I ladri e l’asinello

Una rubrica per non dimenticare il valore del patrimonio narrativo mondiale, tra fantasia e attualità
di Alice Bellini

«Ogni immagine esteriore corrisponde un’immagine interiore che evoca in noi una realtà molto più vera e profonda di quella vissuta dai nostri sensi. Questo è certamente il senso
dei simboli, dei miti e delle leggende: ci aiutano ad andare al di là, a guardare oltre il visibile.
Questo è anche il valore di quel capitale di favole e di racconti che uno mette da parte da bambino e a cui ricorre nei momenti duri della vita, quando cerca una bussola o una consolazione. Di questi miti eterni, capaci di far strada all’anima, in Occidente ne abbiamo sempre meno».

Tiziano Terzani

I ladri e l’asinello

Andavan per la via due ladri, con a seguito l’asinello che poco prima avevano rubato nel villaggio lì vicino. Uno teneva l’animale per la briglia destra. L’altro per la sinistra.

Ad un certo punto, il primo s’indispettì perché il secondo tirava l’asino più dalla sua parte, sbilanciandolo in continuazione durante la camminata. Stizzito, il secondo rispose che non era affatto vero e che, casomai, era il contrario. Allora il primo lo accusò di essere un bugiardo, e di rimando il secondo lo apostrofò come impostore.

“E tu sei un arrogante”.

“E tu uno zoticone senza scrupoli”.

“Tu sei un bugiardo senza eguali”.

“E tu un ingannatore di prima categoria”.

“Pensi solo ai tuoi interessi”.

“Tu hai dei loschissimi secondi fini”.

E così continuarono, a battibeccare e a puntarsi il dito l’uno contro l’altro. Presi dalla foga del litigio, non si resero conto di aver mollato la presa dell’asinello, come anche si scordarono del fatto che erano amici di vecchia data e che il loro intento comune era quello di portare al sicuro il loro animale e poter vivere in pace nella loro casa di campagna.

Fu così che, distratti dalla discussione e sempre più impegnati a farsi la guerra tra di loro, non si resero conto che un terzo ladruncolo, che per caso passava di lì, vedendo l’asino libero e quei due così distratti, quatto quatto lo prese per le briglie e se lo rubò.

Quando i due se ne resero conto, era ormai troppo tardi. L’asino era ormai andato. Così, invece che con un asino, tornarono a casa con un pugno di mosche e la dimostrazione che annientarsi tra alleati non serve a nulla, quando invece bisognerebbe adoperarsi per raggiungere gli obiettivi comuni.

 

[La Fontaine]