Argentina: la vittoria delle donne

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15 giugno 2018

Per la democrazia argentina è stata una giornata importante come non capitava da molto tempo, e per i movimenti della società civile un trionfo.

Nell’Argentina del matrimonio gay, del divorzio, della legislazione contro le violenze di genere era rimasto un solo tema tabù, l’aborto. La legislazione in vigore permette il ricorso all’interruzione di gravidanza solo in casi di rischi gravi per la salute della madre o di gravidanze frutto di stupri. Attorno alla penalizzazione dell’aborto è fiorita negli ultimi decenni una ragnatela di cliniche di lusso per i ricchi e di soluzioni a basso costo per i poveri che ogni anno, secondo le stime, praticano 350.000 aborti clandestini. Con enormi rischi per la salute delle donne povere, infatti la principale causa di mortalità femminile legata alla gravidanza sono appunto gli aborti clandestini. Con l’approvazione della Camera, che per diventare definitiva dovrà avere anche il consenso del Senato federale, l’Argentina si allinea con il paese più progressista in materia di diritti civili dell’America Latina, l’Uruguay, dove l’amato presidente Mujica fece promulgare la depenalizzazione nel 2012.

Come sempre in questi casi l’opinione pubblica era molto più avanti rispetto alla classe politica. Non c’è stato sondaggio negli ultimi mesi che non indicasse, con punte del 60%, un parere maggioritariamente favorevole alla depenalizzazione.

Invece alla Camera il clima era altro. Si sono rotti gli schemi e le alleanze, con voti pro e contro provenienti dai banchi della maggioranza e dell’opposizione che fino all’ultimo davano sostanzialmente una parità.

Volendo fare un’analisi superficiale, si potrebbe scrivere che è stata una vittoria del Presidente Mauricio Macri, che ha convinto alcuni suoi deputati contrari a cambiare voto al ultimo minuto, e una sconfitta di Papa Francesco, che ha spinto la Chiesa argentina alla guida del fronte del no perdente.

In realtà le cose non sono andate così, perché il vero vincitore è stato il movimento delle donne che da settimane presidia il Parlamento, dialoga con la politica, manifesta nelle scuole e nelle fabbriche per il diritto all’aborto legale, gratuito e sicuro.

L’onda verde femminile, dal colore scelto come simbolo, ha praticamente occupato il centro di Buenos Aires è resistito a temperature vicine allo 0 durante le 23 ore del dibattito nella Camera. Un movimento formato da vecchie femministe e da migliaia di ragazze che ormai sono diventate una presenza fissa nel dibattito politico argentino.

Sono le donne che hanno dato vita nel 2015 al movimento Ni Una Menos, contro la violenza di genere, diventato un movimento globale. Per loro, l’aborto clandestino è l’altra faccia della violenza nei confronti delle donne perché mette a rischio la loro salute e genera conseguenze penali, discriminando anche per situazione economica.

Ora questo movimento dovrà tenere alta la guardia per fare passare la riforma al Senato, dove c’è uno schieramento di forze più conservatore rispetto alla Camera, ma che è già sotto pressione perché votare contro significherebbe non soltanto mettersi contro l’opinione pubblica, ma anche fare un dispetto alla Camera, il ramo del Parlamento più politico.

Per la democrazia argentina è stata una giornata importante come non capitava da molto tempo, e per i movimenti della società civile un trionfo. Una volta tanto, la piazza è riuscita a piegare gli equilibri di una politica spesso più sensibile al richiamo dei poteri forti rispetto ai bisogni dei cittadini che rappresenta.

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Articolo tratto da El Clarin

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editoriale di Pagina12