Il diario delle elezioni polacche

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17 Ottobre 2019

Quel che all’inizio sembrava un trionfo dell’ultradestra, alla fine restituisce un quadro più complesso

Giovedì 10 ottobre.

Arrivo a Varsavia al termine di una giornata che ha assunto una sfumatura inaspettatamente positiva, e non solo per il caldo che si respira nel bel mezzo della Capitale: Olga Tokarczuk, prosatrice femminista, animalista, sostenitrice dei Verdi e schierata a favore di ogni minoranza, ha appena vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

La sua investitura potrebbe avere qualche influenza sul voto di domenica, anche perché la scrittrice si è affrettata a dedicare il Premio ai polacchi, e a ricordare loro che: “Domenica è molto importante recarsi alle urne. Dobbiamo scegliere tra democrazia e autoritarismo”.

Questa sua dichiarazione, annoterà qualcuno, è stato l’attacco più potente sferrato al governo del PiS (Giustizia e Libertà) dall’opposizione lungo l’intero arco della campagna elettorale; mentre il PiS, per bocca del suo Ministro della Cultura, Piotr Gliński, si affretta a ribattere che – dopo questa vittoria – tenterà di riprendere in mano i libri di Olga Tokarczuk, che pure non era mai riuscito a finire di leggere. Mi addormento a tarda notte, ancora emozionato per la scelta del Nobel (Olga Tokarczuk è autrice che seguo da molti anni) e pensando che domenica – vincendo contro la Macedonia – la Polonia si potrà qualificare matematicamente per gli Europei del 2020. Rischia di diventare un weekend molto nazionalista.

La prima pagina di "Wyborcza" il giorno dopo la vittoria del Nobel di Olga Tokarczuk - foto di Alessandro Ajres

Venerdì 11 ottobre.

Mi alzo di buon mattino per andare all’appuntamento con l’Ambasciatore italiano, Aldo Amati, il quale mi spiega quali sono secondo lui i motivi per cui il PiS vincerà nuovamente e prolungherà di altri quattro anni la propria esperienza di governo. La questione, del resto, non sta nel capire se il PiS vincerà o meno, ma se riuscirà ad avere la maggioranza assoluta (pari a 231 seggi in Parlamento). Al successo reiterato del PiS, sostiene l’Ambasciatore, ha contribuito anzitutto il provvedimento “500+”, quello che garantisce 500 złoty mensili (circa 125 euro) alle famiglie per OGNI figlio. In un paese in cui la retribuzione minima è salita solo di recente a 523 euro/mese, si tratta decisamente di un aiuto cospicuo.

Peraltro, Jarosław Kaczyński (presidente di PiS) ha promesso in campagna elettorale di voler portare lo stipendio minimo a 4000 złoty/mese (circa 1000 euro), riprendendo ed ampliando una proposta di Lewica (Sinistra) che si era “fermata” più ragionevolmente a 2700. La discussione se questo tipo di aiuto statale sia, o meno, corroborante economico a lungo raggio è da lasciare a un futuro più lontano: al momento, i polacchi paiono voler prendere tutto quel che lo Stato gli offre. E da questo punto di vista, il PiS non si è fatto mancare nulla: ha inserito la tredicesima per i pensionati, detassato il lavoro dei giovani fino ai 26 anni, sostenuto concretamente i contadini colpiti da siccità e gli allevatori di bestiame colpiti dalle regole “troppo rigide” dell’UE.

Nella cornice delle promesse elettorali, una categoria cui è stata dedicata particolare attenzione dal PiS è quella degli insegnanti, il cui stipendio risulta più alto soltanto di quelli in Bulgaria all’interno dell’Unione. L’anno scorso, gli insegnanti hanno fatto molti giorni di sciopero, rimettendoci anche molta parte dei loro (miseri) stipendi; mentre quest’anno hanno optato per quello che qui si chiama, curiosamente, strajk włoski – sciopero italiano. Consiste nel fare solo ed esclusivamente il necessario retribuito da contratto, senza prestarsi agli straordinari o attività extra-scolastiche. Il PiS ha promesso loro un aumento salariale del 16% a partire dal 1 gennaio 2020, in caso di vittoria.

