non ha neppure aperto, trovare un fronte comune con Malta e con Cipro, come con la Grecia e la Spagna, per il superamento del Regolamento Dublino III, per il riconoscimento reciproco delle decisioni in materia di asilo e protezione umanitaria, per l’adozione a livello europeo di misure straordinarie di trasferimento e di ingresso protetto in Europa per i migranti intrappolati in Libia. Da subito vanno riconosciuti a tutti coloro che fuggono dalla Libia in questo periodo un permesso di soggiorno per motivi di protezione temporanea e documenti di viaggio validi per il trasferimento immediato in altri paesi europei. La missione Mare Nostrum va rinforzata con mezzi ( traghetti) e personale civile, il suo costo non può rientrare nella politica della “spending review”, costituisce oggi un impegno economico che non può essere tagliato, sono in gioco vite umane oltre che il rispetto del dovere di salvataggio in mare sancito dalle Convenzioni internazionali. Cento milioni di euro l’anno, anche se diventassero il doppio, sono un decimo di quello che l’Italia spende per le misure di accoglienza, sono una cifra infinitesimale nel bilancio dello stato, a livello europeo sarebbero una vera inezia, solo gli avvoltoi della Lega possono specularci sopra. Solo per il mega Cara di Mineo, una struttura che andrebbe chiusa immediatamente, il governo italiano trasferisce ai privati circa trenta milioni di euro l’anno. Somme che si potrebbero risparmiare con procedure più veloci e con una consegna più rapida dei documenti di soggiorno e di viaggio ai migranti che oggi devono attendere oltre un anno e mezzo per avere riconosciuto il loro diritto alla protezione internazionale. Ed altri anni in caso di diniego e di successivo ricorso al giudice. Se si modificassero le procedure di prima accoglienza e di asilo, e quindi le prassi di polizia, trasferendo competenze a personale civile, si risparmierebbero molti più soldi di quanto costa l’operazione Mare Nostrum.

Ogni giorno che passa senza che queste richieste siano state accolte, altre vite saranno spezzate, in mare ed a terra.

I trafficanti hanno ucciso un migrante al momento dell’imbarco dalla Libia. I trattamenti ai quali sono esposte le persone che partono dalle coste libiche, da luoghi sempre diversi, adesso non più da Tripoli e Zuwara, ed arrivano poi ad essere salvate dalle navi di Mare Nostrum diventano sempre più brutali.

 

 

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