Di Michel Hazanavicius, con Berenice Bejo, Annette Bening, Maxim Emelianov, Abdul-khalim Mamatsulev
Di Irene Merli
Finalmente un film importante sulla tragedia della Cecenia. In grado di raggiungere il grande pubblico e far vedere un realtà diversa da quella che viene descritta dalla maggior parte dei media (potentemente filtrata da Mosca): un’opera che insegue l’autentico attraverso tre storie intense e coinvolgenti, che prima corrono parallele e poi si incrociano, con un gioco di montaggio elaborato
Sulle catastrofi umanitarie, infatti, non bastano più i documentari, neppure i più belli: sono gli stessi operatori umanitari a dire di aver bisogno di una platea più vasta per riuscire a mostrare cosa succede davvero nei teatri degli stermini più lontani.
Hadji ha 9 anni e di colpo si trova orfano, con un fratellino di pochi mesi tra le braccia. I soldati russi hanno ucciso i suoi genitori e la sorella maggiore davanti alla loro casa. Lui non ha visto, ha sentito le grida. Ma si era nascosto e riesce a scappare, anche se non sa neppure dove. L’importante è andarsene lontano da lì, dove ha perso tutto, lontano dalla fila di carri armati che passano sulla strada.
Altri fuggiaschi, quando lo vedono solo, lo fanno salire un camion e ben presto Hadji si trova in un centro per l’infanzia dell’Unhcr, dove lavorano un’instancabile operatrice inglese (Annette Benning) e una delegata della Commissione per i diritti umani dell’Unione Europea (Bérénice Bejo).
Il piccolo non parla più, neppure con le interpreti e gli altri bambini ceceni. E scappa quasi subito dal centro. Per poi incontrare per caso, sporco e affamato, la giovane funzionaria francese, che lo porterà’ a vivere con lei. Ma sua sorella Raissa, 17 anni, è sopravvissuta, e sta disperatamente cercando sia lui che il fratellino di pochi mesi tra bombardamenti, case distrutte, campi profughi.
Contemporaneamente, vediamo arrestare un ragazzo russo, a Perm: la polizia lo becca con un po’ di marijuana, lo arresta e invece di metterlo in carcere lo invia, in divisa, nell’inferno della guerra cecena. Kolya, strappato da un giorno all’altro alla sua vita di studente, perde presto le sue resistenze da normale essere umano e si trasforma in una macchina di guerra.
In pratica, mentre Hadji nel suo percorso riuscirà a tornare a una vita normale, a Kolja avverrà esattamente il contrario. E le loro due storie si incroceranno solo alla fine del film, che ha potente e inaspettata circolarità con l’inizio, rivelandoci così una tragica interrelazione tra le vicende.
Hazanavicius, francese ebreo di origine lituana, dopo il grande successo di pubblico e di critica di The artist ha scelto un soggetto di ben altra natura. Che affronta con una particolarissima fotografia ” sporca” e nessuna concessione retorica, melodrammatica o sensazionalistica.
The Search si ispira a un famoso film americano degli Anni Quaranta (Odissea tragica di Fred Zinnemann) ma somiglia più a Germania anno Zero di Rossellini, ed è stato girato in Georgia, in 4 lingue: inglese, francese, russo e ceceno. Kolja è infatti interpretato da un ottimo attore russo, come tutti gli altri russi del film, e i personaggi ceceni sono stati scelti nella comunità’ fuggita in Georgia a causa della guerra con Mosca.
Il punto di vista del regista è chiaro: i ceceni non sono per nulla tutti terroristi, come afferma la propaganda di Putin, quello che è avvenuto nel loro Paese non è un’operazione antiterrorismo, ma una vera guerra con grandi spiegamenti di mezzi e la comunità’ internazionale si è dimostrata inerte davanti alla catastrofe.
Hazanavicius, ha dichiarato, voleva mettere in luce un conflitto che nessuno conosce, parlando di cosa significa trovarsi oggi in una situazione di guerra.” Ma non ho risposte, o soluzioni, che sono estremamente complesse. ho solo mostrato come il ragazzino protagonista sia l’unica possibilità di interrompere il terribile ciclo di violenze. E non volevo imporre immagini ” pornografiche”. Le morti filmate sono poche. Più che altro ho cercato di far vedere le conseguenze della guerra, i cadaveri, e la preparazione, come si diventa capaci di uccidere”.
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