Abitare nella crisi

La crisi degli affitti non risparmia nemmeno
le cooperative di inquilini.
E il modello rischia di non poter reggere a questa stagione

In principio, sono poche migliaia di euro: sembra una sciocchezza recuperarli. Basta ricominciare a lavorare o trovare un salario migliore. Invece il debito si trascina negli anni, appare incolmabile, conducendo spesso fino alla sentenza di sfratto. Lo sanno le 200 famiglie che hanno attualmente in corso un piano di rientro con la Cooperativa Abitare. Ormai la casa è un costo impossibile da reggere persino nelle cooperative di inquilini, dove una volta si potevano ottenere gli affitti più bassi. Ma la crisi sta mettendo in discussione persino questo modello. In mezzo, ci sono le storie delle famiglie che entrano in morosità e cominciano a vivere un incubo.

Roberto e Laura (nomi di fantasia, ndr) sono entrati in questa situazione nell’aprile 2010. Così, d’improvviso: sono bastati tre mesi di Laura senza stipendio e altri due con una busta paga molto inferiore a quanto guadagnava prima. Risultato: i 700 euro al mese di affitto e spese sono diventati ingestibili. Per di più, la bolletta si appesantisce di mese in mese a causa dei rincari sulle spese per il riscaldamento. Roberto ha portato sempre a casa lo stipendio, ma uno solo non era sufficiente:

«O si mangiava o si pagava l’affitto», ricorda. Ritrovarsi in cooperativa lo rassicurava: era certo che avrebbe trovato un accordo con il Consiglio d’amministrazione. D’altronde, seppur in minima parte, Roberto è anche proprietario dello stabile. L’accordo trovato però è troppo oneroso, così dopo trimestri di pagamenti parziali, l’8 novembre 2010 la cooperativa lo esclude dall’essere socio. E Roberto lo viene a sapere solo il 21 dicembre, senza mai essere stato convocato.

Dopo l’esclusione, è possibile far partire nel caso anche la procedura per lo sfratto: «Ti dicono che siamo una cooperativa, che ti devi sentire proprietario anche tu. Poi quando una famiglia va in difficoltà per pochi mesi senza oltretutto smettere mai di pagare questo sono i risultati. Si sono disinteressati al nostro piano di rientro e ai nostri sforzi», racconta.

«Il presupposto che gli inquilini possano ricominciare a pagare dopo un momento di crisi è una bugia. Non succede mai», commenta Leo Spinelli, segretario milanese del Sicet, il sindacato inquilini della Cisl. Seppur limitate, le bollette in arretrato diventano irrecuperabili per i redditi degli inquilini oggi. L’instabilità dei salari mette così in pericolo le cooperative di inquilini che possono contare solo sui soldi dei propri soci per tenere in ordine i conti.

Il caso della famiglia di Roberto e Laura finisce davanti a un giudice, che condanna la coppia a versare un quinto dello stipendio di Roberto fino a che il debito con Abitare non verrà estinto. Per evitare di far vivere ai bambini il trauma di uno sfratto si sono trasferiti prima che la sentenza diventasse esecutiva.

A due anni di distanza dalla sentenza, ancora non sanno che ne sarà dei 9 mila euro rimasti nei depositi infruttiferi della Cooperativa Abitare. Si tratta, in sostanza, di una cauzione che si paga nei primi mesi per poter entrare negli appartamenti. Il 60 per cento subito, il restante 40 in altri due anni. La cifra finale a cui Roberto e Laura dovevano arrivare era di 11.627 euro. «Li rivoglio indietro – spiega Roberto – se li prendessero come cifra per estinguere il debito ormai mi resterebbero ancora 5 mila euro». Al momento la Cooperativa ha definito “congelata” quella cifra.

Federica, invece, abita in via Ornato da dieci anni. E non ha intenzione di lasciare la cooperativa. Operaia specializzata, ora è in cassintegrazione e il suo canone è diventato troppo alto. A dicembre 2013, è sotto di 4.300 euro. Il piano di rientro prevede pagamenti di 200 euro al mese in più rispetto al suo canone normale. «Non li avevo prima, perché mai dovrei averli adesso che sono nella stessa situazione?» si chiede.

Il debito continua a crescere e in cinque mesi sfonda gli 8 mila euro. Oltre all’indennità di occupazione (arrivata a 2.400 euro a luglio) che paga da quando, dopo sei mesi di morosità, le hanno tolto la tessera di socia, Federica si è trovata nella casella della posta buste con conguagli che non si spiega.

«Vorrei che mi fosse congelato il debito, così le rate sono diventate ingestibili: al trimestre devo pagare 2.900 euro, lo scorso trimestre erano 2.600» dice. Secondo Federica e un altro gruppo di una decina di inquilini, l’obiettivo dell’amministrazione è togliere dalla lista dei soci gli ultimi arrivati in quartiere, per vendere gli immobili ad agenzie che li piazzano poi a prezzi di mercato.

Già ci sono una ventina di appartamenti venduti così. Il presidente di Cooperativa Abitare Silvio Ostoni smentisce con forza questa interpretazione. E assicura: «Non aumenteranno«. Anche perché è lunga la fila di chi punta ancora alla casa in cooperativa: la lista d’attesa arriva 1.400 persone.

 

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