Isis Tomorrow

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21 ottobre 2018

The Last Souls of Mosul

Qualcuno ha vergogna, qualcuno ha fame, qualcun altro ha tanta rabbia dentro. In generale, hanno paura. Sono le vedove e gli orfani di Daesh, i cocci dell’ennesima fase della guerra permanente che dal 2003 ha devastato l’Iraq e, dopo un cammino che si vuole presumere lungo, è arrivata in Siria.

Isis Tomorrow è un documentario prezioso. Realizzato da Francesca Mannocchi e Alessio Romenzi, con il portato del racconto di questi anni trascorsi dagli autori tra Iraq e Siria, il documentario prodotto da FremantleMedia Italia con Rai Cinema, in collaborazione con Bayerischer Rundfunk/Arte, in coproduzione con Wildside e Cala Film Filmproduktion (a dimostrazione che esiste un interesse anche di produzioni importanti per certi temi), si concetra su Mosul, ma parla di un mondo intero.

Se da un lato le voci che vengono raccolte sono quelle dell’ultima lotta per la liberazione della città conquistata dalle milizie dell’autoproclamato Stato Islamico, in ogni voce, c’è l’eco di decenni di violenza e di orrori. Perché sarebbe troppo facile, adesso, illudersi che è finita.

A questo serve un buon lavoro giornalistico, ad andare oltre la cronaca, altrimenti si perdono le connessioni. A guardare agli scenari futuri, a raccontare sempre chi paga un prezzo, chiunque sia. Le connessioni, oggi, parlano della brutale rivincita sciita e curda verso quella comunità che, a prescindere, viene ritenuta una quinta colonna di Daesh: i sunniti. Che si sentono minacciati, in Iraq e ora anche in Siria, da anni.

Non è così, non è mai stato così, ma nelle paure degli intervistati, nel loro essere emarginati, nel timore di vendette, si fomenta e si ammala quella comunità che fin dal 2003 ha vissuto la caduta di Saddam Hussein come una via senza ritorno, nella morsa di comunità avverse, piene di conti da saldare.

Se non è chiaro questo, Daesh sembrerà un incidente di percorso, destinato per questo a essere sottovalutato e a ripresentarsi.

Distribuito in Italia da ZaLab, con il sostegno di UnPontePer, Isis Tomorrow ha il pregio di accendere una luce su quanto sta accadendo a Mosul, ma parla di un mondo intero. Sono 20mila le persone coinvolte nei processi, con un destino ignoto.

Proprio nelle carceri della Coalizione nacque Daesh, tra i papaveri del regime di Saddam, vestito di un messaggio religioso, che è strumento, non fine.

Troppe volte, in questi quindici anni, la comunità internazionale si è palesata solo in armi, quando era troppo tardi o senza avere una strategia chiara del risultato che si voleva ottenere, salvo che non fosse creare uno stateless che destabilizza tutta la regione.

E il conto della guerra in Siria, non sarà meno doloroso, se non si agisce su quelle rivincite che si consumano in ogni luogo, dal Rojava al Kurdistan iracheno. Non ci sarà pace senza giustizia, vero, ma non ci sarà giustizia fino a quando tutte le comunità non si sentiranno protette.

Non bisogna fermarsi al ragazzino che promette di vendicarsi in Occidente alla prima occasione, perché c’è anche quello, ma se non si riflette su quello che è andato storto, e su quello che accade a Mosul, non ci potremo stupire del prossimo Daesh.