Rafael, professione reporter

di

6 luglio 2018

Intervista al più noto, e più denunciato, giornalista angolano

Rafael Marques de Morais è indubbiamente un uomo fuori dal comune. Giornalista angolano e strenuo difensore dei diritti umani, De Morais sta affrontando l’ennesimo processo per aver denunciato un altro caso di corruzione, commesso dalle autorità pubbliche del suo Paese.

Eppure questo è solo l’ultimo capitolo di una lunga storia iniziata nel 1999, quando De Morais venne imprigionato per ben 43 giorni, di cui 11 passati in isolamento senza cibo e acqua.

La sua colpa? Aver pubblicato The Lipstick of the Dictatorship, libro in cui criticava aspramente dos Santos, ex leader autocratico dell’Angola.

Imperterrito e resiliente, il giornalista ha continuato le sue coraggiose indagini, culminate nel libro Blood Diamonds: Corruption and Torture in Angola in cui si mettono in relazione i generali militari con il commercio dei diamanti e le atrocità che ne derivano.

La sentenza del processo in corso sarà emessa oggi, 6 luglio 2018.

Come ha capito che la sua vita sarebbe stata dedicata alla lotta contro la corruzione e le violazioni dei diritti umani? E quando ha compreso che questo sarebbe stato inevitabilmente legato al suo lavoro di giornalista?

Non è stata un’epifania improvvisa. Ho sempre saputo di voler diventare un giornalista, sin da quando ero molto giovane. La gente era quotidianamente bombardata da bugie attraverso i media statali. Quelli, in Angola, erano i giorni del Marxismo, di un solo partito statale che esercitava un totale controllo sui media. Volevo lavorare come giornalista per affermare la verità sulla realtà dei fatti.
Sono diventato un difensore dei Diritti Umani quando sono stato imprigionato per aver appunto detto la verità sul il presidente José Eduardo Dos Santos, su come fosse corrotto e autocratico. In carcere ho visto gli orrori delle violazioni dei Diritti Umani. Dopo questi episodi mi sono attivato anche in questo campo.

È accusato di crimini contro la sicurezza dello Stato. La sua denuncia di corruzione esercitata dalle autorità pubbliche è la causa diretta di questo processo. Il giorno della sentenza si avvicina, cosa si aspetta?

Lo attendo con ansia! Sono ampiamente preparato contro gli oppressori, i corrotti, gli assassini, i pubblici ministeri e i giudici che si fanno beffe della giustizia per proteggere lo status quo.

È un paradosso che stia rischiando la prigione per un lavoro giornalistico sulla corruzione proprio in un momento in cui Joao Lourenço (Presidente dal settembre 2017, ndr) dichiara guerra alla corruzione. Quali sono le sue opinioni al riguardo? Come spiega questa situazione?

Per un lungo periodo, Lourenço e sua moglie sono stati membri di un regime estremamente corrotto. Nessuno lo aveva mai sentito condannare pubblicamente la corruzione, sino al momento della sua candidatura. Non c’è contraddizione. Il suo partito è al potere da quasi 43 anni e da tempo è diventato un’associazione di saccheggiatori. Quindi, poiché il regime è responsabile della distruzione di questo Paese, ha ora bisogno di dare speranza e acquisire una certa credibilità. Credo che tra un anno la gente inizierò a criticarlo, a meno che non inizi a rinchiudere i suoi stessi colleghi in galera e a circondarsi di persone meno corrotte.  È solo una questione di tempo.
In caso di protesta popolare, Lourenço dovrà ricorrere alla repressione e alla corruzione per mantenersi al potere poiché gli manca una visione per il Paese e la capacità di governare con trasparenza. Non a caso, ha appena nominato il suo buon amico e socio d’affari familiare Exalgina Gamboa, a capo della Corte dei Conti, che sovrintende le spese del governo.

Sulla base del suo lavoro, come spiega l’istituzionalizzazione della corruzione in Angola?

In primo luogo, mi preme dire che l’ex Presidente Dos Santos è stato assolutamente cinico dinanzi alla sofferenza del popolo angolano. In secondo luogo, per garantire la propria sopravvivenza e per mascherare la sua incompetenza, con il suo MPLA (partito di Dos Santos, ndr), ha istituzionalizzato la corruzione. Come? Creando una sorta di selezione “darwiniana” sulla base della quale solo i più corrotti potevano trovare uno spazio e un ruolo nel sistema.

Quando una società è corrotta e non crede più nello Stato di Diritto, gli uomini che la compongono combattono solo per sopravvivere o arricchirsi rapidamente. Il potere diventa uno strumento per il furto. Ci vuole un miracolo o una leadership visionaria per rigenerare il tessuto sociale. Ci vogliono valori morali, standard etici e un lavoro per il ripristino di Istituzioni credibili.

Quali sono i principali ostacoli che incontra durante le sue indagini?

Il solito ambiente ostile. Ora, come investigatore esperto, trovo più opportunità che ostacoli. Ho imparato a trasformare ogni ostacolo in un percorso.

Quali sono le principali prove che ha documentato nel suo libro del 2011 sui blood diamonds in cui espone gli orrori dovuti al commercio di diamanti del Paese? C’è una storia particolare le ha lasciato il segno?

Le uccisioni extragiudiziali, le torture dilaganti e la sottomissione di intere comunità, una forma medievale di vita. Non solo le persone nella regione dei diamanti soffrono di più, ma sono più povere a causa dei diamanti stessi. Questo è un governo di ladri che nuoce solo alle persone.

Le cose sono cambiate dalla pubblicazione del libro e come?

