La strage (fascista) dimenticata

34 anni fa, una bomba esplodeva nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna, facendo 85 morti e 200 feriti. Oggi molti giovani non conoscono quella storia, ma una cosa la sanno: i mandanti non sono stati trovati

 di Cora Ranci
@coraranci

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2 agosto 2014 – Anche quest’anno la lapide coi nomi delle persone morte nell’attentato della stazione di Bologna è al centro del manifesto per la commemorazione della strage. Ha scelto così l’Associazione che riunisce i famigliari delle vittime, che per ogni 2 agosto, dal 1982 a oggi, stampa sempre la stessa immagine. La si vede affissa in giro per Bologna, l’immagine della lapide, che se non fosse per quello squarcio lasciato dalla bomba sul muro sembrerebbe l’elenco dei caduti in una guerra lontana e finita. E invece è stato appena 34 anni fa, in tempo di pace. Un sabato mattina, nell’estate del 1980: la stazione affollata di persone in viaggio per l’Italia, chi da sud e chi da nord, in uno dei principali scali ferroviari del Paese. I bolognesi ricordano che alle 10.25 c’era già un caldo afoso, quando il boato della bomba risuonò in tutta la città.

Nel 2010, in occasione del 30° anniversario della strage del 2 agosto, è stato fatto notare che la maggior parte dei giovani, anche bolognesi, non conosce la storia di quell’attentato. Gli allievi della scuola di giornalismo di Bologna hanno realizzato un servizio intervistando un po’ di adolescenti incontrati in strada, toccando con mano ciò che con maggiore scientificità aveva già dimostrato uno studio condotto dal centro Cedost (Centro di documentazione storico politica sullo stragismo).

E cioè che non solo molti giovani faticano ad associare la data del 2 agosto 1980 con l’attentato alla stazione, ma che la stragrande maggioranza non sa che si trattò di un attentato di matrice neofascista. Molti, addirittura, alla domanda “chi mise quella bomba”, rispondono, senza esitazione: “le Brigate Rosse”.

Eppure, le BR le bombe non le avevano mai messe. A Milano, a Brescia, sui treni: dal 1969 in poi, erano sempre stati i fascisti. Certo, anche le BR impiegavano la violenza. Nel 1980 avevano ammazzato il vicepresidente del CSM Vittorio Bachelet. Ma le bombe, quelle che uccidono indiscriminatamente chiunque si trovi lì, per puro caso di un destino infame, quelle le BR non solo non le mettevano, ma le rifiutavano ideologicamente. Certo, false rivendicazioni brigatiste arrivavano sempre. Anche per il 2 agosto è successo.

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ascolta la telefonata a Radio Popolare con cui le BR smentirono responsabilità per la strage

La-strage-di-Bologna

Ancora, molti giovani mostrano di non sapere che gli esecutori della strage sono stati individuati. Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, terroristi della formazione di estrema destra dei NAR, sono stati condannati all’ergastolo dalla Corte di Cassazione nel 1995 (ma continuano a dichiararsi innocenti). C’è anche Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni poiché minorenne all’epoca dei fatti. Per tutti, l’accusa è quella di aver materialmente commesso la strage. La cosiddetta “pista palestinese”, caldeggiata a suo tempo da Francesco Cossiga (che nell’agosto 1980 era presidente del Consiglio), è stata dichiarata infondata giusto due giorni fa dai magistrati della Procura di Bologna che hanno chiesto l’archiviazione per i presunti terroristi dell’est europeo, il tedesco Thomas Kram e la polacca Crista Margot Froelich. Secondo i magistrati, non ci sono ipotesi alternative a quella neofascista che abbiano superato la soglia del dubbio.

Sull’“ignoranza di massa” dei fatti relativi alla strage del 2 agosto è intervenuto qualche giorno fa il politologo Gianfranco Pasquino, secondo cui i giovani starebbero crescendo in un “vuoto di memoria” di cui sono colpevoli media e politica, che tendono ad appiattire tutto alle sterili polemiche politiche. Nelle interviste, però, accanto a una scarsa conoscenza dei fatti emerge, granitica, una convinzione diffusa che coincide con un’amara verità: i mandanti, i veri registi dell’attentato non sono mai stati “trovati”. I giovani, questo, lo danno per scontato: una constatazione espressa con normalità, quasi si trattasse di un fatto ordinario. Non scompone l’impunità per un crimine tanto atroce – 85 morti e 200 feriti: fino a quel momento, la strage di civili più cruenta di tutta l’Europa postbellica.

Le sentenze a carico degli appartenenti alla destra eversiva hanno messo in evidenza le responsabilità relative a una “programmata azione di depistaggio opportunamente predisposta e inserita in una complessa strategia” iniziata fin dall’agosto 1980. Basta un episodio noto ma dimenticato. Nel gennaio 1981 una valigia contenente la stessa miscela esplosiva della bomba utilizzata per l’attentato a Bologna fu trovata sul treno Taranto-Milano. All’interno, documenti falsi e biglietti aerei: un tentativo di deviare le indagini verso una pista legata al terrorismo internazionale. Un tentativo messo in atto da Pietro Musumeci, generale del SISMI – nonché affiliato alla P2 di Licio Gelli, ma questo lo si scoprirà solo qualche tempo dopo. Fu soltanto uno degli innumerevoli tentativi subdoli e indiretti mirati a “screditare la riferibilità della strage ad un’autonoma decisione di gruppi terroristici organizzatisi in Italia, nell’area della destra eversiva”, hanno scritto i magistrati.

“I mandanti avranno un volto”

2ago

Quest’anno, sotto la lapide, sui manifesti commemorativi, parole speranzose. I famigliari delle vittime hanno preso alla lettera il cosiddetto decreto Renzi sulla declassificazione degli atti relativi alle stragi di stato. L’attuazione di quella norma incontra molti ostacoli pratici, come hanno fatto notare gli addetti ai lavori. È anche difficile pensare che tra gli archivi della Repubblica si celi un documento contenente la verità nascosta. Ma negli intenti politici, quel decreto indica la volontà di superare una storia fatta di reticenze e deresponsabilizzazione. Sarebbe un forte segno di discontinuità: una buona occasione per riacquistare un po’ di fiducia, anche tra i giovani, che non sanno molto, ma l’essenziale – che la verità, ufficialmente, non la si sa – quello lo sanno bene.

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