Mentre cresce l’attesa per la nuova serie Netflix annunciata per il 2026, Zerocalcare torna al fumetto per intrecciare l’attualità di Gaza e del sistema carcerario italiano, temi apparentemente distanti ma avvicinati da un elemento comune: la diseguaglianza dilagante nella società contemporanea.
Alla consueta, incalzante narrazione che mescola esperienza personale e considerazioni sul principale scenario di guerra globale, fa da sfondo un racconto mitologico che Zerocalcare utilizza come metafora di tutte le situazioni in cui i più deboli si trovano a dover subire le conseguenze delle azioni e delle scelte di altri.
È così che gli umili pastori e contadini dell’antica Sicilia sono costretti a fronteggiare La vendetta di Polifemo – che dà il titolo alla storia di 44 pagine pubblicata sul numero 1623 di Internazionale – mentre Ulisse abbandona l’isola lasciando macerie dietro di sé.
Figura ambivalente per antonomasia, il protagonista dell’Odissea omerica viene qui messo a confronto con il frutto amaro delle sue azioni, che scatenano la brutalità del ciclope ferito contro una popolazione inerme, che nulla aveva fatto per infastidire il colosso con un occhio solo.

Allo stesso modo, il moloch israeliano sta scatenando tutta la propria furia contro la popolazione civile di Gaza, dopo l’attacco del 7 ottobre 2023 portato da Hamas/Ulisse senza alcuna preoccupazione per le conseguenze sulle persone che vivono nella Striscia.
Ma non finisce qui, perché la terza linea narrativa accomuna queste due vicende a quella del giovane Tarek, un ragazzo problematico che finisce nelle maglie della giustizia italiana pagando il prezzo più alto per la sua condizione di fragilità psichica, sociale ed economica.
A connettere queste tre storie il filo sottile della diseguaglianza, che rende i protagonisti vittime predestinate di un ingranaggio che appare inesorabile: vittime per le quali le rispettive comunità allargate non muovono un dito, forse perché le considerano sacrificabili sull’altare di interessi più grandi.
Insieme ai contenuti e all’intreccio, in questa pur breve storia Zerocalcare sembra voler portare ancora più in là quell’asticella di sperimentazione su nuovi linguaggi e modalità narrative già esplorati nel suo ultimo graphic novel, Quando muori resta a me.

Il registro linguistico, prima di tutto, che all’italiano e all’ormai classico romano affianca il siculo del villaggio che si oppone disperatamente a Polifemo, non sempre facile da comprendere ma comunque indice di un’interessante volontà di restituire profondità allo scenario evocato.
Anche la mitologia, seppur assimilabile per certi versi ad altre fonti narrative utilizzate da Zerocalcare nelle sue elaborazioni, suona nuova nello stringente parallelismo con l’attualità, che diventa più evidente man mano che scorrono le pagine del fumetto.
Perché sono proprio i tanti “Nessuno” del mondo i protagonisti di questa storia: le figure anonime distanti anni luce dagli eroi del mito, condannate a subire un destino calato dall’alto e a vivere ogni giorno un anonimato tutt’altro che casuale.
La vendetta di Polifemo è un mosaico di lotte impari contro ingiustizie e soprusi che il progredito e civilizzato mondo contemporaneo pretende di aver relegato nel passato e nei racconti di fantasia, e che invece continua tristemente a perpetrare, inesorabile, giorno dopo giorno.
