La musica della settimana – 8

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Nell’enorme flusso di informazioni che ci investono ogni giorno, le parole sono importanti, e le notizie pure.
Per fare ordine in questo magma continuo, ogni settimana Q Code Mag selezionerà sette storie per fare un po’ di ordine, per riassumere i momenti che meritano più di altri. Per fare il punto.
E visto che la musica è il veicolo migliore, ognuna di queste sarà accompagnata da una canzone che la rappresenta, che ne descrive l’essenza.
Per fare ordine, per essere ricordata. Per mettere un punto e andare a capo.[/note]
[author] [author_image timthumb=’on’]https://www.qcodemag.it/wp-content/uploads/2013/12/IMG_1659.jpeg[/author_image] [author_info]a cura di Alessandro Tibaldeschi. Ultra trentenne pentito, giornalista musicale, speaker radiofonico in pensione, dopo una carriera iniziata a diciassette anni e finita per sopraggiunta paternità. Padre di una bellissima bambina e compagno innamorato. Amante del gelato e della birra artigianale, tifoso della Pro Vercelli, si sveglia ogni mattina con qualche canzone strampalata nelle orecchie. Non canta sotto la doccia, ma non si tira indietro su quelle di Peppa Pig e dello Zecchino d’Oro per dovere familiare. QCode gli ha dato l’arduo compito di commentare in musica le notizie della settimana. Riusciranno i nostri eroi?[/author_info] [/author]
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dal 25 febbraio al 7 marzo 2014
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Bob Dylan – Things have changed

Anche se non sembra, è un pezzo molto recente di quello splendido scorbutico di Bob Dylan. E raccoglie tutti i foschi presagi di quel periodo, la metà degli anni ’60, nei quali tutto stava davvero cambiando. Colpo dopo colpo.

Christian Elia, La schiena di Sonny

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Chingon – El Rey

Quando si parla di Messico, le prime cose che vengono in mente sono i narcos e i gruppi mariachi.
Il punto d’incontro tra questi due flash sono i Chingon, gruppo rock tex-mex il cui nome vuol dire ‘impressionante’.
La loro musica sgocciola sangue da tutte le note, ma solo perché il chitarrista è Robert Rodriguez, regista e produttore di alcuni dei film più trash e truculenti di sempre, da Machete a Grindhouse.
Certo, dietro a el Chapo la striscia è di sangue vero e purtroppo non di succo di pomodoro. Ma visto che sono finalmente riusciti a beccarlo abbiamo lo spazio per festeggiare un po’.

Filippo Carpen, Il mito del Chapo

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Patty Smith – Land: Horses/Land of a Thousand Dances/La Mer(De)

È un mondo strano, quello in cui viviamo. Le imprese delocalizzano anche quando non ce n’è ragione, anche quando fanno utili. E molti ragazzi, nati attorno al 1975, anno di pubblicazione di Horses, restano a casa.
Patti Smith in quegli anni raccontava la rabbia sociale, e quella ripetizione continua e asfissiante della parola ‘horses’ sottolinea il grande caos nel quale molti lavoratori si trovano ancora oggi.
Decidete pure voi se quei cavalli che corrono sono i ragazzi o le aziende. Di gente in fuga sempre si tratta.

Angelo Miotto, #Privaliapeople, si torna a manifestare

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Luisa “Lu” Colombo – Maracaibo

Appena ho letto il titolo, ‘Rally & cocaina’, non sono riuscito a resistere.
Tutti a scuotere il culo, zazà

Lorenzo Bagnoli, Rally & cocaina

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Francisco Villa – Carabina 30 30

Lottare contro i mulini a vento, con tutti i difetti del mondo, non è così semplice.
Ma a volte, con un semplice fucilino sembra di avere la possibilità di cambiare tutto.

Angelo Miotto, Un anno senza Chávez 

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Manu Dibango – Soul Makossa

I ragazzi del Codice sono dei burloni e stavolta mi hanno messo davvero in crisi.
Ma a me le sfide piacciono e guardate cosa ho scoperto a proposito della Guinea Equatoriale: che uno dei generi musicali più popolari in quell’angolo d’Africa è la makossa, musica urban nata in Camerun e arrivata cacchia cacchia anche da noi grazie a grandi professionisti come Manu Dibango. Più vicina e familiare di quanto potesse sembrare.

Marcello Sacco, Il Portogallo e lo strano business guineano

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Catherine Wheel – Ma Solituda

Un album che parla d’amore, una canzone che parla d’amore. È l’unico pensiero (d’amore) che mi viene, se penso alla desolazione di una generazione perduta come quella dei bambini siriani del 2014.

Tytty Cherasien, Quando lo sporco l’hai attaccato addosso

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