Prato antifascista

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28 Marzo 2019

 

 

Testo di Andrea Biagioni, foto di Davide Lemmi

«Voi giornalisti dovete essere oggettivi. Dovete dire le cose come stanno, non essere schierati».
Queste frasi ce le dice un arzillo signore sulla settantina in Piazza del Mercato Nuovo a Prato. Stiamo attendendo l’arrivo di Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, che dovrebbe giungere a momenti. Per ingannare il tempo raccolgo un po’ di impressioni tra i presenti.

Uno è proprio questo signore, che ci ha richiamato a rispettare la nostra deontologia. Confesso di concordare con lui. Come giornalista, anche io ritengo di dover essere il più possibile oggettivo e dal momento che per oggettività si intende una “realtà esistente per se stessa”, per me il massimo livello di oggettività sono i fatti. Ciò però non basta.

I fatti devono anche essere interpretati per capirne le cause e le conseguenze, e nell’interpretazione è già più difficile essere oggettivi. Un ragionamento per essere oggettivo deve essere razionale, quindi coerente e logico. Ed è quello che ho intenzione di fare. Constaterò i fatti del 23 Marzo 2019.

Il primo riguarda i numeri. Siamo arrivati in treno da Firenze alla stazione di Prato Porta al Serraglio. Insieme a noi sono scesi molti manifestanti che avrebbero partecipato al presidio antifascista (In)tolleranza, che si svolge in Piazza delle Carceri.

Un cordone di poliziotti blocca la via d’accesso a Piazza del Mercato Nuovo, dove si presume stiano già arrivando i primi militanti forzanuovisti, per evitare ogni possibilità di scontro. Anche noi per il momento ci dirigiamo verso Piazza delle Carceri, dove la manifestazione sta per cominciare, mentre l’inizio dell’altra è previsto tra un’ora, alle 15.30.

In Piazza delle Carceri ci sono già migliaia di persone: a fine giornata si parlerà di tremila presenze.

Facciamo un po’ di foto, raccogliamo un po’ di impressioni ed è già tempo di tornare verso Porta al Serraglio. Il cordone di Polizia non serve più e passiamo tranquillamente, ma arrivati in prossimità della piazza, ci rendiamo conto che l’area è transennata: ciononostante, mostriamo i tesserini e accediamo senza problemi.

Ad alcuni colleghi è stato fotografato il documento, probabilmente, ci spiegano gli stessi giornalisti, per verificare a quali testate appartenevano. A noi tuttavia non è successo. Escludendo le forze dell’ordine, ci saranno una trentina di persone, di cui almeno la metà rappresentata proprio da giornalisti e operatori.

«Ditelo che a quegli altri neanche un controllo, mentre qui è tutto transennato e ci chiedono i documenti» intima il nostro arzillo quasi settantenne. Facciamo notare che cordoni ne abbiamo notati e qualche precauzione l’hanno pur presa anche di là. Inoltre, a nessuno che voglia supportare Forza Nuova è impedito l’accesso.

Nessuna discriminante per giustificare l’esigua presenza di militanti e simpatizzanti. Non sembra convincerlo. Certo è che da questo lato, la sensazione è che ci sia più tensione tra chi deve gestire l’ordine pubblico. Il motivo si spiega presto.

A breve dovrebbe arrivare Roberto Fiore e pare che sia accompagnato da altri militanti. L’attesa per il candidato sindaco di Forza Nuova a Prato, Massimo Nigro, è febbrile. È probabile si aspetti che il numero a seguito di Fiore possa aumentare notevolmente, perlomeno avvicinarlo a quelle 500 presenze che il suo partito aveva previsto. Rimarrà deluso. Saranno circa 140.

Ciò non placa i timori degli agenti, che scambiandosi parole tra di loro temono “che qualche testa calda possa creare disagi”. Questo però genera un dubbio, che porta al secondo dato di fatto: il corteo era stato autorizzato?

All’annuncio dell’iniziativa di Forza Nuova a Prato si sono sollevate numerose polemiche dai partiti di sinistra e dalle organizzazioni antifasciste. Il motivo era legato al fatto che sui volantini del partito neofascista per promuovere la marcia, che dalla Stazione Centrale avrebbe condotto i militanti in Piazza del Mercato Nuovo, era ben visibile un bel “100”.

