Peperoni: poteri stellari

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Sono passati almeno 10 anni dall’uscita di ognuno dei film che rivisiteremo in questo spazio, eppure, nel bene o nel male, nulla pare essere cambiato. Pare che le tematiche siano più attuali del previsto. Dunque, si ripropongono, proprio come i peperoni. Speriamo solo di digerirli il prima possibile[/note]

[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/07/Schermata-2013-07-12-alle-14.20.02.png[/author_image] [author_info]Alice Bellini. Scrittrice, si laurea in cinematografia tra Londra e New York. Non è una critica di nulla, ma le piace dire la sua, sapendo che, comunque, la risposta a tutto è inevitabilmente 42.[/author_info] [/author]

30 ottobre 2013 – Quello delle libere associazioni è un gioco che mi è sempre piaciuto moltissimo. È una delle poche esperienze di totale libertà che si possono gustare nella vita, non solo perché si può associare ciò che si vuole, ma anche perché nessuno può contestarlo.

E io non so se siano state le mie libere associazioni, o una questione di mere coincidenze, ma quando questi giorni è uscito nelle sale Wikileaks – Il Quinto Potere, non ho potuto fare a meno che pensare al Quarto di Orson Welles. Che poi la cosa è buffa, perché i due film possono essere collegati tra di loro solo qui nel Bel Paese, perché in qualsiasi altra parte del Mondo The Fifth Estate e Citizen Kane non avrebbero modo di ricordarsi a vicenda.

E allora, coincidenza o associazione che sia, rendiamo onore a questo binomio che, quasi ironicamente, solo noi italiani, purtroppo o per fortuna, abbiamo il privilegio (o la sfortuna) di poter fare.

Noi che un cittadino Kane ce l’abbiamo in casa da vent’anni a questa parte, comodamente seduto sulle sue poltrone, siano essere quelle del governo, quelle delle sue reti televisive, quelle dei suoi giornali, o quelle della sua “prigione”. Noi che da vent’anni assistiamo a un progressivo annientamento dell’informazione in funzione di una manipolazione nazionale. Noi che veniamo bombardati quotidianamente da notizie sandwich, ricette di cucina, omissioni, censure, veline e reality show. Tutte al servizio di un unico, sorridente mafioso. Noi che l’unica arma che ci è veramente rimasta è questa Internet così intangibile, eppure così potente. Noi che l’unico modo che abbiamo di aggirarlo e combatterlo è quello fare informazione “alternativa”, usando canali “alternativi”. Noi che di questo scontro tra poteri titani siamo i primi combattenti, con tutti i rischi che esso comporta. Perché l’unico modo in cui il Quinto potere permette di combattere al suo fianco è quello di entrare in guerra senza alcun tipo di scudo, fidandosi in maniera spietata e imprescindibile solo ed esclusivamente della resistenza della propria pelle, non solo fronteggiando un nemico perfettamente bardato, ma non avendo nemmeno la sicurezza che nelle proprie stesse schiere non ci siano degli infiltrati.

Passato alla storia come uno dei film più significativi e magnifici del cinema, una vera e propria pietra miliare della storia del grande schermo, Quarto Potere è una monumentale e imponente pellicola del 1941, diretta e interpretata dall’altrettanto istrionico Orson Welles. Racconta la vita del magnate ed editore Charles Foster Kane, proprietario di varie testate giornalistiche, che, ossessionato dalla fama, sfrutta il suo potere mediatico per soddisfare la sua sete di potere governativo. Il cittadino Kane è un uomo che proviene dal basso, figlio di “nessuno”, che, spietato, carismatico e assolutamente senza scrupoli, ha risalito con le sue sole forze la scala del successo, del potere e della fama. Insomma, uno che si è fatto da solo.

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Il ritratto retroattivo, premonitore e inquietante di un uomo privatamente disperato, putrefatto dalla sua stessa insaziabile avidità, solo, completamente solo, nonostante la sua fama, vittima della sua stessa costruzione, ormai incementato nei panni di un personaggio da cui non può sfuggire e per cui ha sacrificato tutto, per rimanere, alla fine, con un pugno di mosche. Ché sicuramente avrà soldi, televisioni, tette e capelli, ma credo che nessuno con un briciolo di valore baratterebbe stima, fiducia o amore per qualunque delle suddette cose.

Il regno di questo Cittadino si mantiene su apparenze e copertine, comunicati e monologhi, corruzione e ignoranza, smanie di grandezza e favoritismo. E nonostante Erik Gandini lo descrisse bene con il suo Videocracy, così brutale da fare paura. Nonostante Sorrentino ne parli da anni, tra Divi, Grandi Bellezze e Conseguenze dell’amore. Nonostante la stampa estera ne scrisse di tutti i colori. Quel suo potere sembra non essere scalfito da nulla, anzi.

Perché è un nuovo tipo di potere, che segue le regole del gossip, del bene o male purché se ne parli, della fama e non della competenza. La manipolazione è alla base. Non l’opinione autonoma delle persone, ma il come gestirla, il “come far pensare la gente”. Un potere quarto e, al contempo, primo, perché, arrivato ultimo, è quello che ha saputo ridere meglio e farsi beffa dei primi tre, non necessariamente più importanti, ma teoricamente più robusti. Da garante si è fatto minaccia, camaleontico e agguerrito, travestito da se stesso e ancora in grado, per qualche strano motivo, di suscitare credibilità. E mi rifiuto di chiamarlo informazione, come teoricamente dovrebbe essere, perché non è in questo che consiste. È una truffa e così deve essere definita.

