La terra dell’abbastanza

di

12 giugno 2018

La periferia romana dei fratelli D’Avanzo

Due ragazzi stanno guidando nella notte di una periferia romana, Ponte di Nona. Scherzano, ridono: Manolo e Mirko sono amici da sempre, hanno  fatto insieme elementari  e medie e ora vanno all’ “alberghiero”.

All’improvviso accade qualcosa che cambia le loro vite. Una tragedia che si trasforma in un cinico colpo di fortuna, che prima li proietta  verso la svolta tanto attesa, ma poi si rivelerà un ascensore per l’inferno.

Perché per due ragazzi di una borgata di case colorate quanto squallide,  una famiglia sfasciata a testa, entrare nel giro del boss più quotato della zona significa soldi, tanti, in fretta, e come li si fa – esecuzioni, sfruttamento di ragazzine – sembra lasciarli indifferenti.

L’ importante è poter comprare i jeans di moda alla fidanzatina, o coprire di regali costosi  la sorella minore, il giorno del compleanno. Anzi, nella loro ascesa inarrestabile, Manolo e Mirko passano dal vuoto morale alla progressiva perdita  di umanità. Almeno in apparenza, dentro di loro le cose non vanno proprio così.

Solo che la storia non finirà affatto bene, come succede “a chi fa le vite nostre”: come dice il padre di Manolo, un Max Tortora che stupisce per bravura ( a discredito di chi, finora, lo ha usato solo per più’ facili, banali ruoli) .

Esordio di due giovani registi gemelli, che sono romani e hanno vissuto a Tor Bella Monaca,
La terra dell’abbastanza non è un film perfetto e sconta l’appartenenza a quello che ormai è un genere. Ma stupisce per secchezza del racconto, fotografia quasi astratta, subordinazione della descrizione sociale alle dinamiche tra i personaggi e all’azione drammatica, precisione dei personaggi anche secondari e sorprendenti scelte di regia. Le riprese sono intense, tutte in presa diretta e in primo piano per catapultare il pubblico nelle scene.

I gemelli D’Avanzo, insomma, non si limitano a descrivere un mondo degradato dove la speranza è merce rara quanto inesistente.

L’appiattimento morale che ci colpisce nei due ragazzi è amplificato nella storia, ma riguarda un universo molto più largo di un quartiere urbano disagiato. E i due, colpiti dal successo di critica del loro film che è anche candidato ai Nastri d’Argento, hanno dichiarato di voler portare La terra dell’abbastanza  dove è stato girato, a Ponte di Nona.

Perché “proprio i ragazzi di periferia hanno bisogno di storie etiche, che raccontino crimine e degrado in modo umano e compassionevole, più che spettacolare e nichilista”.

Un debutto interessante, che fa ben sperare. soprattutto in un anno in cui il cinema italiano ha ben poco brillato.