Parigi: in piazza per Leonarda

”No alle espulsioni” e ”Non hanno documenti i clandestini!” al liceo Turgot. ”Solidali” al Carlomagno. ”Niente scuola” scrive una ragazza su un tweet mostrando il portone del suo istituto bloccato da decine di bidoni della spazzatura.

di Alessandra Fava

Schermata 2013-10-17 alle 12.34.30

18 ottobre 2013 – I licei di Parigi, almeno 14, oggi manifestano contro la cacciata di due ragazzi, una kossovara e un armeno, avvenuti perchè i due appartengono a famiglie clandestine, ”i senza documenti”, come li chiamano in Francia, ”sans papier”. La cacciata degli studenti non avveniva dal 2006, gli anni di Jacques Chirac. Così per oggi è stata organizzata una protesta diffusa a tutti i licei francesi e le scuole insorgono insieme a sindacati e alla Rete per il diritto allo studio, Educazione senza frontiere, che nel suo sito lancia ogni settimana appelli contro l’espulsione di intere famiglie (http://www.educationsansfrontieres.org/petitions). Le proteste  si sono diffuse viralmente anche in rete, su Istangram e Twitter e nel giro di pochi minuti sono apparse le foto di portoni bloccati, striscioni, volantini con decine di adolescenti che commentano e contestano il provvedimento contro loro coetanei. Basta guardare gli hastang #blocus, #lycee oppure #manifestation #paris #espulsion.

Schermata 2013-10-17 alle 12.39.55
Era sul suolo di Carlomagno da cinque anni, Leonarda Dibrani, 15 anni, rom kossovara. Sono entrati illegalmente il 26 gennaio del 2009 . Fanno le richieste previste, ma in due anni ottengono solo dei no. Finchè a gennaio 2011 arriva la lettera di espulsione. Secondo ricorso, altro decreto di espulsione, questa volta per il febbraio 2013. Quindi la polizia ferma il padre e lo espelle verso il Kossovo. Poi si presenta a casa della famiglia col biglietto aereo per tutti gli altri. A Pontarlier, nella Franca Contea, trova la madre con quattro figli, ma Leonarda è su un bus per una gita scolastica. Così viene bloccato il bus e Leonarda viene portata via su un’auto della polizia davanti ai suoi compagni di classe in lacrime, come racconta lei stessa. La portano al commissariato, le fanno firmare qualche pezzo di carta. E la famiglia viene cacciata. L’episodio è stato condannato da più parti e ha scioccato la Francia mettendo il paese davanti all’infinita burocrazia per ottenere l’asilo.

Per Leonarda è nata ieri anche una petizione su Avaaz e ormai i siti dei giornali parlano di un ”caso Leonarda”.

Ma di recente c’è stata un’altra espulsione: il 12 ottobre è stato rimandato in Armenia un ragazzo di 19 anni, Khatchik, dopo tre settimane di detenzione. Frequentava il liceo Camille Jenatzy nel 18 arrondissement di Parigi.  Anche la sua famiglia aveva fatto domanda di asilo appena arrivata in Francia nel 2009: suo padre sostiene di essere un esule politico.  Ma una volta che Khatchik è diventato maggiorenne, la sua domanda di asilo è stata respinta. Quindi è stato arrestato e il 10 ottobre hanno tentato di imbarcarlo su un aereo, ma una trentina di compagni di scuola e insegnanti sono riusciti a bloccare la partenza. Sabato 12 ottobre, invece, nonostante una nuova protesta degli amici, il ragazzo è stato spedito, come un pacco postale. Per di più non avendo fatto il servizio militare, in Armenia viene considerato un disertore e rischia da 3 a 5 anni di prigione.

E’ chiaro che la tempistica delle espulsioni non è casuale e i provvedimenti hanno avuto una recrudescenza dopo le prese di posizioni del ministero dell’interno Manuel Valls, che quest’estate ha messo in discussione il diritto ai ricongiungimenti familiari e si è pronunciato più volte contro la permanenza dei rom in Francia, facendo finta di ignorare che ci sono centinaia di nomadi francesi, cittadini francesi da sempre. E siccome Valls appartiene al partito socialista e non ai lepeniani ai quali strizza l’occhio, le espulsioni vengono lette come un suo dictat, suscitando il putiferio politico: poche ore fa il deputato ecologista indipendente Noel Mamère ha chiesto l’intervento del presidente Francois Hollande ”perchè incarna un certo numero di valori” ed ”è lui che deve giudicare se il suo ministro degli interni aderisce ai valori e agli impegni della sinistra o no”.
L’ex ministro Francois Baroin chiede le dimissioni di Valls  se Leonarda dovesse tornare in Francia. L’affaire Leonarda mette in crisi il governo Hollande e le sue politiche di immigrazione.



Lascia un commento