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Per qualche fortuito caso, il titolo inglese di Wikileaks – Quinto Potere è The Fifth Estate, che, sebbene in lingua inglese si riferisca ad una nicchia di persone che operano secondo regole e norme diverse da quelle secondo cui la società normalmente funziona, in italiano, volenti o nolenti, il titolo sembra contenere un chiaro riferimento al famoso cittadino di Orson.

Non parlerò del film, anche perché, oltre che ad essere fin troppo giovane per questa rubrica, ancora non l’ho visto. Lo userò solo per appellarmi ancora una volta al gioco delle libere associazioni e ragionare su questo potere che, tra Snowden e Assange, Internet e Greenwald, Miranda, Manning e il Guardian di Rusbridger, è tristemente in opposizione ai primi quattro, che non fanno altro che cercare di soffocarlo, quando invece dovrebbero contenerlo automaticamente. Un potere paradossale, devoto alla legalità e alla giustizia, eppure illegale e perseguitato. Un potere a cui realmente spetterebbe il nome di “informazione” e che invece viene denigrato a colpi di “infiltrazione”, “divulgazione” e “tradimento”.

Come la bellezza è negli occhi di chi la guarda, il potere è nelle mani di chi lo detiene. Ma se nel caso dei primi quattro entrarne in possesso è più burocratico e complicato, il quinto permette una democraticità più immediata e un accesso più semplice a quelli che sono gli strumenti per esercitarlo, fosse anche un semplice blog, o un sito internet.

Come già scrissi nel mio primissimo peperone, parlando di 1984 e NSA, il quinto potere è un’arma a doppio taglio, come gli altri, ma forse anche di più. La completa inesistenza di qualsiasi tipo di regolamentazione in merito lascia spazio a una libertà completa, ma anche al caos più totale. Non c’è filtro, né garanzia. E a quel punto non ci resta che fare affidamento su noi stessi e sugli altri, unici veri garanti, e al contempo possibili infiltrati, di questo potere che è, in una volta sola, nelle mani di tutti e di nessuno. Tutto dipende dall’uso che se ne fa, consapevoli della responsabilità che si ha.

In un’epoca in cui l’onestà e la salvaguardia dei civili sono atti illegali e di alto tradimento, in cui la manipolazione si accaparra il diritto d’informazione e la nostra salvezza giace nello stesso mezzo che, al contempo, spia e immagazzina ogni nostro dato e movimento, il paradosso si fa sempre più gigantesco. La consapevolezza di tutto questo è forse l’unica vera salvezza, l’unico mezzo che, seppur incapace di distruggere il marcio, perlomeno può mostrarlo. E a quel punto ignorarlo è una questione di scelte di vita.

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In conclusione, dando libero sfogo alla mia associazione più nerd, godrò di poter parlare di uno dei miei film preferiti, sperando di svelare, a modo mio, quello che rende Guerre Stellari così bello. Perché Star Wars, prima di essere un film di fantascienza, è tante altre cose e solo chi si ferma a un livello superficiale non riesce a vederlo. Star Wars è la storia dell’umanità, una tragedia greca nelle stelle, il coraggio della scelta di Antigone, la coerenza della punizione di Edipo, il dolore di una Medea.

E il quinto potere è un po’ come La Forza di Guerre Stellari, in opposizione al Lato Oscuro del quarto. La Forza è dentro ognuno di noi, a volte in maniera più intensa, a volte meno, ma comunque presente. Come essa si sviluppa dipende esclusivamente dall’uso che ne facciamo. Tra un Jedi e un Sith passa il soffio di una scelta, o meglio, di un sentimento. Così uguali, eppure così diversi, i mezzi usati sono infatti gli stessi: spade laser, navicelle spaziali, meditazione, disciplina e una causa per cui lottare. La differenza sta nella paura, via maestra per il Lato Oscuro. La paura di fallire, la paura di essere sconfitto, la paura di cedere. La paura che porta ad accettare le menzogne e le manipolazioni di un quarto potere snaturato, piuttosto che perdurare “l’illegalità” del quinto in nome di una libertà non tanto d’azione, quanto di pensiero.

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Non ci sono scorciatoie per arrivare alla Forza, non c’è un modo più facile di diventarne un maestro, nessuna concessione, nessun occhio chiuso: per essere Jedi bisogna affrontare un Sith. Sia esso fuori o dentro di noi, l’unico modo per conquistare la Forza e disfarsi del Lato Oscuro è quello di distruggerlo, nella speranza che poi tanta spietatezza non sia necessaria e che un Anakin si risvegli prima che sia troppo tardi.

Così, mi chiedo: ma se Darth Fener alla fine ha dato ragione a Luke e Kane sul letto di morte ha sussurrato il nome di Rosabella, allora il nostro B pronuncerà quello del suo Dudu?

[to be continued…]



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