Gli Scheletri nell’armadio di Zerocalcare

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8 Novembre 2020

Il nuovo graphic novel del fumettista di Rebibbia pubblicato da Bao

La notizia di un nuovo libro di Zerocalcare è sempre accompagnata da un’aspettativa notevole. Perché l’autore di Rebibbia in questi anni ha dimostrato di avere tanto da dire e di sapere come dirlo.

Da questo punto di vista, il graphic novel “Scheletri” – pubblicato a metà ottobre da Bao – non fa eccezione. E riesce ancora una volta a non deludere le aspettative sempre crescenti nei confronti dell’autore.

Dopo Macerie prime e il seguito Sei mesi dopo, Zerocalcare torna a raccontare la vita della sua “famiglia” allargata di amici, ma con una prospettiva e uno sguardo diversi dal solito.

Il racconto è ancora una volta in due atti, il cast dei personaggi si amplia, si approfondisce il ritratto di una Roma caotica e sopra le righe, dove tutto può succedere e in effetti succede di tutto.

Ma la narrazione di Michele Rech si evolve verso direzioni nuove.

Affrontando con maturità, coraggio e la consueta dose di ironia anche temi ostici come gli stereotipi di genere, la violenza, lo spaccio e le dipendenze.

Scheletri comincia quando il giovane Zerocalcare, appena iscritto all’Università, non riesce ad adattarsi alla nuova dimensione e passa le sue giornate in metropolitana, senza trovare il coraggio di dire nulla alla madre.

Schiacciato dal peso di quello che tuttora l’autore percepisce come il suo più grande fallimento, nel suo rimbalzare da un capolinea all’altro Zero conosce Arloc, un writer poco più giovane di lui.

Tra i due nasce un’amicizia subito allargata alla compagnia che ormai abbiamo imparato a conoscere molto bene: Secco, Cinghiale, Sara, più le new entry Lena e Osso.

La difficile situazione familiare di Arloc, il suo carattere impulsivo e gli strani giri in cui è coinvolto portano però a un’imprevedibile evoluzione della situazione, fino a un drammatico punto di svolta.

 

 

La scena si sposta quindi all’oggi, con la vita di tutti i giorni che va avanti più o meno regolarmente fino a quando il passato non bussa alla porta di Zerocalcare.

Il più o meno è d’obbligo, perché come vent’anni prima anche nel presente l’autore/protagonista ha uno scheletro bello ingombrante che sgomita per uscire dal suo armadio.

Meglio non dire di che si tratta per evitare clamorosi spoiler, ma parliamo comunque di qualcosa che porta inevitabilmente il nostro a confrontarsi con il tempo che passa, le scelte della vita, le relazioni con gli altri.

Come nei due capitoli di Macerie prime, torna a manifestarsi la transizione tra l’adolescenza lunga dei trentenni di oggi, come l’ha definita lo stesso autore, e una maturità di cui si percepisce il peso ma non ancora i benefici.

Tanto che il miglior commento al finale del libro, amaramente sospeso, potrebbero essere i versi di Guccini: «La paghi tutta, e a prezzi d’inflazione, quella che chiaman la maturità».

Quella di Zerocalcare, infatti, non è un’operazione nostalgia.

È piuttosto una riflessione, profonda, sulle porte che si chiudono, i gusci che si induriscono, la crescente difficoltà a fidarsi delle persone.

«Perché a vent’anni è tutto ancora intero, a vent’anni è tutto chi lo sa» direbbe a questo punto Francesco Guccini, che guarda caso ha scritto Eskimo alla stessa età che ha ora Zerocalcare.

«Forse è questo il nostro minimo comune denominatore» risponde da par suo il fumettista di Rebibbia: che, guardando noi stessi e il mondo intorno, vediamo «la versione più sbiadita di quello che era prima».