Mentawai

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8 Aprile 2019

Sumatra occidentale, Indonesia: un viaggio all’interno di una cultura millenaria fortemente connessa con la natura

Nel pieno della foresta pluviale nell’isola di Siberut, la più grande isola dei quattro comuni appartenenti all’arcipelago delle isole Mentawai, si trova una delle culture indigene più antiche e autentiche al mondo.

Bianche spiagge, onde marine degne di essere cavalcate dai surfisti più esperti ma ciò che prevale più di tutto è la ricca gamma di bio-diversità che ha conferito all’isola il titolo di riserva della biosfera da parte dell’Unesco.

L’arcipelago, infatti, si è staccato dal resto di Sumatra circa 500mila anni fa ed è solo verso il 1930 che la popolazione indigena Mentawai è stata scoperta. La posizione remota non ha permesso l’immenso flusso di modernità e di influenze esterne che quotidianamente stanno imperversando sempre di più, soprattutto all’interno delle popolazioni locali più antiche.

I Mentawai, a detta degli antropologi più esperti, sono classificati come Proto – Malesi, il popolo australe che, lungo una serie di migrazioni tra il 2500 e il 1500 AC, si insediarono in Malesia e in Indonesia.

Esperti marittimi e nella pesca, con abilità agricole continuano tuttora a preservare orgogliosamente le loro radici. Difatti rispettano le loro pratiche tradizionali, vivono senza nessun tipo di contatto tra loro e con un fortissimo rapporto spirituale e terreno con la foresta, con un sistema di credenze che mette in connessione l’armonia con tutto ciò che hanno intorno.

Un elemento molto importante che accentua la loro connessione con la natura è il tatuaggio.

L’arte dei “titi” (disegni) è stato ereditato dagli antenati antichi ed è una vera e propria sorta di autobiografia. I tatuaggi sono un simbolo importantissimo nella cultura Mentawai; i membri iniziano a tatuarsi sin da bambini e continuano per tutta la vita. Hanno molteplici significati ma nel complesso i titi tendono a riflettere: la maturità e lo stato di coscienza della persona, il clan a cui si appartiene, a indicare agli avversari di essere guerrieri forti o in altri casi, specie in quelli riguardanti gli sciamani, servono a invocare la protezione degli spiriti della natura.

Molti Mentawai che desiderano diventare sciamani devono aspettare molto tempo per tatuare perché spesso non possiedono il “prezzo” richiesto.

I Mentawai, essendo strettamente connessi alla natura, vivono in piccoli insediamenti sparsi lungo le coste o direttamente sui fiumi principali che si diramano lungo tutta la foresta equatoriale.

Lasciano i villaggi per spostarsi in abitazioni più piccole che si trovano in remote aree, dove solo loro riescono ad orientarsi, tra sentieri improvvisati nel fango melmoso e tronchi di sago caduti qua e là.

lo sciamano Tau Gabamani con in mano il Baiko appena lavorato

Vivono nelle Uma Long-House ovvero le case unifamiliari. Sono il centro della vita sociale ed ogni membro del villaggio è in grado di contribuire a riunioni su questioni che possono riguardare la comunità.

Le case sono delle vere e proprie palafitte di legno e bambù con tetti di palma che ospitano nella grande veranda tutta la famiglia e clan vicini, composti tra i 30 e gli 80 membri. I Mentawai, non avendo nessun tipo di confort, utilizzano tutto ciò che la natura gli dona arrivando ad un impatto 0 ed eco-sostenibile. I tronchi vengono intagliati con il machete affinchè possano servire come scale per accedere alle Uma o per scendere lungo le sponde del fiume, punto di ritrovo dove possono lavarsi, giocare ed utilizzare quella stessa acqua per gli usi comuni quotidiani che la vita “ordinaria” prevede.

All’interno della società Mentawai ci sono molti tabù che vanno tutti rispettati. Ad esempio per cucinare, essendo gli interni separati in diversi spazi, le donne si trovano in una stanza e gli uomini in un’altra. Per quanto riguarda l’intimità delle coppie non può aver luogo davanti al resto della famiglia ed è per questo che ogni coppia possiede un sapo, piccola casa individuale che conferisce una certa privacy. I giovani Mentawai fino a decenni fa tendevano a “rubare” la donna desiderata dalla famiglia, portandola all’interno della propria.

