Corridoio Nord – 8 parte

A settembre 350 profughi sono stati rimandati in Italia, intercettati mentre cercavano di raggiungere la Svezia. Parte da Milano il  reportage che ripercorre il viaggio dei siriani verso il nord Europa

di Lorenzo Bagnoli, da Copenaghen, per Terre di Mezzo

10 novembre 2013 – 9.500 EURO. Questo il prezzo della salvezza, pagato ai trafficanti, per una famiglia di 4 persone in fuga da Aleppo a Stoccolma. 

MILANO – Quanto costa un’odissea? Quanto costa salvare la propria pelle dalle bombe? Fino alla penultima tappa del viaggio lungo il Corridoio Nord, quella rotta che attraversa l’Europa da Sud a Nord, la domanda resta sospesa a mezz’aria. Chi è ancora in corsa non sa fino a che punto dovrà mettere mano ai suoi risparmi. Alaa invece lo sa.

È arrivato da sei mesi a Malmo ed ormai si sente già uno svedese. Tra cinque anni spera che il suo sentimento si trasformi in un passaporto dell’Unione europea. Sul suo viso punteggiato da una barba cortissima, bianca e grigia, si legge la serenità di chi sa di essere scampato alla morte. E non ha più paura a raccontare la sua storia. “Vivo in un sobborgo di Malmo, ho degli amici qui. Ho tutti i documenti validi per cercare un lavoro, mi hanno insegnato lo svedese e l’inglese. Ora posso ricostruirmi una vita”, racconta. “Chi ha i soldi arriva facilmente. Per gli altri, invece, è quasi impossibile”. Il suo viaggio, per quattro persone, è costato 9.500 euro. Finiti nelle tasche dei trafficanti che smerciano uomini in tutta Europa.

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Piovono bombe, su Aleppo. Alaa e la sua famiglia non possono più restare. Ma Aleppo è una prigione, da cui fuggire è difficile. Almeno fino a quando non si corrompono i secondini alle frontiere. L’odissea comincia con 500 euro pagati al confine con la Turchia. C’è poi il passaggio fino ad Alessandria d’Egitto, da dove partono le carrette del mare a Lampedusa. Al conto si aggiungono altri 500 euro. Da Alessandria il “biglietto” per salpare costa circa 2.500 euro. Alaa e la sua famiglia naufragano e scampano d’un soffio l’appuntamento con la morte. Erano su una delle barche affondate in ottobre.

Risalgono l’Italia in treno, perché sanno che Milano è la porta d’Europa. E qui il viaggio di Alaa ha avuto la sua svolta. Arriva in Stazione centrale, come tutti: “Ti avvicinano tante persone per proporti le traversate dell’Europa. Dipende da quanto sei disposto a pagare”. Fino a seimila euro, per Alaa, si può fare. Tanta è la richiesta di un gruppo di falsari che a Milano gli procura quattro documenti falsi. Quei pezzi di carta, secondo cui Alaa è di nazionalità greca, gli hanno risparmiato la fatica di risalire l’Europa, le palpitazioni ad ogni frontiera, la paura di non farcela. In fondo ne è valsa la pena. “Siamo partiti da Malpensa, volo diretto per Stoccolma: nessuno ci ha detto niente”.

La risalita del corridoio Nord finisce quando Alaa spegne la sigaretta sul marciapiede di fronte al Migrationsverket e scandisce: “Ho tutto qui. Qui sanno cosa sono i diritti umani, mi trattano come una persona e non come una pietra”. È questo il sogno che spinge tanti verso Nord. La memoria corre ai due momenti più tragici del suo viaggio. In Egitto, quando ha assistito ai pestaggi dei trafficanti di Alessandria, che volevano incutere il terrore in chi ancora doveva prendere il mare. E in mare, quando pensava di non farcela, quand’era certo che quel legno infossato dal peso delle 250 persone a bordo sarebbe diventata la sua bara in fondo al Mediterraneo.

Scaccia quelle immagini dagli occhi con un battito di palpebre. Apre il viso olivastro in un sorriso cordiale e porge la mano per salutare. “In bocca al lupo”, dice. Un augurio a tutti coloro che nonostante le sventure già subite, le sofferenze, la paura, la mancanza di denaro, il timore di finire in carcere o essere rispediti indietro, risaliranno lungo il corridoio Nord, in cerca di quella pace che Alaa ha trovato in un sobborgo di Malmo.



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