I rapporti diplomatici ed economici tra l’Italia e la Polonia del PiS sono molto buoni, conferma l’Ambasciatore, che sottolinea come tale vicinanza si concretizzi soprattutto nel campo dell’aeronautica, dell’automotive, dei macchinari, dell’edilizia e dei farmaceutici.

Di recente, la Polonia ha comperato elicotteri Leonardo per 380 milioni di euro; mentre sono in fase di risoluzione problemi denunciati dai gruppi industriali Salini-Impregilo, Astaldi e Pizzarotti dopo la vittoria di cospicui bandi per l’esecuzione di lavori edilizi e stradali. “Il governo polacco ripone molta fiducia nella collaborazione con l’Italia, i cui industriali sono stimati soprattutto per il modo discreto ed efficace con cui operano.

Altrettanto buoni sono i rapporti con la Germania, che non perde occasione per rimarcare la vicinanza nei confronti del vicino polacco”, racconta Amati. Un altro capitolo interessante è quello dei migranti, con particolare riguardo alle sorti degli italiani che sempre più spesso decidono di vivere qui. “A Varsavia ci sono ormai moltissimi giovani italiani, che vengono a lavorare nelle multinazionali per arricchire il proprio curriculum e poter ambire, così, ad un miglioramento della posizione iniziale anche in un’altra capitale europea”. I dati ufficiali parlano di 7500 italiani registrati in Polonia, di cui il 40% residente in modo stabile a Varsavia. Ma le cifre salgono parecchio, se si prova ad ipotizzare il numero degli italiani non registrati all’AIRE, tanto da poter immaginare 7-8000 italiani solo nella capitale.

Del resto, il mercato polacco ha bisogno come il pane di lavoratori (anche stranieri) e accoglie di buon grado 2 milioni di ucraini e un gran numero di indonesiani e bengalesi, i quali, dal canto loro, appena possono approdano in Germania lasciando un vuoto da colmare di continuo. L’importante, ha dichiarato di recente il nuovo ambasciatore in Italia in orbita PiS, Anna Maria Anders, è che a colmarlo siano immigrati “con le nostre stesse radici culturali”.

Manifesto che celebra i 20 anni della Pl nella NATO - foto DI Alessandro Ajres

Sabato 12 ottobre.

Il monito del silenzio elettorale del giorno precedente le elezioni colpisce molti di quelli con cui vorrei parlare. Pertanto, prima di recarmi all’appuntamento con Anna Tarczyńska (Lewica), rassicurandola che tanto l’articolo uscirà ben dopo i risultati, mi diletto con qualche calcolo. A fronte di un calo del PiS, inatteso ma pur sempre possibile, e di una buona percentuale di voto raggiunta da Lewica e KO (Coalizione Civica, formata da Platforma Obywatelska, Nowoczesna e Verdi), infatti, i giochi potrebbero riaprirsi.

Temprato da quanto accaduto in Italia, la prima domanda che faccio alla candidata di Lewica, proveniente dalle file di Wiosna (Primavera), risulta pertanto: “Sareste pronti a governare con KO e altri soggetti, qualora i numeri ve ne dessero la possibilità?”. La risposta è sincera e diretta: “Certo che sì. Noi siamo sempre stati aperti ad un’alleanza con la Coalizione, così come volevano molti dei nostri sostenitori. Loro, invece, lo hanno ritenuto poco efficace. Se dovessimo avere i numeri, tuttavia, non esiteremmo a mettere i nostri numeri a disposizione di KO e a chiedere anche quelli dei Popolari”. In verità, i Popolari (PSL) sono un partito cristiano fortemente radicato tra i contadini, che a queste elezioni si è presentato insieme al movimento anti- europeista di Kukiz’ e risulterebbe piuttosto difficile l’incastro, ma tant’è: un accordo così composto, con la presenza di KO, Lewica e PSL, si è concretizzato per il voto al Senato (il cosiddetto pakt senacki – patto del Senato), laddove l’opposizione ha deciso di presentare un candidato comune contro quello del PiS, onde evitare di farsi concorrenza e poter almeno limitare i danni alla camera alta.

