Forse… è la forza dell’immaginazione

di

26 luglio 2018

Appunti sulla dimensione oscura di Nona Fernández

La prima volta che sentito parlare di questo libro con la copertina verde è stato quando ne hanno parlato su Radio Onda Rossa, nella trasmissione Tabula rasa.

Poi l’ho comprato e l’ho letto. Ci ho messo meno di due giorni. Quando ho finito di leggerlo sono andato subito ad aprirne uno (Quello) con la copertina bianca nel punto in cui dice che “ogni individuo è un oggetto talmente complesso che è vano pretendere di prevederne il comportamento, tanto più se in situazioni estreme; neppure possibile antivedere il comportamento proprio”*.

La dimensione oscura (Gran vía edizioni, traduzione di Carlo Alberto Montalto), di Nona Fernandez, inizia dal titolo della copertina della rivista Cauce: IO AGUZZINO. É  il 27 agosto 1984 e lo dice un uomo alto, magro, moro, con i baffi neri.

“No we didn’t light it

But we tried to fight it”

Tutto viene riassunto nella riscrittura della sceneggiatura del video della canzone di Billy Joel per raccontare la storia del Cile e come ritornello usa “Familiari di detenuti scomparsi si incatenano al Congresso Nazionale” .

É che sembra ci sia scritto tutto quello che qualcuno avrebbe dovuto scrivere su una cosa così.

La sua compagna di classe rimasta assassinata, l’astronauta Yuri Gagarin, la commozione sua madre durante la proiezione del documentario che ha girato su questa storia, suo figlio, padri che non sono proprio padri dei loro figli, il suo compagno, non le scivola mai dalle mani.

“Immagino e faccio testimoniare i vecchi alberi;

il cemento che sostiene i miei piedi,

il vento che soffia denso senza mai abbandonare questo paesaggio.

Immagino e ricreo le storie rimaste in sospeso,

completo i racconti lasciati a metà.

Immagino e i segni della sparatoria ricompaiono.”

Nona Fernández non spiega, non insegna, non concilia, non dà lezioni. Immagina e racconta, lo scrive, e basta. Dichiara ogni mossa che fa, anche quando usa l’illusionismo.

E lo fa usando tanti dispositivi e repertorio di tecniche narrative e letterarie che sembra essere necessario per riuscire a scrivere quel “periodo rarefatto in cui ci è toccato diventare grandi” e, con la scrittura, a creare immagini di quelle scene che ha sempre avuto “installate nel corpo” e che ha sempre avute vicino a lei “alle calcagna”.

Ogni volta che Fernandez inizia il capoverso e ripete “Immagino…”, “Non immagino, so”, “Immagino”, “Non immagino, so” eccetera, mi torna in mente quella volta, tre anni fa, che in una scuola elementare, a Dosso, comune di Cento, provincia di Ferrara, e sulla lavagna c’era scritta una frase che aveva scritto Francesco che all’epoca avrà avuto otto anni: “forse… è la forza dell’immaginazione”. Ecco  “forse… è la forza dell’immaginazione” me lo sono ripetuto fino alla fine del libro.

Forse… è la forza dell’immaginazione.

Forse…

Forse.

 

*La mia edizione de “I sommersi e i salvati” ha la copertina bianca.

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La memoria y el olvido

Sito di memoria dei desaparecidos in Cile