Iraq Without Water

di

28 Marzo 2020

la crisi idrica irachena e la lotta di alcuni giovani per salvare il fiume Tigri, le antiche Paludi Mesopotamiche e il patrimonio ambientale del paese

Un “viaggio sull’acqua” in Iraq, da Mosul a Basra, passando per Sulaymaniayah, Baghdad e le antiche Paludi Mesopotamiche patrimonio dell’umanità: è il percorso di Iraq without water, un longform multimediale realizzato dalle giornaliste italiane Sara Manisera e Arianna Pagani, in collaborazione con la Ong Un Ponte Per, da 30 anni attiva in Iraq, per raccontare la grave crisi ambientale che investe il paese e l’iniziativa di un gruppo di giovani attivisti per salvare il patrimonio dell’area, culla della civiltà mondiale.

Il progetto, realizzato con il contributo finanziario dell’Unione europea e della Regione Piemonte, attraverso il Consorzio delle Ong Piemontesi nell’ambito di Frame, Voice, Report!, consente al pubblico di viaggiare, attraversare – insieme al corso del fiume Tigri – aree un tempo fertili e prospere, oggi ad altissimo rischio a causa di numerosi fattori: i cambiamenti climatici, l’inquinamento prodotto dalle industrie petrolifere, la cattiva gestione politica, la costruzione di dighe a monte da parte di Turchia e Iran. E, al centro, racconta la battaglia di un gruppo di giovani attivisti, riuniti nella campagna Save the Tigris, lanciata per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione delle risorse idriche e incoraggiare la popolazione irachena a battersi per il proprio diritto all’acqua, ad un ambiente sano, alla salute.

La realizzazione di Iraq without water è andata ad inserirsi nel lungo lavoro che Un Ponte Per svolge in Iraq al fianco della società civile irachena e delle organizzazioni giovanili per la tutela del patrimonio culturale e ambientale del paese. In particolare, Un Ponte Per supporta da 10 anni la Iraqi Civil Society Solidarity Initative, coalizione di organizzazioni della società civile che ha lanciato la campagna “Save the Tigris, accompagnata sin dalla sua nascita.

Un percorso costruito insieme ai giovani attivisti locali che ha portato ad importanti risultati tra cui, nel 2017, l’inserimento da parte dell’UNESCO delle Paludi Mesopotamiche irachene nella lista dei siti Patrimonio dell’Umanità.

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