La Corte penale internazionale ritira le accuse contro Uhuru Kenyatta, presidente del Kenya invischiato nelle violenze post elezioni del 2007
[author] [author_image timthumb=’on’]http://www.buongiornoafrica.it/wp-content/uploads/2012/06/raffa01.jpg[/author_image] [author_info]di Raffaele Masto. @RAFFAELEMASTO. Faccio il giornalista e lavoro nella redazione esteri di Radio Popolare. Nei miei oltre venti anni di carriera ho fatto essenzialmente l’inviato. In Medio Oriente, in America Latina ma soprattutto in Africa, continente nel quale viaggio in continuazione e sul quale ho scritto diversi libri dei quali riferisco in altri spazi del blog www.buongiornoafrica.it. Insomma, l’Africa e gli africani, in questi venti anni, mi hanno dato da vivere: mi sono pagato un mutuo, le vacanze e tutto ciò che serve per una vita di tutto rispetto in un paese come l’Italia.[/author_info] [/author]
6 dicembre 2014 – Il procuratore della Corte Penale Internazionale ha ritirato ogni accusa di crimini contro l’umanità ai danni del presidente keniano, Uhuru Kenyatta, il primo capo di Stato, e per di più in carica, a comparire davanti alla Corte dell’Aja.
«Le prove raccolte – ha scritto il procuratore – non sono riuscite a confermare le presunte responsabilità di Kenyatta. Per questa ragione sono state ritirate le accuse a suo carico. Un gesto – sottolinea – che non pregiudica la possibilità di presentare in futuro nuove accuse nei suoi confronti, sulla base delle stesse circostanze, nel momento in cui saranno ottenute prove sufficienti a supporto di questa azione legale».
Non ci si faccia illusioni. Non verranno presentate nuove prove. Kenyatta esce indenne da questa vicenda sebbene tutti sappiano che in quel 2007 fu uno dei mandanti dei disordini che fecero migliaia di morti e fuggiaschi.
Come è accaduto che un procuratore abbia inizialmente stabilito che c’erano prove sufficienti per rinviare a giudizio Kenyata, e oggi invece sia costretto a dire che quelle prove non ci sono?
Da quel 2007 Kenyatta è diventato sempre più potente. Non era presidente del Kenya e lo è diventato. Nel frattempo alcuni testimoni chiave si sono ritirati, secondo alcuni osservatori dietro le pressioni dello stesso Kenyatta e del suo entourage. Non ci sono prove che ciò sia avvenuto, naturalmente. Ma i dubbi, ovviamente sono tanti.

Kenyatta, a destra, stringe la mano al suo vice Ruto dopo la decisione della Corte dell’Aja – president.go.ke
In tutta questa vicenda ci sono anche grandi responsabilità della Corte Internazionale che non ha saputo portare a processo Kenyatta in tempi ragionevoli e, soprattutto, prima che diventasse presidente.
Ora i giochi sono fatti e c’è da aspettarsi che a breve anche le accuse contro il suo vice, William Ruto, accusato degli stessi misfatti, verranno archiviate. Questa vicenda non è una vittoria della giustizia.
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