Cronache dal virus, intervista ad Hurricane

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9 Febbraio 2021

Intervista all’autore della striscia quotidiana raccolta in volume da Eris

A un anno di distanza dall’arrivo in Italia del Covid-19, ripercorriamo i drammatici mesi del primo lockdown in compagnia di Hurricane, autore della striscia quotidiana Cronache dal virus, pubblicata sul manifesto dal 26 febbraio al 17 maggio 2020 e raccolta in volume alla fine dello scorso anno.

Il brossurato – stampato da Eris in un formato piccolo quanto accattivante (15×15) – raccoglie tutte le strisce della serie e alcuni materiali inediti. Il libro è stato presentato a Lucca Comics & Games 2020, in un’edizione costretta proprio dalla pandemia al formato digitale e per questo ribattezzata Lucca Changes.

 

Com’è nata l’idea di realizzare una striscia sul virus?

Spontaneamente, per esorcizzare l’ansia di quei brutti giorni di febbraio 2020, quando di questo virus si sapeva ancora molto poco. Le prime dieci strisce sono uscite tutte di getto, e così le ho proposte al quotidiano il manifesto con cui avevo già una collaborazione (ogni settimana pubblicavano le nuove avventure dei Sopravvissuti).

La serie è stato il mio modo di distrarmi, di rimanere lucido, visto che gli attacchi di panico erano ormai all’ordine del giorno. All’inizio doveva essere solo una miniserie, ambientata a Milano, ma poi la cosa è sfuggita di mano a tutti… tranne che al virus.

È stato difficile, dal punto di vista creativo e pratico, produrre una striscia al giorno per quasi tre mesi?

Per me sì. Produrre una striscia al giorno, appena sgarri il ritmo (ed è abbastanza inevitabile) diventa un mestiere quasi totalizzante, e questo alla lunga può creare problemi. A questo ovviamente bisogna aggiungere che il contesto psicologico di una pandemia non è stato certo d’aiuto.

Cercavo di chiudere con qualche idea buona la sera prima, in modo da rileggerla la mattina presto del giorno dopo e consegnarla al giornale nel pomeriggio. Le strisce che preferisco alla fine sono quelle che hanno richiesto meno tempo, invece quelle che hanno subito più riscritture le sento meno immediate.

In ogni caso, da autore, è stato un esercizio utilissimo. A me piace sempre alzare la posta in gioco, provare cose sempre più difficili, e una strip quotidiana mi mancava.

Come autore ritieni interessante che un quotidiano pubblichi strisce a fumetti originali, oggi in Italia?

Lo ritengo vitale. Ogni giornale dovrebbe averne una o più di una, come succede in America. Alla fine, anche se sono pochi a dirlo, Cronache dal virus è stata l’unica comic strip quotidiana pubblicata su un giornale italiano da tantissimi anni a questa parte.

E tutto ciò è un’anomalia per cui non finirò mai di ringraziare il manifesto, che ha avuto a cuore questo mezzo di espressione (e anche la mia salute mentale, aggiungerei).

Ora noto altri esperimenti in questa direzione, come Fumettibrutti su Repubblica o Davide Toffolo su Domani, e sono felice di questo perché fa bene alla scena introdurre questo linguaggio nella stampa generalista.

Che poi non sarebbe neanche tutta questa rivoluzione, è una cosa abbastanza ovvia che gli artisti di questo tempo dialoghino con i lettori dei principali quotidiani e non solo con la propria amorevole nicchia.

Tra i pregi del tuo fumetto c’è la capacità di farci ridere in un momento drammatico: qualcuno si è sentito offeso o si è lamentato per questo?

Spero di no. Quello che avvertivo, anche in base ai messaggi che ricevevo, era un senso di complicità. E di tutta questa brutta storia della pandemia è forse l’unico punto che salverei: essersi trovati complici in un momento così surreale e terribile, in cui anche il senso del tempo e dell’attenzione erano molto diversi dal solito.

Mi hanno scritto tanti lettori nuovi, in quei giorni. Dicevano che la serie era diventata una specie di appuntamento fisso che teneva compagnia. Alcuni facevano anche leggere le strisce ai figli più piccoli, che poi mi mandavano le loro versioni disegnate del virus per esorcizzarlo. Chissà se lo sapevano che avevo più ansia di loro!

Oggi siamo fuori dal lockdown vero e proprio, ma non per questo in una situazione meno surreale e alienante: cosa farebbero adesso i tuoi personaggi?

Credo che l’omino autorecluso e il virus inizierebbero ad abituarsi l’uno all’altro, come quelle coppie annoiate senza più passione.

Insofferenti e rassegnati, davanti alla tv, a sentire notizie sui vaccini, sulla crisi di governo e su quali cantanti saranno più in grado, con i loro sputi, di diffondere più contagio a Sanremo.

L’Uomo Smascherato troverebbe una mascherina ffp3 in grado di portarlo nel futuro, mentre il Bieco Governatore continuerebbe ad essere se stesso.

Come nasce l’idea di non vendere il fumetto su Amazon?

Nasce con l’idea stessa di fare questo libro. Visto che tratta di storie ambientate e concepite nel lockdown più duro, dove si è ancora di più ingigantito il divario tra piccole realtà costrette a chiudere e giganti del web che hanno monopolizzato tutto, mi è venuto naturale proporre un modo diverso per diffondere questo fumetto.

So che questo non cambierà le sorti di nulla, ovvio, e non voglio neanche giudicare chi ha fatto altre scelte, ma così a pelle mi sento più a mio agio ad aver concepito il libro Cronache dal virus in questa modalità.

Eris è stata d’accordo da subito, ma già lo sapevo. Con loro c’è molta sintonia su tante cose, da tanto tempo. Sono stati proprio loro ad ispirarmi, con l’iniziativa Adotta una libreria a sostegno delle librerie indipendenti.