Bboys a Kasserine

Tunisia, un laboratorio aperto di break dance nella cittadina culla della rivoluzione del 2011. Il progetto di due giovani ragazzi che credono che i messaggi positivi della cultura hip hop possano allontanare i giovani dall’estremismo e dalle attività illecite della strada

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testo e video di Cora Ranci

foto di Alessia Tibollo

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4 giugno 2014 – Il centro giovanile di Kasserine è un edificio basso, moderno, con le pareti scrostate e i vetri rotti. Il vento freddo tira forte – siamo in montagna – e le porte sbattono. C’è aria di abbandono. Ma quando Azmi e Med arrivano, con le loro camicie colorate e gli zaini costellati di adesivi, la prospettiva cambia. La palestra è grande e luminosa. Med collega le casse allo stereo. Iniziano ad arrivare dei ragazzini, avranno sì e no 15 anni. Trascinano dei materassi al centro della stanza: un gesto automatico, lo fanno ogni volta che vengono ad allenarsi. Sono i bboys di Kasserine: un laboratorio aperto di break dance messo in piedi grazie all’intraprendenza di due 26enni che ricordano la loro adolescenza in questa remota provincia nell’entroterra tunisino, dove l’hip hop, dicono, gli ha “salvato la vita”.

«Quando avevo 13 anni vedevo dei ragazzi più grandi di me ballare la break dance alla stazione degli autobus – racconta Med, fotografo e videomaker freelance – mi piacevano i loro movimenti, e così ho provato a imitarli. Ho scoperto di non essere male, anzi, ho scoperto di essere proprio bravo. E così ho cominciato».

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«A Kasserine non c’è niente da fare. Non ci sono parchi, luoghi dove giocare, attività per i giovani. La maggior parte delle persone finisce per stare in strada, nei giri del contrabbando e della droga», spiega Azmi, che ha studiato all’estero ma poi è tornato in Tunisia, anche se non sa ancora per quanto. «Non biasimo chi si trova costretto a dedicarsi alle attività illecite, ma noi qui vorremmo aiutare i giovani a sviluppare un’idea positiva del loro futuro».

Nel 2011, la rivoluzione tunisina è partita da qui. Un territorio povero, quello di Kasserine, dove il 59,1% della popolazione (che in totale conta circa 80mila abitanti) è senza istruzione, e dove solo il 35% dei giovani di età compresa tra i 10 e i 29 anni è alfabetizzato. La disoccupazione reale è stimata intorno al 40%. Le proteste tre anni fa iniziarono come veri moti popolari: quando raggiunsero le coste e la capitale, si parlò di rivoluzione dei gelsomini, ma qui, a Kasserine, la rivoluzione ha avuto un altro odore. Siamo in montagna, la campagna è pietrosa. L’Algeria è a pochi chilometri, lungo la strada i banchetti vendono taniche di benzina da contrabbando. 48 morti nel 2011: Kasserine è la città dei martiri della rivoluzione. Ma camminando tra queste strade sterrate, dove un temporale crea una palude, viene da chiedersi se sia davvero cambiato qualcosa da quel gennaio del 2011, dove proprio qui partì la scintilla delle cosiddette primavere arabe – le chiamammo così in occidente sospinti dall’entusiasmo di quelle piazze piene, ma oggi, alla luce di quello che avviene in Siria, Egitto e Libia viene da chiedersi se abbia ancora senso usare questa espressione.

 

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Oggi la Tunisia ha una nuova Costituzione, per certi versi considerata molto progressista, e il prossimo autunno si terranno le prime vere elezioni democratiche. Ma la transizione è una fase difficile e le tensioni non mancano, come ha dimostrato il recente arresto di Amani, un noto attivista e blogger (poi rilasciato). L’insidia del terrorismo si è insinuata anche qui, in questo triangolo che è la Tunisia, incuneata tra l’Algeria e la Libia. E proprio il territorio di Kasserine si presta a facili infiltrazioni. A meno di 10 km dalla città, sul monte Chambi, si trovano basi operative armate e campi di addestramento per jihadisti, dove si stima si celino circa 500 persone. L’esercito di Tunisi gli fa la guerra, ogni tanto il monte Chambi viene bombardato, nel cielo si alzano colonne di fumo nero e a Kasserine riecheggiano i boati delle esplosioni.

«Quando sei giovane, non hai niente da fare e il futuro ti appare incerto, sei facile preda dell’estremismo», spiega Azmi. Il pensiero corre alle parole preoccupate del signore conosciuto sul louage durante le quattro ore di viaggio tra Tunisi e Kasserine: «Il maggiore dei miei figli non trova lavoro da tanto tempo e adesso dice che vuole andare alla montagna. Qualcuno gli ha messo in testa delle brutte idee».

Il monte Chambi visto da Kasserine durante un'operazione dell'esercito tunisino contro i gruppi islamici armati presenti nella zona. La foto è stata scattata da Alessia Tibollo, cooperante Cospe, unica occidentale presente a Kasserine

Il monte Chambi visto da Kasserine durante un’operazione dell’esercito tunisino contro i gruppi islamici armati presenti nella zona. La foto è stata scattata da Alessia Tibollo, cooperante Cospe, unica occidentale presente a Kasserine

 

“Tenere i giovani lontano dall’estremismo” è uno degli obiettivi dei Bboys di Kasserine. Lo si legge nel progetto che Azmi e Med hanno scritto con cura per cercare finanziamenti di sostegno al loro laboratorio. «Vi conviene costituirvi in associazione», gli spiega il loro concittadino Soufiene, che collabora con la Ong italiana Cospe, presente a Kasserine, a progetti di tutela ambientale e sa come muoversi nel panorama della nuova legislazione. Sotto il regime di Ben Ali, formare un’associazione era praticamente impossibile. Dopo la rivoluzione invece il processo associativo è stato facilitato e si stima che solo nel governatorato di Kasserine siano sorte negli ultimi tre anni ben 600 associazioni.

Ora la musica è ad alto volume. È il momento della battle, così si chiama: tutti in cerchio, in mezzo, uno per volta, si danza sul break beat. Giri vorticosi sulle spalle, mani che applaudono al ritmo della musica. La gioia sui volti dei ragazzini è incontenibile. «Quando vengono qui si divertono, ballano, si stancano, sorridono, dimenticano tutto il resto, e tornano a casa, contenti», dice Med con aria soddisfatta. E viene da pensare che, all’ombra di quella montagna, stia fiorendo un tessuto civile attivo e propositivo. Un nuovo spazio pubblico, forse fino ad ora una delle più importanti conquiste della rivoluzione.

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