Quando allerto la candidata di Lewica del pericolo di mettere assieme idee così diverse, mi pare piuttosto fiduciosa (o forse, è l’impossibilità della realizzazione dell’ipotesi che la fa parlare): “Non credevamo neanche di poterci alleare con SLD (Alleanza della Sinistra Democratica) ma poi ci siamo resi conto che – nelle differenze – le basi da cui partiamo sono le medesime, l’uguaglianza dei cittadini su tutte le altre”. Lewica, giova ricordarlo, è una coalizione che, oltre a Wiosna (maggiormente indirizzata verso tematiche ecologiche), mette assieme Razem (Insieme, concentrato sui diritti sociali) e SLD appunto, connotato da una visione socialista dell’economia. Dai sondaggi, la coalizione è indicata al 12-13% e Tarczyńska è piuttosto raggiante in proposito: “In questo senso, i sondaggi sono stabili e noi siamo molto contenti di riportare la sinistra in Parlamento dopo quattro anni di assenza”.

Malgrado la tentazione che colpisce vari giornalisti stranieri, infatti, Platforma Obywatelska (Piattaforma Civica) e la sua coalizione con Verdi e Nowoczesna (Moderna) non può essere considerata un elemento di centro- sinistra all’interno dello spettro elettorale polacco, che invece tornerà ad arricchirsi di una forza progressista grazie – appunto – ai rappresentanti di Lewica.

Le loro ricette per il Paese vanno esplicitamente in questa direzione: 1600 złoty di pensione sociale garantita per TUTTI i pensionati, indipendentemente dal loro percorso lavorativo, affitto concordato di abitazioni civili a 20 złoty/mq (5 euro/mq) e – dal punto di vista dei diritti civili – libertà di aborto garantita fino alla dodicesima settimana ed eliminazione della clausola di coscienza, matrimoni tra persone dello stesso sesso, abolizione dell’ora di religione scolastica a carico dello Stato, tasse a carico della Chiesa sugli edifici di sua proprietà e sulle entrate derivanti dal lascito delle tasse. Inoltre, Tarczyńska, e con lei tutta la coalizione, vorrebbero lavorare per un inasprimento delle pene per chi – sui social media e non solo – si lascia andare ad affermazioni offensive o evidentemente false. “Comunisti ladri!”, è uno dei ritornelli governativi.

Manifesti elettorali - foto di Alessandro Ajres

Domenica 13 ottobre.

Varsavia è attraversata da un’energia che si può afferrare e trasformare in movimento, proposte, ambizioni. Io, dal canto mio, mi rifugio nelle proiezioni del Festival del Cinema che si tengono all’interno del mastodontico Palazzo della Cultura, dove un paio di film eccezionalmente belli mi impegnano per quasi tutta la giornata. Alla sera, mentre lo stadion Narodowy (stadio Nazionale) va riempiendosi di tifosi agghindati in bianco-rosso dalla testa ai piedi, le trasmissioni televisive incominciano a prevedere le intenzioni di voto. L’affluenza pare subito aver raggiunto livelli molto alti (risulterà la tornata elettorale più “partecipata” da trent’anni a questa parte, il che vuol dire tornare al 1989!), dato che tutti auspicavano.

Ben presto, però, i sondaggi fanno spiccare il volo al PiS, che già intorno alle 21.30 (le urne si sono chiuse alle 21) è pressoché certo di aver ottenuto la maggioranza ASSOLUTA dei voti: inizialmente gli si attribuiscono 239 seggi in Parlamento, che alla conta reale saranno 235. Insomma, pare un trionfo di Kaczyński e della sua squadra di governo.

