#ITALY4PALESTINE: la discussione arriva in Parlamento

Schermata 2015-01-22 alle 10.45.31

Venerdì 23 gennaio il Parlamento italiano verrà chiamato ad esprimersi sul riconoscimento dello Stato di Palestina. Dopo i deputati francesi, inglesi, spagnoli e irlandesi e dopo il voto del parlamento UE a favore del riconoscimento dello Stato di Palestina, sarà il parlamento italiano a doversi esprimere, nel solco tracciato dalla Svezia, ad oggi unico Paese europeo ad aver ufficialmente riconosciuto la Palestina da membro dell’Unione. Il voto del parlamento non equivale al riconoscimento ufficiale del governo, ma è di fatto il primo dei molti passi di un cammino di giustizia, diritto ed equilibrio, vero presupposto alla fine di ogni violenza.

Venerdì 16 gennaio le mozioni sul riconoscimento dello Stato di Palestina sono state presentate in Parlamento. La prima è stata quella di Erasmo Palazzotto di Sel: «È arrivato il momento che la comunità internazionale si assuma le proprie responsabilità rispetto a questo conflitto – ha spiegato Palazzotto – Tutti ci diciamo a parole disponibili, ci diciamo a parole impegnati, per arrivare ad una soluzione. Al contrario, però, tutti i tentativi, anche di mediazione, della comunità internazionale o del Governo degli Stati Uniti, vani si sono rivelati ed ogni volta ci siamo trovati a dovere ricercare le cause del fallimento di questo o di quel negoziato di pace».

Palazzotto ha proseguito ribadendo come il conflitto non abbia mai avuto connotati religiosi, ma sempre politici che ha portato a un’estremizzazione delle due parti.

Penso che il dibattito che stiamo facendo sul riconoscimento dello Stato palestinese oggi sia un dibattito che riguarda anche la responsabilità della comunità internazionale nel riequilibrare la proporzione delle forze in campo anche dentro il tavolo negoziale.

«Riconoscere oggi lo Stato di Palestina penso sia anche un modo per riportare la risoluzione di questo conflitto nell’alveo del diritto internazionale: in questo momento il conflitto non è tra due Stati, è tra uno Stato sovrano, con un esercito e, dall’altra parte, un’autorità nazionale che non ha l’uso legittimo della forza, che non possiede un esercito e un popolo che subisce ogni giorno le mortificazioni legate a quelle che Israele definisce misure di sicurezza, ma che in realtà connotano una vera e propria occupazione».

Ha seguito l’intervento Gianluca Rizzo del Movimento 5 stelle per i quali il riconoscimento non assume solo un valore simbolico, ma è anche carico di pragmatismo. «L’Italia è un Paese cardine del Mediterraneo ed è anche interesse per la nostra sicurezza che la vicenda palestinese si avvii finalmente verso una soluzione normata dal diritto internazionale. Il problema del riconoscimento della Palestina è anzitutto quello di recuperare un ruolo della comunità internazionale nella risoluzione di un conflitto che le parti non sono state in grado di risolvere o che è degenerato in una colonizzazione de facto di una delle due parti contro quella più debole. L’Italia è stata per anni all’avanguardia delle relazioni con il mondo arabo guadagnando sul campo il rispetto reciproco di quei popoli. Negli ultimi anni, purtroppo, questa vocazione ad essere portatori di pace nel Mediterraneo si è andata via via assottigliando, specialmente da parte della politica che ha preferito schierarsi ideologicamente dalla parte del Governo israeliano invece di chiedere con la necessaria fermezza il rispetto degli accordi sottoscritti e del diritto internazionale».

Una posizione politica a cui, secondo Rizzo, non corrisponde a parte della società civile italiana che «ha continuato a lavorare con le società civili israeliana e palestinese con progetti di cooperazione dal basso, di sostegno alle popolazioni, di scambio culturale».

Pensiamo a persone straordinarie come Vittorio Arrigoni, proprio il suo Stay Human, il suo restare umani, oggi impone a noi deputati della Repubblica di approvare questa – e le altre mozioni che hanno analogo contenuto – per riconoscere lo Stato di Palestina.

Rizzo risponde anche a chi pensa che il riconoscimento sia prematuro e che sia un errore che non aiuta la pace. «Troppo presto? Dal 1948 il popolo palestinese attende di poter vivere come gli altri popoli sulla sua terra da 67 anni. Donne, uomini, bambini e bambine palestinesi, vivono oggi in una sorta di Bantusthan sudafricani dei tempi dell’apartheid, oppressi da insediamenti militari e colonie illegali condannate dal diritto internazionale da decine di risoluzioni dell’ONU. Tutto ciò non ha portato più sicurezza per gli abitanti di quelle zone: gli israeliani vivono un continuo clima di militarizzazione e terrore, i palestinesi subiscono l’occupazione militare continua e indefinita».

La parola poi è passata a Pia Locatelli, prima firmataria di una mozione presentata da Gruppo misto, Psi e Pli. La sua riflessione ha avuto come punto di avvio la presenza di una rappresentanza diplomatica palestinese a Roma e di un consolato italiano a Gerusalemme est: segno di rapporti istituzionali già avviati.

«Noi socialisti riteniamo che sia importante sostenere la leadership legittima del Presidente Abbas e delle istituzioni palestinesi, scongiurando il rischio di un rafforzamento di altre entità politiche che pretendono di rappresentare i palestinesi. Nello spirito della Carta dell’ONU, appare ormai indubbio che esista un popolo palestinese storicamente definito e un diritto di autodeterminazione da riconoscere, mentre sempre negoziabili dovranno essere i suoi confini e le altre condizioni, pur nel quadro delle risoluzioni ONU».