Adesso possono scegliere chi sposare ma una volta scelto, non possono più tornare indietro. Anche se non è usuale, pratiche come il divorzio esistono e in questo caso, se succede, il padre deve restituire allo sposo tutti i maiali e i polli consegnati quando ha chiesto la moglie in sposa.

Una volta avvenuto il passaggio da età giovanile ad età adulta, i Mentawai iniziano ad ignorare la loro età. Non sono consapevoli del tempo né se ne curano perché non ne avvertono il bisogno.

Quando si può affrontare la vita e tutti gli aspetti che la contraddistinguono allora si è adulti invece, quando il corpo inizia a manifestare sofferenza, malattia e debolezza è sintomo del sopraggiungere dell’anzianità.

I Mentawai credono che la salute, infatti, dipenda dall’armonia che si ha con se stessi e con la natura che li circonda. La malattia è una perdita, totale o parziale, della propria anima causata dall’aver fatto arrabbiare uno spirito. Per quanto riguarda la morte, invece, quando uno di loro muore, si imprime sulla parete della casa le impronte dei piedi, rimarcando alla famiglia quali membri sono venuti a mancare.

Essendo una popolazione non influenzata dalle religioni come l’induismo, buddhismo, cristianesimo o islamismo seguono l’Animismo.

Gli sciamani scacciano ed invocano gli spiriti usando esclusivamente le piante che la foresta gli dona, piante dalle proprietà mistiche. Lo sciamano deve conoscere tutti i tipi di piante, tutte le loro proprietà per poterne sfruttare la loro carica spirituale e medicinale per poter far da tramite con l’aldilà e con gli spiriti.

Avvenuto il sacrificio, lo sciamano può prevedere attraverso il lauru intestinale il futuro

Mentre mescolano diverse piante tossiche invocano gli spiriti della foresta attraverso delle cerimonie: l’uccisione di un animale è sempre preceduto dalla richiesta del permesso allo spirito stesso, i cui teschi e penne dopo mangiati vengono appesi sui tetti delle capanne affinchè lo spirito rimanga a proteggere l’abitazione.

​Da quelle stesse piante tossiche quali Laini, baiclau e ragghi  (grattate e mescolate insieme) si ricava un composto da cui, dopo esser stato spremuto, si ottiene il liquido che verrà successivamente spalmato sulla punta delle frecce.

La procedura richiede un paio di ore: le frecce vengono prima lasciate asciugare sul fuoco e solo in un secondo tempo viene nuovamente riapplicato il veleno. Esso, se non utilizzato, può durare fino a due mesi e, durante il momento della caccia, è letale per gli animali.

Per alcune cerimonie, gli sciamani cacciano proprio le scimmie, le cucinano per poi mangiarle bollite. I gibboni invece sono sacri, preziosi e intoccabili: gli sciamani sostengono che le loro urla indicano le aree dove dimorano gli spiriti degli altri uomini e l’urlo è sinonimo di avvertimento.

Per mantenere lo stato di felicità degli spiriti, gli sciamani devono seguire una serie di codici comportamentali a cui non possono sottrarsi; ad esempio prima di una battuta di caccia gli uomini non possono dormire o fare il bagno e devono cibarsi solo di frutta perché ciò farebbe perdere loro energia ed abilità.

I Mentawai, avendo uno stretto contatto con la natura, seguono il principio di prendere dalla foresta solo lo stretto indispensabile per sopravvivere dal momento che la foresta soddisfa tutti i loro bisogni.

Nella giungla i Mentawai allevano maiali e le galline soprattutto in prossimità del villaggio e nelle aree palustri. A seconda della stagione raccolgono anche molta frutta tra cui banane, tapioca, rambutan e i durian. Specialmente quest’ultimi, occupando gran parte dell’anno vengono in modo tale da farne più scorta possibile e spartiti tra i membri del villaggio.

