Eretici, infedeli e non allineati

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Dopo la pandemia, la guerra. A un secolo esatto dall’abbinata Prima Guerra Mondiale/pandemia di influenza spagnola, la storia riannoda il suo filo spinato e inizia nuovamente a srotolarlo.

Questa che stiamo (per ora) osservando da spettatori è una guerra molto differente dagli altri conflitti attivi sul pianeta, quella tra Russia e Ucraina (UE, USA, Nato) cambierà per sempre l’equilibrio del mondo così come l’abbiamo conosciuto. Ed è proprio questa sua caratteristica a creare una vasta complessità d’analisi di così difficile comprensione. Siamo in un momento di forti contraddizioni, che spesso è il destino a cui portano le guerre.

Il primo fatto è che dal 2014 esiste questo conflitto. Conflitto di cui l’UE, finché gli scambi economici con la Russia erano favorevoli, non se ne è mai curata in prima persona, ma sempre per procura. 

Il secondo fatto è che l’invasione russa di quest’anno ha mondializzando quel conflitto, invasione terribile e tirannica a cui alcuni stati si stanno opponendo non tanto dal punto di vista economico (le sanzioni in questo mondo globalizzato sono davvero difficili da applicare) quanto dal punto di vista bellico inviando armi in Ucraina. A chi, non è dato saperlo.

Schiacciati tra forze dominatrici si trova il popolo ucraino, ostaggio in questo momento di interessi internazionali. Un popolo immerso nella morte, in odierna diaspora, che serba in cuore rabbia e rancore. Possiamo giudicarlo? Non credo sia umanamente possibile. La complessità, come in ogni conflitto, c’è ed è innegabile: diffido sempre da chi giudica, da chi cerca immediatamente la verità e una parte per cui tifare.

Qualche settimana fa ho fatto due chiacchiere con Claudia Bettiol di Meridiano 13 che ha vissuto a Kiev fino a prima dell’invasione russa e mi ha spiegato bene la situazione politica in Ucraina: si sovrappongono moltissimi livelli di analisi, soprattutto dopo gli eventi e l’ambiguità politica di piazza Maidan.

Mi pare che nell’informazione attuale ci sia pochissima chiarezza al riguardo, non capire in quale contesto politico ucraino si muovo gli aiuti umanitari (e le armi) è la parte più lacunosa di questa informazione tossica in cui siamo immersi.

Quali formazioni militari e partiti politici ucraini stanno armando UE, USA e Nato? Non è accettabile affermare che “stiamo aiutando tutti perché tutti gli ucraini sono per la libertà e la democrazia”, perché è una bugia, esiste infatti una vastissima componente nazionalista e sciovinista in Ucraina, così come non è possibile affermare “non vogliamo aiutare nessuno perché che tutti gli ucraini sono nazisti”. In questa narrazione manichea del reale, figlia del periodo pandemico, si è persa la capacità di analizzare la complessità, appiattendo di fatto le increspature del conflitto.

Il tipo di informazione a cui siamo sottoposti, inoltre, va a una velocità che non è utile a descrivere una guerra. Le notizie che arrivano in qualsiasi momento 24/7 trasformano i nostri supporti digitali integrati in uno strumento di disinformazione capillare. Il medium è il messaggio, scriveva McLuhan, e il reale, nell’odierno, ci appare sempre più distante e gelatinoso. 

Il governo russo invece lo conosciamo meglio, è da anni che finanzia le destre europee, è da anni che fa politiche espansionistiche, nazionaliste e omicide, comportandosi in modo speculare ai tanti imperi (soprattutto occidentali) che sono presenti su questo pianeta.

Nel suo modo di governare non c’è nulla di nuovo, come non vedo nulla di nuovo nel razzismo europeo che continua a coltivare la russofobia, elencando i vari stereotipi del supposto terrore slavo. Si continua inoltre ad affrancare l’appartenenza a una nazione ad una ideologia politica perpetuando lo stesso errore di sempre, pensavo ingenuamente che le guerre nell’ex Jugoslavia avessero insegnato qualcosa, invece niente. Bisogna ricordarlo: il governo di una nazione non rappresenta il suo popolo, rappresenta solo la percentuale maggioritaria tra le persone che vanno a votare. Fortunatamente esiste anche altro.

In questo mondo multipolare in cui anche la Russia vuole la sua parte, e in questo momento della guerra, il non essere allineati, rimanere eretici e infedeli è necessario, è una scelta, è una posizione da prendere, perché è proprio all’interno delle narrazioni propagandiste che si smette di essere popoli fratelli e si inizia a fare la guerra uccidendosi tra vicini di casa.

Matteo Pioppi

Classe 1983, nato a Scandiano (RE). Nel 2012 a Bologna ho fondato con alcuni amici Bébert Edizioni. Per le edizioni Bébert ho curato vari libri, tra cui “Sopravvivere a Sarajevo”, “Visto Censura. Lettere dei prigionieri politici in Italia 1975-1986”, “Questi fiori malati. Il cinema di Pedro Costa”, “Armonie contro il giorno. Il cinema di Béla Tarr” e “Il sole contro". 7 luglio 1960, Reggio Emilia”. Con la raccolta di racconti "Geografie", nel 2020 ho vinto il Premio Navile – Città di Bologna.

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