«Cosa ci dicono gli alberi». L’intervista a Luigi Torreggiani

«A volte l’evento estremo l’evento improvviso ci serve come aggancio». Luigi Torreggiani è un giornalista e dottore forestale. Intervistato da Angelo Miotto nell’ambito del progetto Baobab, racconta della vita delle piante, degli alberi, di come comunicare la natura e come il disastro climatico in atto.

«L’importante è che l’evento estremo non finisca nell’arco della settimana in cui è successo. Nel caso della tempesta Vaia, ad esempio, di fronte a quell’evento così catastrofico che ha messo in crisi proprio delle comunità, le poche comunità che ancora resistono e vivono in montagna, la politica locale, quella dal basso, quella dei sindaci, quella degli amministratori, è forse dal basso che questo sentimento che è nato un po’ dagli amministratori locali piano piano si è trasferito, sempre con maggiore difficoltà ovviamente, fino alla politica nazionale. Quindi quando gli eventi, penso anche all’alluvione dell’Emilia-Romagna, accadono nel territorio e fanno nascere dei campanelli d’allarme negli amministratori locali, che sono poi i politici più vicini alle istanze anche delle comunità. Se ci pensiamo bene, ovviamente nel piccolo si può lavorare meglio, l’attenzione di chi abita il territorio è legata anche a un amore per il territorio, comunque una cura. Una cosa invece che poi una volta che saliamo di livello va a scontrarsi con degli interessi, soprattutto in una società ipercapitalista come la nostra, che diventano sempre più grossi».

Un tema su cui è necessario fare un passaggio culturale: «Secondo me – dice Torreggiani – è veramente importante lavorare sul piano del futuro, della speranza, perché se no siamo rassegnati, se no è inutile fare divulgazione. Perché si fa comunicazione, divulgazione, informazione? Si fa anche per cambiare le cose, per andare avanti, per fare dei passi in avanti. Il modo migliore per gestire la natura è assecondare le dinamiche della natura. In questo modo possiamo creare non solo dei boschi più resistenti, più resilienti, ma anche dei boschi utili alle comunità, dei boschi che possono ancora fornire materie prime, dei boschi che possono ancora fornire paesaggio».

L’intervista completa:

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