Insorge l’aurora: vite migranti nell’oblio del Mediterraneo

La tragedia dei migranti nel Mediterraneo è stata raccontata spesso, anche se nella quotidianità della sfera pubblica continuano a prevalere la rimozione, l’astrazione e l’esternalizzazione, che ormai non interessa più solo le frontiere, ma anche le vite inghiottite dal mare.

Discutiamo giustamente delle politiche relative alla gestione del fenomeno migratorio, ormai sempre più uniformi e sensazionalistiche, non ultima la scelta del governo italiano di istituire centri per il rimpatrio dei migranti sul territorio albanese.

Accanto alle inchieste, però, si moltiplicano le opere che attraverso l’arte provano a raccontare la deriva disumana che forse sarà considerata dalla Storia l’emblema della nostra epoca: più di Gaza e dell’Ucraina, che quanto meno sono riuscite a smuovere le nostre coscienze.

Tra queste opere, si distingue per originalità Insorge l’aurora. Vite migranti nell’oblio del Mediterraneo, scritto e disegnato da Francesco Piobbicchi per Cronache Ribelli: un racconto per versi e immagini, un poema illustrato che si staglia luminoso contro le pagine nere che compongono il volume.

Il colore scelto per lo sfondo dal quale prendono vita le immagini richiama non solo l’oscurità del mare di notte, ma anche il petrolio, visto che l’autore ha preso spunto per la sua opera dal salvataggio di decine di persone sulla piattaforma petrolifera Miskar nel giugno 2024.

Lo stridente contrasto tra la scarsa considerazione per il valore della vita umana e le granitiche tutele riservate agli strumenti di profitto è solo una delle tante contraddizioni che questo poema per immagini fa emergere con delicatezza e lirismo.

Per il suo racconto, Piobbicchi attinge alla mitologia che da millenni popola di creature fantastiche proprio il Mediterraneo: così gli Stati e le compagnie estrattive occidentali si trasformano in una Medusa sputafuoco a cavallo di un incubo, che poggia le sue gambe a forma di tubo sui giacimenti di gas e petrolio, mentre con il filo spinato dei suoi capelli trasforma il mare in una trincea.

Come Icaro, i migranti hanno ali precarie che spesso non riescono nel difficile compito di condurli a destinazione, ghermiti dai tanti Cerbero al guinzaglio dell’Unione Europea, o da creature mostruose come il Polifemo della polizia di frontiera Frontex.

Ma ecco che, quanto tutto sembra perduto, (in)sorge l’Aurora, divinità dell’alba e imbarcazione della flotta Sea-Watch, che restituisce ai migranti la luce, la salvezza e il diritto a una nuova vita, lontani solo per un momento dai loro inseguitori nei Paesi di provenienza e di arrivo.

Tradotto in tre lingue – inglese, francese e tedesco oltre all’italiano – Insorge l’aurora è un invito poetico a non arrenderci a quell’indifferenza che determina la situazione attuale, con i governanti europei sostanzialmente compatti nel portare avanti politiche contrarie alla vita umana.

Un invito che prende forma nelle parole di Berltolt Brecht: “Lottiamo dunque perché ciò che succede ogni giorno non venga considerato naturale. Di nulla sia detto ‘è naturale’ in questi tempi di sanguinoso smarrimento, ordinato disordine, pianificato arbitrio, disumana umanità”.

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