La musica del mese – Giugno 2020

di

30 Giugno 2020

Esprimere un desiderio. Q Code Mag compie 7 anni di Angelo Miotto e Christian Elia

 

I nostri direttori esprimono desideri, esprimono la bellezza dei sette anni, del crescere insieme, come famiglia, ma non una famiglia qualunque, una famiglia che si allarga sempre, che accoglie voci, spunti, punti di vista, risate!

 

…all of the people around us they say
Can they be that close
Just let me state for the record
We’re giving love in a family dose

 

Allegoria di una nazione “ai tempi del coronavirus” di Erica Grossi

Quando ho letto il pezzo di Erica Grossi ho pensato solo al disegno, lo vuoi? Prenditelo!

 

If you want it, you can have it
Every color that you see, see, see
If you want it, want it bad
Then build yourself a technicolor masterpiece, oh
Masterpiece, masterpiece, oh, yeah

 

Forse vorrei avere più tempo. Questo ho pensato poi. Forse, in questo momento, tutta la velocità, tutta la condivisione, tutto di tutto e di tutti, mi fa girare la testa e mi stanca e mi annoia.

La canzone è bella, se la volete, è qui!

 

Pesi e misure di Maddalena Capra

Ho approfittato del pezzo di Maddalena Capra per mettere qui la canzone delle canzoni.

Quella che ogni anno mi fa ricordare quel brivido, quell’attimo che dona senso a tutto, quel fermarsi e accorgersi (forse) di 13 anni di vita, tutto in un secondo, tutto dentro ad un saluto.

“Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza”: ecco, questo non hanno afferrato tutti gli insegnanti in questa fase, tutto quello struggimento delle lontananze, quelle che avevamo tempo di preparare eppure erano difficili lo stesso. E questa volta invece ci hanno detto: da domani non andrai più a scuola e quel domani è diventano mai più.

Non ci saluteremo mai più.

Non ci saranno i gavettone dell’ultimo giorno di scuola mai più.

Non ci saremo noi che ci vediamo di nascosto dietro la scuola per un bacio mai più.

Tanti e tanti mai più, che non abbiamo calcolato e nemmeno ricordato, che non abbiamo….mai più.

 

Perù: la didattica dell’esclusione ai tempi del coronavirus di Mauro Morbello

Ogni anno, da molti anni, quando arriva Luglio parto per un viaggio di lavoro, un viaggio in Bolivia, Pando, Amazzonia.

Ma quest’anno? Ecco, quest’anno no.

E così, dalla prossima settimana, ho attivato dei corsi di formazione a distanza per professori della scuola media inferiore di Riberalta. Che cosa succederà non lo so, ma il punto sarà proprio questo: la formazione a distanza ai tempi del coronavirus sarà inclusiva o esclusiva? (prometto che ve lo racconterò.

Nel frattempo ascoltiamoci questa bella canzone di El puchero del hortelano, un gruppo spagnolo che spero vi piacerà.

 

No me fio de esos
Que me usan como escusa
Y justifican de esta forma
Su manera de actuar.
No me gustan los rumores
Que corren boca a boca
Se transmiten como virus
Aspirando a ser verdad

 

Decolonizzare i saperi di Valerio Colosio

Un bel pezzo di Valerio Colosio, da leggere con calma e di cui sottolineo questa frase, che poi è una domanda:

Come mai per una persona come me è in qualche modo normale, fin da giovane, avere la presunzione di andare “in Africa” (continente gigantesco con una varietà impressionante di lingue e tradizioni) a fare qualcosa di buono, mentre colleghi africani più esperti e competenti di me faticano ad avere un visto per uscire dai loro paesi e partecipare alle conferenze “importanti” sull’Africa, generalmente in Europa o negli Stati Uniti?

 

E ve la lascio qui.

Ora pigiate su Décolonisation e mettetela a palla.

 

Il revenge porn in Italia ed Europa: cos’è e come si combatte di Cafébabel

E’ il 2008 e “Il genio” esce con il suo primo singolo Pop Porno.

Ricordo MTV, i primi che avevano Facebook e l’utilizzo delle chat che iniziava a diventare parte della nostra vita, insieme agli SMS.

Riascolto la canzone e poi penso al 2020, alla violenza di quelle stanze virtuali che contengono migliaia di immagini e infinito odio.

E riascolto Pop Porno.

 

L’energia positiva del conflitto. Ciao Giulio di Angelo Miotto

La sua scomparsa ricordata dal nostro direttore Angelo Miotto.

Il conflitto genera energia.

E l’energia, quella bella che muove i rami degli alberi e le piazze del mondo, genera la rivoluzione.

 

Non so fino in fondo come sia venuta fuori questa canzone, ma le dita hanno pigiato talking about revolution, così, in automatico, dopo aver riletto queste parole.

Buona rivoluzione a noi.

 

They’re talkin’ ‘bout a revolution
It sounds like a whisper
Poor people gonna rise up
And get their share
Poor people gonna rise up
And take what’s theirs

 

 

Speack, il coraggio di parlare di Luca Rasponi

Ma difficile più di tutto rimane la parola.

Ho già prenotato il libro e ci metto sotto questa canzone.

I got that ego
What do I know?
It don’t mean much to me
Fall away now
On my way down
It’s all I know
And I can hardly speak

 

The 1619 project del New York Times

Come riporta il pezzo: “The 1619 Project del New York Times ricostruisce l’altra Storia degli Stati Uniti, utilizzando come chiave di lettura la questione dello schiavismo e dello sfruttamento. Ve lo riproponiamo in occasione della nuova ondata di proteste #BlackLivesMatter, per dare conto di cosa significhi essere un afroamericano nel 2020 e quale sia la portata del cosiddetto white privilege, fondato su secoli di violenza.”

E diamo il via alla lettura con questa canzone fantastica di James Brown.

 

Say it loud, I’m black and I’m proud
Say it loud, I’m black and I’m proud
One more time, say it loud, I’m black and I’m proud, huh!

I’ve worked on jobs with my feet and my hands
But all the work I did was for the other man
And now we demands a chance to do things for ourselves

 

Era il 1968.

È il 2020.

 

L’illegalità dell’annessione israeliana della cisgiordania e il ruolo dell’Unione Europea di Vito Todeschini

Di una cosa ho paura, di quelli che voltano le spalle.

È la prima immagine che mi è arrivata addosso leggendo l’analisi di Todeschini.

E così ho trovato questa canzone di Sananda Francesco Maitreya (precedentemente conosciuto come Terence Trent D’Arby).

 

Regardless of whatever you do
And that is that you understand
That I’ll never turn my back on you

 

Sentiti Libera, strage di Ustica quarant’anni dopo intervista a Cora Ranci

Questa canzone di Francesco De Gregori si trova in un album del 1976 dal titolo Bufalo Bill.

Si dice che fosse una di quelle canzoni profetiche, io questo non lo so, ma è sicuramente una bella canzone poco conosciuta che volentieri vi metto qui da ascoltare proprio prima di godere della narrazione di Sentiti libera dove Cora Ranci, con chiarezza poetica, racconta il suo libro “Ustica, una ricostruzione storica”. Io l’ho già comprato e domani lo inizio, vi consiglio di fare lo stesso.

E la fabbrica di vedove volava,
Sola, come un uccello da rapina.
Il mare una tavola azzurra ormai,
L’Africa era già più vicina,
Sul cielo una striscia di neve, bianca,
Bianca di carta velina.

Tutta la musica del mese di Q Code la potete trovare su Spotify! Viva Q Code Mag