Verso un mondo nuovo, mediterraneo: l’utopia di Danilo Dolci

«Settembre è il mese del ripensamento», canta il grande Francesco Guccini nella sua Canzone dei dodici mesi. E se questa parola spesso significa un ritorno sui propri passi, a volte invece rappresenta la possibilità di riflettere su storie forse note, ma non per questo meno importanti da ripercorrere o esplorare.

È il caso della vicenda umana, sociale e intellettuale di Danilo Dolci, che BeccoGiallo offre l’occasione di scoprire o riscoprire con la nuova edizione del volume Verso un mondo nuovo, mediterraneo, ripubblicato nel 2025 a dieci anni dalla prima uscita, in un nuovo formato più grande.

Realizzato in collaborazione con la famiglia e il Centro Sviluppo Creativo “Danilo Dolci”, il libro è frutto del lavoro collettivo di Diego Di Masi, Alessio Surian, Emiliano Martino e Lorenzo Martino, curatori anche del corposo apparato redazionale che correda, come sempre, i volumi di BeccoGiallo.

Se è vero che «non si può “chiudere” Danilo Dolci in un libro», scrivono gli autori nella postfazione, è «con notevole difficoltà che si arriva a chiudere un libro che parla di Danilo Dolci», una figura poliedrica il cui impegno si è dispiegato nel corso di quasi cinquant’anni negli ambiti più diversi.

Un impegno profondamente umano, concreto ma saldamente guidato dall’utopia, umanistico e tecnico allo stesso tempo, alimentato da un’implacabile sete di giustizia e uguaglianza, messo in pratica con gli strumenti dell’ascolto, del dialogo, della partecipazione.

È con l’intento di fare qualcosa di concreto che Dolci approda nella Sicilia nord-occidentale all’inizio degli anni ’50, dopo averla conosciuta nel corso del decennio precedente a seguito del padre, capostazione nel piccolo paese di Trappeto, in provincia di Palermo.

Colpito dalle misere condizioni di vita di contadini e pescatori locali, Dolci torna in paese dapprima mettendosi a disposizione delle persone del posto, poi stimolando un confronto dal basso in grado di far emergere problemi e possibili soluzioni alle difficili condizioni di vita degli abitanti.

Da questa prima scintilla di impegno civile – totale fin dall’inizio perché pagato sulla propria pelle, tra scioperi della fame, arresti e processi – Dolci dà vita a un movimento che cambierà per molti aspetti il volto di quella parte di Sicilia, e non solo, arrivando a scuotere i palazzi del potere palermitano.

I nemici sono tanti fin da subito, perché Dolci colpisce al cuore il coacervo di interessi politici, economici, clericali e mafiosi che governano l’isola da tempo immemorabile: ma il sostegno delle persone comuni, dalla cui creatività emergono proposte, progetti e soluzioni, assicura il proseguimento del cammino.

Al di là dei progressi morali e materiali conseguiti negli oltre vent’anni raccontati nel fumetto, è forse proprio questa la caratteristica che meglio di altre racchiude l’eredità di Danilo Dolci: la costanza nel porre domande, la condivisione nell’elaborazione delle risposte e nell’attuazione delle decisioni collettive.

Nel portare avanti la sua rivoluzione non violenta, Dolci si rifà al pensiero antico di Socrate e in particolare alla maieutica, che «cessa di essere una parola dal sapore antico sepolta in polverosi tomi di filosofia e torna, rinnovata, a concretarsi nell’estremo angolo occidentale della Sicilia».

Alla base del “metodo” sperimentato da Danilo Dolci, incontri e laboratori maieutici tuttora condotti nelle scuole dal Centro a lui intitolato, oltre alle “inchieste” realizzate per conoscere in modo più esteso le condizioni, i problemi e le aspirazioni delle persone sul territorio.

E poi strumenti di lotta rivoluzionari quanto pacifici, dallo “sciopero alla rovescia” dei disoccupati che lavorano per denunciare la propria situazione, fino alla prima radio libera d’Italia, andata in onda per appena 27 ore da Partinico, passando dalle marce per il lavoro e i diritti.

La difficile sintesi di una storia ricca e complessa come questa avviene anche grazie al disegno, che guarda all’esempio di un grande maestro come Sergio Toppi per ricreare una Sicilia iconica, con soluzioni grafiche creative e coinvolgenti che obbligano – tra l’altro – a capovolgere il volume per continuare la lettura.

La vita e l’impegno di Danilo Dolci per il Sud, comune ad altri grandi intellettuali come Rocco Scotellaro e Carlo Levi, sono lo specchio di un’utopia che riguarda l’umanità intera: l’aspirazione a un modo più giusto, una scintilla – per tornare a Guccini – che nonostante tutto brucia ancora nel fuoco delle possibilità.

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