Locatelli risponde anche a chi vuole condizionare il riconoscimento dello Stato di Palestina alla ripresa dei negoziati:

La ripresa dei negoziati non è nelle sole mani del Presidente Abbas, e quindi porre tale condizione è quasi paradossale.

«Riconoscere una pari dignità tra le due parti negoziali è, a nostro avviso, precondizione oggi alla ripartenza del negoziato, perché sostiene il potere legale del Governo palestinese legittimo e contribuisce a spingere entrambe le parti verso la strada del negoziato».

L’ultima mozione all’ordine del giorno di cui si è discusso è quella presentata da Gianluca Pini della Lega, in netto contrasto con le altre, che vede nel riconoscimento una presa di posizione unilaterale e la scelta di stati come la Svezia fughe in avanti che accelerano situazioni di crisi e tensione, forzature che bypassano il dialogo tra le parti.

Per Pini l’Europa ed Israele sono accumunati dalla preoccupazione per l’estremismo islamico nella regione mediorientale e nordafricana, regione in cui la Lega vede l’unico presidio democratico della regione.

«Apprezziamo, comunque, questo dobbiamo dirlo per onestà intellettuale, che almeno una parte del sistema politico palestinese abbia accettato il metodo diplomatico come principale strumento d’iniziativa, archiviando la stagione del terrorismo che era legata alla vecchia Olp. Riteniamo che la causa del processo di pace debba avanzare attraverso il dialogo di tutte le parti coinvolte, anche con l’apporto dell’Unione europea, degli Stati Uniti e della Federazione Russa. Nessuno nega alla Palestina il diritto, dopo avere svolto un percorso veramente democratico e allontanato la parte violenta, di poter in qualche modo assurgere al concetto di Stato, di poter arrivare al punto di sviluppare una pace attraverso una sua costituzione, però questo non può prescindere da quello che è il dialogo».

Diciamo di non assecondare né agevolare ulteriori tentativi unilaterali dell’Autorità nazionale palestinese tesi ad ottenere il riconoscimento internazionale dello status di Stato sovrano senza che sia intervenuto un accordo bilaterale preventivo con lo Stato d’Israele.

Pini ha chiuso ribadendo che un punto fondamentale della mozione è quello di «favorire ogni genere di misura che possa contribuire all’indebolimento di Hamas, la cui presenza noi vediamo come un ostacolo insormontabile a qualsiasi processo di pace, in particolare escludendo il movimento islamista dalla gestione degli aiuti di ricostruzione della Striscia di Gaza. Come vedete, non abbiamo predisposto e presentato una mozione che ha una valenza ideologica di contrapposizione, ma consideriamo questa mozione un contributo fattivo a quello che è secondo noi il percorso naturale e più agevole per arrivare effettivamente a quel processo di pace che tutti quanti abbiamo richiamato».

Hanno chiuso la discussione parlamentare alcuni interventi. Secondo l’Onorevole Marietta Tidei, del Partito Democratico, «La comunità internazionale deve assumersi le proprie responsabilità molto di più rispetto a quanto abbia fatto fino ad oggi. Quella palestinese è una società che, per quel che riguarda le proprie classi dirigenti, è estremamente laica ed in gran parte si è formata nelle università occidentali. La Palestina potrebbe essere, se noi la aiutiamo, un avamposto della laicità, dei diritti e delle libertà civili. Il mio auspicio è che si possa giungere ad una mozione condivisa tra più forze politiche per dare ancora più forza all’atto di riconoscimento, e mi auguro che si possa arrivare al voto in tempi rapidi».

Un’apertura più tenue, invece, quella del suo compagno di partito Vincenzo Amendola: «Tutti noi, ripeto, siamo uniti dall’idea di due popoli e due Stati. Il punto nel Medio Oriente di oggi, nella comunità internazionale di oggi è come arrivarci è necessario ricostruire un’azione diplomatica ed un’azione positiva, non solo per i soldi e le risorse che noi spendiamo per la cooperazione e gli aiuti, ma per la necessità di portare pace e stabilità in un contesto che apre a nuovi conflitti, e sappiamo anche che la collaborazione con altre potenze necessarie ed alleate dentro al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è necessaria».

Massimo chiusura, invece, da parte di Paolo Alli (NCD) e Daniele Capezzone (Forza Italia): «Israele e gli ebrei non sono solo Israele e gli ebrei: sono il simbolo stesso del nostro Occidente. Lo sono per noi, e lo sono anche per i nemici dell’Occidente, per i nostri nemici, per i nemici della libertà e della democrazia, ad ogni latitudine. Non credo che possa esserci simmetria ed equidistanza tra uno Stato che ha scelto da sempre la via della democrazia e della libertà, e chi, invece, non ha ancora saputo, potuto o voluto liberarsi dall’ombra o dall’ipoteca del terrorismo. L’eventuale riconoscimento di uno Stato palestinese al di fuori di un accordo di pace complessivo tra le parti non favorirebbe la ripresa dei negoziati diretti, ma, al contrario, rappresenterebbe un ulteriore ostacolo sulla via della pace. Forza Italia chiede al Governo di evitare di compiere atti e gesti simbolici che possano rappresentare forme di riconoscimento o portare ad un’accelerazione di qualsiasi processo di riconoscimento di uno Stato palestinese al di fuori del negoziato diretto e di un accordo di pace complessivo tra le parti».



1 comment

  1. Pingback: Dossier #Italy4Palestine | Q CODE Magazine

Lascia un commento