Nu Guo, viaggio nel paese delle madri

Il film di Francesca Rosati Freeman e Pio D’Emilia racconta la società matriarcale della comunità Moso, minoranza etnica del sud est della Cina

di Redazione

15 giugno 2014 – Tra i Moso, minoranza etnica dello Yunnan, nel sud est della Cina, non esistono matrimoni e convivenza legalizzati, ma le unioni avvengono nottetempo nella stanza dei fiori, luogo della casa appositamente adibito. I figli vengono cresciuti dalla famiglia della madre, dove gli zii ricoprono il ruolo paterno mentre ai padri naturali è riservato esclusivamente un ruolo affettivo. La storia della comunità Moso, circa 40mila persone che vivono nei villaggi intorno al lago Lugu, alle pendici dell’Himalaya, è una storia di matriarcato, alla quale l’antropologa Francesca Rosati Freeman ha dedicato dieci anni di studio e un libro, Bevenuti nel paese delle donne, scritto nel 2008. Dopo altri due mesi di permanenza tra i Moso insieme a Pio D’Emilia (storico corrispondente italiano in Estremo Oriente de Il Manifesto e de L’Espresso, oggi corrispondente di Sky Tg24) è nato Nu Guo – Nel nome della madre, film documentario autoprodotto e primo lavoro cinematografico per i due autori.

Nel nome della madre - fotogramma del film

Nel nome della madre – fotogramma del film

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Basata sulla pratica del consenso, questo tipo di struttura sociale ha dato vita a una società egualitaria, pacifica e armonica, in cui ogni tipo di violenza, soprattutto verso le donne, è assente. È la dabu, cioè la donna anziana, che guida la famiglia e tutti i suoi discendenti portano il cognome materno. Questo sistema familiare non contempla il matrimonio né la convivenza. Il film, scrivono gli autori nella presentazione, è “un messaggio forte e chiaro sull’esistenza di modelli “diversi” di società. Una sfida alla pretesa di universalità della famiglia patriarcale. Dove il femminicidio non esiste, e la parola stessa è intraducibile”. “Nu Guo” sarà proiettato oggi, 15 giugno, alle 21.30 al Cinema America Occupato di Roma (via Natale Del Grande 6, Trastevere), alla presenza degli autori Francesca Rosati Freeman e Pio D’Emilia.

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