Pochi giorni fa, il 4 ottobre, si è celebrata la Giornata mondiale degli animali. Una ricorrenza quanto mai attuale in un mondo che sta portando numerose specie sull’orlo dell’estinzione e che ne minaccia una quantità ancora maggiore, ma che forse non viene compresa nelle sue implicazioni più sottili.
Lo spunto che serve per cambiare prospettiva arriva dal volume Al posto loro di Stefano Disegni, che BeccoGiallo ha dato alle stampe lo scorso anno: una raccolta di otto storie brevi tutte basate su un presupposto semplice quanto originale, lo scambio di ruoli tra esseri umani e animali.
È così che La stagione racconta una battuta di caccia di un gruppo di cervi a un uomo selvatico, A las cinco de la tarde una corrida con i tori nella parte dei toreri, Titani la caccia a balene umane per mano di cetacei dalle fattezze antropomorfe, Batteria la vita degradante di uomini e donne allevati come polli.
Con Bimbo i protagonisti sono gli agnelli e il loro “cucciolo d’uomo” domestico, mentre Com’è bello andar… racconta le peripezie di uomini impiegati come cavalli da soma. In Sitz! i protagonisti sono ancora una volta bambini cresciuti come cani da combattimento, mentre The end rievoca il destino del dodo a parti invertite.



La sottigliezza e l’acume di queste storie, riassunta nel titolo del volume, sta proprio nella capacità di far immedesimare il lettore nei panni degli animali più diversi, accomunati da un destino di sfruttamento o sterminio per mano dell’uomo: non a caso, il sottotitolo del libro è Nelle loro pelli, penne, pinne.
Lo stile perfettamente riconoscibile di Stefano Disegni rende ogni singola storia amaramente divertente, giocando in modo brillante con gli stereotipi legati alle attività umane, alla nostra (scarsa) considerazione per gli animali diversi da quelli domestici e all’indifferenza generale nei confronti della loro sofferenza.
Nel bianco e nero di pagine fitte di testo e soprattutto disegni, incorniciate in una griglia classica ma non rigida, si assapora sia l’ironia sferzante della vignetta satirica, sia l’immediatezza del fumetto popolare, generi spesso andati a braccetto per produrre opere destinate autenticamente a tutti.
Al posto loro è allo stesso tempo un manifesto d’amore per gli animali, indirizzato alle persone che condividono il medesimo sentire, e un’opera capace di sensibilizzare chi non si è mai soffermato a considerare quanta sofferenza animale sia generata dalle tradizioni culturali e dall’economia umane.


L’antispecismo che sgorga dalle pagine del fumetto non è una posa, ma il fluire spontaneo di una consapevolezza che deriva da quella “semplice” inversione di ruoli: cosa succederebbe, come vivremmo e ci sentiremmo, se ci fossimo noi al posto loro?
Senza scomodare Maus di Art Spiegelman e altri grandi titoli che hanno saputo utilizzare magistralmente gli animali per dar vita a capolavori di profondità assoluta sulla condizione umana, Al posto loro fa qualcosa di nuovo e diverso: ci costringe a riflettere sulla condizione degli (altri) animali.
Un dono prezioso, in quest’epoca di cambiamento climatico e distruzione sistematica degli habitat naturali, in cui assistiamo non più solo a guerre ma persino a un genocidio, che forse non sarebbe nemmeno cominciato se fossimo tutti in grado di metterci davvero nei panni degli altri, di immaginarci al posto loro.