Ci sono stati alcuni cambiamenti. Uccisioni e torture non sono più fuori controllo. All’epoca raccontavo casi di persone torturate semplicemente perché stavano pescando nel fiume. Ho riportato diversi casi di contadini che sono stati uccisi nei campi cui hanno rimosso i genitali per diffondere terrore e impedire alle persone di coltivare. Tutti i terreni erano sottratti alle comunità per fare spazio all’industria dei diamanti. Quella era l’epoca del terrore puro.

8. Come valuta il ​​processo Kimberley? Quali sono i suoi limiti principali?

È una perdita di tempo. Questo processo serve solo a coprire governi, come quello angolano, che sono in realtà tra i principali esecutori di violazioni dei Diritti Umani nelle aree dei diamanti.

Come mai il governo angolano, che ha commesso abusi odiosi contro il suo stesso popolo, ha dovuto certificare l’”integrità morale” del processo di estrazione? È come se la polizia avesse dato a un assassino sapone, acqua e altri mezzi per lavarsi via il sangue dai suoi stessi vestiti, e gli avesse in seguito chiesto di ripulire la scena del crimine prima di avviare le indagini.

È un processo politico assurdo.

E cosa ne pensa del ruolo delle Nazioni Unite?

L’ONU fu un complice totale di questo processo. È importante ricordare che quando il Kimberley Process entrò in vigore la guerra era praticamente finita in Angola. Quindi, l’idea che abbia contribuito a porre fine al commercio dei blood diamonds non vale nel nostro caso. Inoltre, trovo abbastanza significativo che un organismo internazionale riconosca solamente il sangue di coloro che vennero uccisi dai ribelli e non dal governo e dalle sue milizie.

Nel suo ultimo rapporto sulle uccisioni extragiudiziali, ha scritto che, in un solo anno, almeno 200 persone sono state uccise, senza aver avuto diritto a un giusto processo o a un qualsiasi tipo di difesa. Molto probabilmente questi crimini sono stati commessi dalle forze dell’ordine. Ha anche inviato una lettera al Ministro degli Interni chiedendo di agire. Qual è stata la sua reazione?

Il Ministro ha scritto, e pubblicato sui suoi social media, un’invettiva contro di me. La sua risposta rappresenterebbe una causa sufficiente di licenziamento. Eppure è ancora al lavoro.

Una nota positiva: l’attuale Presidente ha incaricato l’ufficio del procuratore generale di istituire una commissione d’inchiesta. Ho contattato alcuni sopravvissuti e parenti delle vittime affinché testimoniassero. Tuttavia, alcuni dei più noti torturatori e membri degli squadroni della morte che appartengono al Servizio di Investigazione criminale, sono stati recentemente promossi dall’ex Presidente Lourenço.

Quindi, benchè io voglia credere nel suo gesto di ordinare una commissione d’inchiesta, mi chiedo cosa produrrà, eccetto la promozione dei principali colpevoli.

Nel 1999 dopo aver pubblicato The Lipstick of the Dictatorship, è stato imprigionato. Eppure ha sempre continuato le sue indagini, culminate nel suo libro sul commercio dei diamanti. Ora sta affrontando un altro processo. Come ci si sente, da un punto di vista personale, ad affrontare situazioni cosi difficili?

Sono un cittadino angolano, nato e cresciuto in Angola, e continuerò con il mio lavoro per contribuire a un futuro migliore per il mio Paese. Combatto per la giustizia, combatto per la libertà di espressione e di stampa, combatto per i diritti umani. Combatterò per sempre e ne sono orgoglioso.

12. Cosa risponde alla provocazione secondo la quale se il regime fosse così brutale non sarebbe probabilmente vivo oggi?

La mia vita non vale né più né meno delle vite degli innumerevoli angolani che sono periti per mano di questo regime o hanno attraversato sofferenze indicibili. Ciò che mi ha sbalordito è il modo in cui molti funzionari pubblici occidentali hanno gettato fango sulla mia persona mentre esponevo la complicità dei governi e delle società occidentali nel saccheggio dell’Angola. Alcune critiche provenienti dalle capitali dell’Unione Europea sono state particolarmente feroci. A un certo punto mi è sembrato di essere descritto come terrorista solo per avere difeso i Diritti Umani e la trasparenza nel mio paese, al di là delle ipocrisie diplomatiche.

13. Ci dica qualcosa su Maka, l’associazione angolana che ha fondato. Che cosa è stato realizzato finora e quali sono i progetti per il futuro?

Maka Angola è un portale per informare il pubblico angolano attraverso il giornalismo investigativo. Ad esempio, recentemente, ho scritto di un minatore di diamanti illegalmente imprigionato per quasi sei mesi. Era stato rapinato da un agente di polizia, e il pubblico ministero locale gli aveva chiesto una tangente di 2000 dollari in cambio della liberazione. Quando la storia è stata pubblicata, il minatore è stato rilasciato dopo due giorni. Questi sono i risultati che mi piacciono di più. Quelli che mi permettono di mitigare la sofferenza dei cittadini comuni, repressi e offesi dallo Stato.

 

Ndr: Il 6 luglio scorso, il giudice Josina Mussua Ferreira Falcao ha assolto de Morais dall’accusa di aver insultato il governo per le inchieste realizzate assieme al collega Mariano Bràs su alcune compravendite di terreni sospette da parte dell’ex procuratore generale Joao Maria de Sousa.

Mediateca

Blood Diamonds: Corruption and Torture in Angola

Il pdf del libro di De Morais

Kimberly Process

Maka Angola

Il portale web di De Morais