​Se per la caccia degli animali è riservata solo agli uomini e per la pesca vale lo stesso ma per le donne, la raccolta della frutta è un momento che raccoglie tutti quanti. I Mentawai si arrampicano sugli alberi che possono arrivare ad altezze sino a 50 metri, creando prima dei solchi intagliati col machete e poi con l’aiuto di un bastone di bambù fanno cascare per terra tutti i durian per poi raccoglierli in un secondo tempo.​

Inoltre loro non coltivano riso ma altre piante compatibili con il suolo fangoso che contraddistingue i dintorni delle loro abitazioni: il Sago, il loro cibo principale.

La farina tritata anche con del cocco per conferire maggior sapore, viene avvolto in foglie di palma e grigliato sul fuoco, da cui fuoriesce un tronchetto di pane.

I Mentawai tramandano le loro conoscenze ai bambini in modo tale da perpetuarne la tradizione

Dalla stessa pianta ricavano delle grosse larve di coleottero che la tribù ama mangiare, specialmente crude considerandole un piatto ricco di proteine.

I Mentawai non mangiano tanta selvaggina in quanto, appunto, la foresta gli dona tutto ciò di cui hanno bisogno, quando si tratta di uccidere un animale, specialmente nelle cerimonieè doveroso portargli rispetto.​

Se porti rispetto ad un animale come ad un qualsiasi essere vivere, specialmente durante un trapasso, ornandolo con i fiori, foglie, lavandolo con l’acqua e accarezzandolo, l’animale non sentirà dolore, avrà un decorso sereno senza problemi e tutta la negatività verrà scacciata via.

L’anima (ketsat)di qualsiasi essere vivente e non, è un’entità che deve essere trattata bene.

Se non lo si fa, si incita l’anima a vagare liberamente intorno al corpo. Lo stesso Lauru, ovvero la membrana che riveste l’intestino del pollo, ha potenti significati divinatori: tramite le diramazioni delle venature si può scorgere il futuro.

Dal cambiamento climatico imminente al periodo giusto per andare a caccia o addirittura le condizioni delle “strade” d’accesso che vanno da un’abitazione all’altra.

Tutto ciò, dalle cerimonie ai vestiti tradizionali, ricavati sempre da ciò che la natura gli sa offrire come i sarong per le donne (ricavati dalle foglie di banano) e i baiko per gli uomini (ricavati dall’albero del baiko, da cui questa striscia di corteccia, dopo esser stata battuta con un pezzo di legno si sfibra diventando più morbida) sono di vitale importanza per loro.

Insieme alle collane, i braccialetti colorati e i fiori tropicali tra i capelli sono un chiaro elemento distintivo della cultura Mentawai.

Perciò, nonostante gli innumerevoli tentativi da parte del governo, soprattutto negli ultimi decenni, di introdurli all’interno della società e quindi, in villaggi controllati e moderni, strappandoli dalla loro vita indigena, loro non perdono le speranze.

La tradizione, per loro, conta più della legge. Anche se i clan sono diminuiti, continuano a vivere all’interno della giungla, in aree in cui solo loro possono e riescono ad addentrarsi e ad orientarsi.

Un luogo in cui solo la forza mentale connessa con la natura possono vivere armoniosamente. Nonostante la civiltà industrializzata sia per loro il più grande problema da affrontare causando la perdita di molte usanze, confidano nei bambini, nella futura generazione affinchè continuino ad apprendere la vita indigena, la vita che solo la giungla sa donargli.

Una vita primitiva e senza contaminazioni negative da parte dell’uomo. Una vita in cui loro possono continuare a rimanere se stessi, rispettando la natura a pari merito dell’uomo, utilizzando solo lo stretto indispensabile e riconoscendo il fattore che tutto questo sta svanendo.

Preservare il più possibile una cultura così radicata, anziché contaminarla come solo la modernità sta riuscendo a fare con tutte le tribù originarie nel pianeta.

Testo di Anna Elisa Sida, fotografie di Matteo Maimone

Teu, mentre grattugia il Laini, una radice tossica che, mescolata ad altre, diventa un veleno per la caccia