Spagna: La III República

Re Juan Carlos non è più re. E il principe Felipe non lo è ancora. Ci vuole un passaggio parlamentare, una ley organica, che prevede il trapasso di poteri e di corone da una testa all’altra. Ma non c’è precedente.

di Angelo Miotto

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3 giugno 2014.- Una legge non c’è perché questa è la prima volta per Madrid: l’unico articolo che norma la situazione dice che si deve procedere con una legge, che il partito di Mariano Rajoy avrà preparato da tempo, e che probabilmente, speculano i quotidiani spagnoli, sarà di un unico articolo dove si dica che i poteri passano da Juan Carlos a Felipe.

Questo è, meglio sarebbe, il momento di dire a gran forza che è giunto il momento di scegliere. Fra monarchia e Repubblica, la terza repubblica.

Difficile credere che nelle stanze dei segretari di partito, o dei vecchi baroni che hanno fatto la storia di Spagna, proprio non si sapesse nulla di questo abdicare che arriva come un finto fulmine a ciel sereno il 2 di giugno 2014. Il re aveva preso la sua determinazione da gennaio, dicono degli speciali oin line che sono già ben imbottiti di materiale fin dalla pubblicazione della notizia. Certo il re è vecchio e malato, ha subito tredici interventi, come dire che una grande o piccola redazione un coccodrillo ce l’ha pronto nel cassetto. Ma ci sono dei dati politici, come, ad esempio quella strana intervista a Felipe Gonzales, che nei retroscena della storia anche oscura spagnola c’è fino al collo, in cui diceva che in nome della stabilità sarebbero state legittime grandi e larghe intese, che in Spagna significano un governo o una maggioranza PP-Psoe.

 

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Questo è il momento, eppure i socialisti, illegali e perseguitati sotto il franchismo, riconoscono per bocca del loro segretario uscente Alfredo Perez Rubalcaba di essere di tradizione republicana, ma sostengono l’investitura del principe Felipe.

Secondo le cronache giornalistiche solo il segretario dei giovani socialisti avrebbe posto la questione, non solo a parole, ma inviando anche l’adesione alle manifestazioni che stanno attraversando la Spagna al grido ‘referendum’! I soscialisti spagnoli, che hanno appena preso una legnata elettorale nel voto europeo, hanno visto spuntare il germoglio della fine del bipartitismo e come elefanti isterici sono saliti in bilico sulla seggiola, mentre da sotto li guarda da tutta la sua altezza e possanza un topolino: Podemos forte di un milione e centomila voto più voto meno, cinque seggi a Bruxelles che finiranno nelle braccia di Tsipras. Podemos è una gemmazione dei movimenti che sono nati dal 15M, dagli indignados. E questa posizione del Psoe e dei suoi baroni dell’esecutivo del partito certifica la morte del partito stesso, incapace di leggere la contemporaneità e il futuro, arroccandosi su posizioni che usano la naftalina come massimo della trasgressione e della lungimiranza politica.

Naiz.info: Iñaki Egaña; Juego de tronos, biografía no oficial de Juan Carlos Borbón

A poche ore dalla notizia dell’abdicazione le piazze spagnole,da Madrid alle città periferiche, fino a piazze all’estero, erano un carosello dei bei colori della bandiera repubblicana, e l’hastag di riferimento #referendumya! #aporlatercera spopolava sulla rete. Foto di dieci, ventimila persone nelle piazze delle metropoli, bandiere repubblicane esibite anche ai balconi degli ayuntamentos di molte cittadine e paesini.

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Izquierda Unida, Equo, Podemos: tutti convinti che si debba dare la parola al popolo per dire se vuole continuare con un nonsenso anacronistico e dannoso oppure tornare alla forma repubblicana.

Ha mosso il re, e lo scacco matto avrebbe bisogno di sempre maggior appoggio popolare, perché il re è nella sua torre e ha deciso da mesi le sue mosse, simulando e calcolando parola per parola, pro e contro, stringendo alleanze, disponendo le proprie pedine. La casa reale vorrebbe una successione entro i primi di luglio, cioè a rotta di collo, anche perché i sondaggi del Cis, il centro di indagine sociologica di stato, dice che il favore popolare per i reali è uno dei livelli più bassi.

È il momento di cambiare, il re che abdica e la foto su twitter da una città spagnola con una ghigliottina grandezza naturale. Non c’è nemmeno bisogno di inumidire le tavole di legno, anche se in un Paese che ha lasciato morire il dittatore nel suo letto è cosa ormai assodata che non consumare fino in fondo la catarsi fa male, anzi malissimo. Il re non c’è più. Teneteli buoni, i reali, per il turismo, dietro una teca, o nelle località di vela, del buon vino e dei giochi spensierati di chi non sa fare altro lavoro.

Non sono sudditi, quelli che gridano nelle piazze, sono cittadini.

 

 

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