Zerocalcare ci ha ormai abituati a storie dure, che non girano intorno alle vicende ma le analizzano a fondo, con lucidità e ironia. Tra i temi che l’autore romano ha trattato più spesso c’è quello dei nazifascismi vecchi e nuovi, sempre presente nel contesto politico dei suoi fumetti fino a diventare negli ultimi anni protagonista di diverse storie, a causa della sempre più stringente attualità del fenomeno.
Ne sono esempi la breve Questa non è una partita a bocce, uscita sull’Espresso nel 2018, e la più recente In fondo al pozzo, dedicata alla vicenda di Ilaria Salis: proprio da In fondo al pozzo – di cui avevamo già parlato su queste pagine – prende le mosse Nel nido dei serpenti, volume uscito pochi giorni fa grazie alla collaborazione tra Bao Publishing e Momo edizioni.
Il libro raccoglie infatti quella prima storia sull’insegnante milanese arrestata in Ungheria e tutti i successivi aggiornamenti, usciti settimanalmente su Internazionale con il titolo Questa notte non sarà breve, fino al noto epilogo della scarcerazione di Salis grazie all’immunità garantita con l’elezione al Parlamento europeo.
Ma Ilaria Salis non è stata l’unica a subire un processo politico dalle autorità di Budapest per gli scontri con i neonazisti in occasione del Giorno dell’onore, raduno che l’11 febbraio di ogni anno porta migliaia di estremisti di destra da tutta Europa nella capitale ungherese per celebrare la resistenza dei nazisti all’avanzata dell’Armata Rossa.
Sotto gli occhi di chi pensava di aver già visto il peggio, Zerocalcare squaderna la storia recente del neonazismo in un Paese, come la Germania, dove i successi elettorali di Alternative für Deutschland sono solo la punta dell’iceberg, la cornice entro la quale prendono corpo sotto la luce del sole violenze, soprusi e ostentazione di simboli palesemente ricollegabili al Terzo Reich.





Il racconto inedito comincia all’inizio degli anni 2000, con gli attentati e gli omicidi compiuti dal gruppo terroristico National Sozialistischer Untergrund, che mostra alla Germania e al mondo il prepotente ritorno del neonazismo con oltre dieci vittime.
Il nucleo del gruppo proviene dalla città di Jena, che Zerocalcare visita di persona per raccontare un’altra storia, a questa intimamente legata: quella di Maja T., unə dellə attivistə attualmente sotto processo in Ungheria per gli scontri dell’11 febbraio 2023.
Tutto, nella storia di Maja, è avvolto da un’inquietante assurdità: per aver partecipato alla contro-manifestazione antifascista ed essersi scontrati con i neonazisti, compresi i fiancheggiatori dell’NSU, Maja e i suoi compagni vengono perseguiti dalle autorità tedesche, che acconsentono puntualmente alla richiesta di estradizione dell’Ungheria a dispetto della legge e di ogni tutela dei diritti umani.
Il paradosso che vede contrapposta la totale impunità per i neonazisti alla sistematica persecuzione di chi si oppone loro è la cartina di tornasole più mortificante della condizione attuale dell’Europa: non solo dell’Ungheria, ma di tutti gli Stati che le sono sostanzialmente allineati nella gestione di queste vicende, compresa la Germania.
Il divario tra legge e realtà, tra una norma sull’esibizione dei simboli nazisti restrittiva come poche in Europa e la quotidianità di città come Jena, restituisce un quadro ben più che allarmante su un Paese che forse in passato poteva essere considerato al riparo da certi fenomeni, in virtù di presunti “conti con il passato” fatti meglio di altri.
E invece il serpente è pronto a scattare, forte delle coperture istituzionali che bloccano chi prova a schiacciargli la testa. Lungi dall’essere un caso isolato, l’esempio della Germania va considerato emblematico: di una resistenza che è necessario praticare ogni giorno, coltivando la consapevolezza che sottrarsi alla lotta non è più possibile. Perché ormai, nel nido dei serpenti, ci siamo tutti.