Scelta non casuale se si ricorda che i Fasci Italiani da Combattimento sono stati istituiti da Mussolini il 23 Marzo 1919.

Anche sui social il gruppo neofascista parlava di far partire “una nuova rivoluzione nazional-popolare come nel 1919”.

Tecnicamente sarebbe apologia del fascismo, reato punito dalla Costituzione, ma Prefetto e Questore dicono di dover garantire il diritto a manifestare, poiché le motivazioni a loro pervenute legate all’iniziativa si riferiscono alla lotta contro l’immigrazione clandestina. Rimane il fatto che la sera del 22 Marzo il corteo viene vietato e declassato a semplice presidio.

Eppure, i forzanuovisti stanno facendo il percorso previsto per il corteo e lo stanno facendo in centinaia con Fiore in testa. Di fatto, è un corteo non autorizzato. Li vedi arrivare da lontano e sembrano davvero tanti. In realtà, è la solita tattica per dare l’impressione che il numero sia maggiore di quello che è: una trentina di file distanziate due metri l’una dall’altra e formate da quattro persone ciascuna.

È un po’ come aumentare il volume del proprio corpo e urlare per intimorire una bestia feroce che ti sta per attaccare. E infatti ci sono anche i cori, in cui si inseriscono più di un “Boia chi molla”: non c’è da stupirsi che sia stata aperta un’inchiesta dalla Procura per “reato di apologia del fascismo”; il problema è che queste misure arrivano sempre troppo tardi, se arrivano.

Così come sono arrivati, i 140 se ne andranno.

Una decina di antifascisti provocherà il corteo non autorizzato e ci saranno momenti di tensioni sia all’uscita di Piazza del Mercato Nuovo che alla Stazione Centrale. I responsabili delle operazioni di ordine pubblico richiameranno in più di un’occasione all’azione i loro agenti che si mostrano un po’, come dire, compassati nell’intervento.

Nel trattenere coloro che cedono alla provocazione, è quasi più efficiente il servizio d’ordine di Forza Nuova. Probabilmente temono lo scontro, perché temono ripercussioni giuridiche. O meglio, sentendo i cori di stampo apertamente fascista, temono l’aggravarsi di ripercussioni giuridiche.

Torniamo al presidio antifascista, dove molti se ne sono andati ma la piazza è ancora piena. Gad Lerner ha già parlato. Ha raccontato quanto successo circa un’ora fa, prima dell’arrivo di Fiore e dei 140 neofascisti. Non ritorno su come sono andati i fatti: sono accaduti com’è stato scritto da più testate e come lo stesso Lerner ha raccontato.

L’iniziativa antifascista va avanti ancora per un’ora. Qui non sembra esserci bisogno di far sembrare il numero più alto di quello che è. Il numero è già alto. Cosa che invece ha fatto Roberto Fiore, millantando la partecipazione di 500 forzanuovisti sul suo profilo Facebook. Post rimosso quando tutti, ma proprio tutti i commenti, sottolineavano il reale numero: 150, non di più.

Chiamasi questa, mistificazione della realtà. Come mistificazione della realtà, mi è sembrata la frase di un militante che sostenevano come «Prato fosse sempre meno rossa», mentre in mezzo all’esiguo numero di avventori, altri militanti scandivano i tempi degli applausi, dello sventolare delle bandiere e dell’accensione dei fumogeni. Comandati come soldati di una piccola falange.

L’altra parte di Prato invece non sembra aver avuto bisogno di mistificazioni. Magari qualcuna ce ne sarà stata, ma è stata isolata, è passata in sordina. E il messaggio uscito in questo 23 Marzo 2019, è che Prato ha fatto una scelta. Non sarà più rossa come un tempo, come dice qualcuno, ma di sicuro si è dichiarata apertamente antifascista.

A volte basta raccontare i fatti in maniera oggettiva, pesarli con logica e coerenza, essere razionali per far svanire i mostri che si celano nei nostri armadi. Proprio come ci dicevano i nostri genitori, quando eravamo piccoli.