Che fine fanno i migranti espulsi? Il caso tunisino

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13 settembre 2018

Una ricerca della Fondazione Rosa Luxemburg indaga le sorti dei migranti tunisini rimpatriati. La loro storia in un video realizzato dal collettivo Brush&Bow

Di David L. Suber, Hannah Kirmes-Daly e Leonard Ermel 

 

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, non perde occasione per ribadire la sua linea sull’ immigrazione: bisogna incrementare l’espulsione dei migranti irregolari nel nostro paese.

D’altronde Salvini non fa altro che rincarare la dose su posizioni già ampiamente condivise a livello europeo: i rimpatri sono troppo pochi rispetto ai fermi e bisogna aumentare il numero delle espulsioni. La logica è che una volta rispediti a casa, i migranti non vorranno più tornare in Italia, e che anzi, respingimenti e rimpatri funzionano da deterrente per ridurre l’immigrazione irregolare. Ma è davvero così?

Nel 2017 la Fondazione Rosa Luxemburg ha svolto una approfondita ricerca in Tunisia, con l’obiettivo di indagare su ciò che accade ai migranti espulsi che rientrano nel paese, per stabilire se sia vero che l’espulsione di un singolo serva a scoraggiare l’emigrazione di altri.

Il risultato di questa inchiesta fornisce una nuova prospettiva, poco approfondita nel dibattito attuale.

Se si guarda al numero di espulsioni effettuate, nel 2011 l’Italia ha sancito con la Tunisia uno degli accordi più efficaci oggi in vigore. In base ai dati forniti dal Garante nazionale dei diritti dei detenuti, nel 2015 su un totale di 2850 espulsi (numero che non tiene conto dei respingimenti alle frontiere di terra), il 35% era composto da tunisini, percentuale che nel 2016 cresce al 43%, e secondo i dati della Polizia di Stato, al 62% nel 2017.

L’accordo bilaterale previsto da Italia e Tunisia significa voli charter che dall’Italia rimpatriano migranti tunisini all’aeroporto di Hammamet, con una frequenza che nel 2016 è arrivata a due voli a settimana, per una spesa di oltre 100 mila euro per volo.

Ma cosa succede a chi torna in Tunisia dopo l’espulsione? Prima delle rivolte del 2011 il governo puniva i migranti irregolari con tre anni di detenzione e multe fino a 8mila dinari (circa 2500 euro) estese alle famiglie.

 

 

Uno strumento usato più per la repressione politica che per prevenire le partenze, tant’è che il governo di transizione post-regime ha messo una moratoria sulla legge ancora in vigore. Cambiando le carte in tavola.
Oggi, secondo testimonianze dirette, una volta schedati dalla polizia tunisina, la maggior parte dei migranti espulsi viene portata a nord verso Tunisi o a sud verso Zarzis. Pochi vengono trattenuti dalle autorità per accertamenti più lunghi, specialmente se segnalati con aggravanti penali in Italia.

Ancora meno sono coloro che accedono agli schemi di reinserimento sociale sostenuti da timidi progetti UE e altre agenzie di sviluppo europee, fra cui anche onlus italiane, principalmente progetti di microcredito poco monitorati e di breve impatto per mancanza di fondi.

Anziché fare da deterrente i rimpatri diventano nient’altro che un rischio necessario, a volte da ripetersi più e più volte, per coloro che continuano a cercare un pezzo d’Europa.

Le difficoltà legate alla disoccupazione, al lavoro precario (lavoro a giornata nel settore tessile, edile e agricolo) portano migliaia di giovani tunisini a sognare l’Italia, mai come oggi vicina.

E ci verrebbero legalmente, se lo potessero fare. È infatti virtualmente impossibile ricevere un visto lavorativo, anche a tempo determinato. Semplicemente i visti non vengono rilasciati a chi non abbia un sostanzioso conto in banca. Una garanzia, la chiamano. E così i rimpatri non sono altro che un passaggio obbligato per chi continua a cercare l’Europa. Molti sanno che partendo potranno essere espulsi, ma questo non li ferma. Tornano, e continueranno a tornare.

 

Scirocco è una breve animazione prodotta dal collettivo Brush&Bow e dalla Fondazione Rosa Luxemburg, con la regia di Leonard Ermel, David Suber e Hannah Kirmes-Daly. Basata su fonti dirette, l’animazione racconta la storia di Ahmed, migrante tunisino espulso e tornato più volte in Italia.

 

Biografie

David L. Suber (ITA) si occupa di migrazione dal medio oriente e nord Africa come ricercatore e free-lancer,  Ha condotto la ricerca sui rimpatri dall’Italia ed è autore e produttore dell’animazione.

Hannah Kirmes-Daly (ENG) è graphic-reporter e co-fondatrice di Brush & Bow, collettivo internazionale di giornalismo creativo. È la direttrice artistica e principale illustratrice dell’animazione.

Leonard Ermel (GER) sperimenta tecniche animazione miste per il disegno a mano. È un esperto di comunicazione visiva e ha presentato il suo lavoro a festival internazionali ed esibizioni. È il principale animatore del progetto.

Brush & Bow è una piattaforma online di giornalismo creativo che utilizza illustrazioni, musica, video e scrittura per dar spazio a voci e storie individuali in più ampli contesti sociali. Come collettivo, i suoi membri lavorano su progetti a medio e lungo termine con comunità in giro per il mondo. L’obiettivo di Brush & Bow è di far emergere storie troppo spesso ignorate da narrative spicce e generiche, lavorando per contrastare stereotipi e paure.