Particolari in cronaca

Un regolare pomeriggio napoletano, dove per ognuno l’importante è recitare bene, nel migliore dei modi possibili, la propria parte. Perché: the show, in ogni caso, must go on.

[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/07/vincenzo-ammaliato.jpg[/author_image] [author_info]di Vincenzo Ammaliato, da Napoli. Da bambino giocava a guardie e ladri con gente che oggi sconta numerosi ergastoli (e che a turno, all’epoca, facevano anche le guardie). Ha iniziato a scrivere perché faceva figo e perché si rimorchia facilmente. Poi ci ha preso con questo mestiere e ha continuato, pur rimanendo marito fedele (perché nel frattempo si era sposato). Da undici anni collabora con Il Mattino, come corrispondente da Castel Volturno. È coautore del documentario La Domitiana. Ha collaborato alle realizzazione di reportage televisivi in Kosovo, Romania e in Moldavia . Ha partecipato alle collane “Strozzateci Tutti” e “La Giusta Parte”. Ha scritto anche per La Voce della Campania. Ha inventato Il Festival dell’Illegalità. Tutto questo, nel tempo libero, essendo dipendente di una ditta privata che non ha nulla a che vedere né con l’informazione, né con la letteratura.[/author_info] [/author]

I vigili urbani e la polizia bloccano il traffico in entrambi i sensi di marcia. Alcuni uomini in divisa blu, invece, si occupano di fermare i pedoni. Siamo in una strada di Gianturco, l’ex zona industriale di Napoli, e c’è una troupe cinematografica impegnata a girare una scena di un film.

E siccome ci troviamo nel quartiere del sesso della città partenopea e della sua grossa provincia, ebbene non poteva non essere che una scena con protagoniste una serie di lucciole e i loro clienti. Il regista dà il primo ciack, e dal marciapiede di fronte spunta una ragazza che qui lavora abitualmente, tutti i giorni. Una giovane in abiti e make up provocanti, che chiaramente non è iscritta al sindacato degli attori. Molto probabilmente è un immigrata di origine dell’Est Europa, e che incurante dell’irrituale situazione, si posiziona come sempre al suo abituale spazio assegnato dal pappone che gestisce e sfrutta il suo lavoro. Le attrici sono tese per la scena che stanno interpretando; la lucciola, quella che non recita, sbuffa per il caos di questo pomeriggio, che fa calare gli affari.

1

Nelle stesse ore, sempre a Napoli, a circa cinque chilometri di distanza, in un appartamento di via Tribunali, un corpulento trentenne sta massacrando di botte un’altra ragazza, una giovane simile alle lucciole finte e a quelle vere di Gianturco. A mani nude le procura ferite in più parti del corpo; le spappola la milza e anche il cranio. Poi, quando è svenuta, alla presenza del suo figlioletto di quattro anni, la chiude in un sacco nero di plastica, esce di casa e la getta in un vicino cassonetto dell’immondizia. Qui, purtroppo, non c’è nessun set allestito.

Soltanto disperazione, di quella atroce che caratterizza sempre più spesso il moderno racket della prostituzione. Sì, perché anche in questo caso, c’è di mezzo il mercato del sesso a pagamento. Il trentenne si è innamorato di una prostituta coinquilina della sua vittima. Le due ragazze sono entrambe bellissime, entrambe provenienti dall’Albania, entrambe ufficialmente lavorano come cameriere in una pizzeria. Ma in realtà lavorano per strada nella zona orientale di Napoli; proprio dove si sta girando la scena del film. Per i loro protettori, due connazionali e padri dei loro due figlioletti, rappresentano un vero e proprio bancomat.

Le ragazze lavorano infatti tutti i giorni, quasi tutti i giorni, dalle sei di sera a mezzanotte. Percepiscono trenta euro a prestazione, quando è consumata in auto. Che salgono a cento se il cliente preferisce andare in un albergo. E di clienti ne hanno tanti. In media, a fine serata, ognuna di loro porta a casa circa cinquecento euro. Ma i soldi vanno quasi tutti ai protettori-genitori dei loro figli. Papponi che utilizzano i bambini e il terrore delle mamme che li possano perdere come arma di ricatto. In questo modo, impediscono che possano ribellarsi, che scappino, che li denuncino alle forze dell’ordine. O, peggio, che a fine serata, non consegnino loro quasi l’interno incasso. Ma l’eccezione che non puoi mai prevedere si verifica anche in questa torbida vicenda: l’orco che piomba in casa e quasi uccide la giovane e bellissima donna a mani nude. Lui è innamorato, e decide di liberare in ogni modo la sua amata dal laccio imposto dal suo compagno-aguzzino.

Desidera per lei una vita diversa, senza strada, né marciapiedi da battere. Si reca a casa sua mentre lei è al lavoro, deciso a portare via il figlio. Tutti e tre insieme scapperanno e si ricostruiranno una nuova vita altrove. Ma la coinquilina e collega della sua donna lo mette in guardia. Cerca di convincerlo a desistere dal suo intento, spiegandogli che il protettore li avrebbe trovati in breve tempo e che gliel’avrebbero fatta pagare cara. Lui, a questo punto, da in escandescenza e comincia a picchiarla; la picchia sempre più duro, sempre con più violenza, con una rabbia inumana. Lei subisce, senza avere la forza né di reagire, né di urlare. E finisce poco dopo tramortita in un cassonetto dei rifiuti.

A cinque chilometri di distanza, nel quartiere dove abitualmente lavora, il regista dà il segnale che le riprese sono finite. L’uomo si avvicina soddisfatto ai suoi attori, ai finti clienti e alle finte prostitute, e si complimenta con tutti loro per la buona riuscita della scena. La squadra è raggiante e soddisfatta del lavoro fatto. Ridono, si scambiano pacche sulle spalle e finalmente scema la tensione, che fino a poco prima era fittissima Anche la vera lucciola, quella del marciapiede di fronte, appare contenta. Finalmente fra poco si lavorerà con regolarità, e il quartiere a luci rosse di Napoli potrà tornare nella sua abituale e normale dimensione. La ragazza picchiata è soccorsa e condotta a un vicino ospedale. Da qui, dopo la stabilizzazione, è trasferita in rianimazione. Insomma, un regolare pomeriggio napoletano, dove per ognuno l’importante è recitare bene, nel migliore dei modi possibili, la propria parte. Perché: the show, in ogni caso, must go on.



Lascia un commento