Quel che sembra surreale, ma non a noi italiani abituati da sempre a immagini simili, è che festeggiano TUTTI: la Coalizione Civica perché ha “tenuto” col 27,4% (pari a 134 parlamentari), e perché le elezioni presidenziali appaiono ora tutte da decidere; Lewica perché è tornata in Parlamento col 12,56% e 49 seggi; il PSL (8,55%, 30 seggi) e Konfederacja (6,8%, 11 seggi) perché hanno superato lo sbarramento malgrado la poca visibilità che i media hanno garantito loro. Festeggia soprattutto Jarosław Kaczyński, che compare al cospetto del suo staff elettorale e dei suoi sostenitori per dire che, sì, il PiS ha raccolto molto, ma che merita di raccogliere ancora di più. Insomma, è festa dappertutto, anche perché i sondaggi possono essere ancora migliorati dalla conta reale dei voti e perché manca ancora il conteggio del Senato. E poi, superando 2-0 la Macedonia, la Nazionale si è qualificata matematicamente per la fase finale degli Europei 2020.

La sqaudra polacca schierata prima del match con la Macedonia (del Nord) - foto di Alessandro Ajres

Lunedì 14 ottobre.

Mentre i giornali italiani ed esteri annunciano il trionfo dei nazionalisti del PiS, la Wyborcza (il quotidiano più letto in Polonia) osserva come tutti abbiano fiducia nel dato reale dei voti: “Tutti contano su un risultato migliore”, titola, ed ospita un fondo di Jarosław Kurski (“Questa non è la fine, ma solo l’inizio), che invita a non disperdere le forze di un’opposizione coesa.

La prospettiva del trionfo del PiS, in effetti, inizia a cambiare durante l’arco della giornata, dato che il Senato (100 seggi) ha delle regole diverse: poco contano le percentuali raggiunte dai partiti; conta solo il candidato e quanti voti riesce a convogliare e, in questo senso, il pakt senacki potrebbe pesare parecchio. Intanto, mi tuffo nell’analisi del voto parlamentare per età e per aree del Paese.

Come prevedibile, i voti per il PiS aumentano con l’aumentare dell’età degli osservati. Nella fascia tra i 18 e i 29 anni, PiS e KO sono praticamente alla pari (26,4%, 24%); la forbice si allarga tra i 30-39 (PiS 36%, KO 29%); mentre dopo i 60 anni la differenza è pressoché irreparabile (PiS al 55%, KO al 25%). Inoltre, tra i contadini il PiS fa registrare oltre il 67% dei voti e tra gli abitanti delle campagne il 58%. Tutt’altra direzione, invece, prende il voto dei residenti a Varsavia e all’estero, che fa registrare la Coalizione Civica al primo posto (42,5%) seguita da lontano dal PiS (27,5%) e poi SLD (18,9%). Ancora più nello specifico, il voto dei polacchi in Italia rafforza ulteriormente KO (44,5%) rispetto al PiS.

Tutti e cinque i seggi assegnati alla circoscrizione di Varsavia per il Senato (che include i voti dei polacchi all’estero) saranno appannaggio dell’opposizione; inoltre, a Varsavia uno dei leader di Lewica, Adrian Zandberg, mette assieme ben 133000 voti (Małgorzata Kidawa-Błońska di KO 408766 e Kaczyński “appena” 244639) e la coalizione di sinistra sfonda il 18%. Cracovia non fa eccezione alla regola delle grandi città che sfuggono al PiS, facendo registrare il 35,3% alla Coalizione Civica e il PiS al 33,2; mentre Lewica ottiene il 15,1%. Incredibile il risultato di KO a Danzica, dove sfiora il 50% (si attesta al 48%) col PiS distaccato di 20 punti percentuale! Si capisce facilmente, dunque, dove il PiS abbia marcato la differenza, ovvero ancora una volta nelle campagne e nelle zone più povere. Intorno alle 18 iniziano a circolare i primi dati ufficiali del Senato che mettono a repentaglio la vittoria del PiS. Il dato viene confermato alle 19: il Senato va all’opposizione con 52 seggi (4 sono indipendenti, al PiS ne vanno 48).

Malgrado il ristretto ambito d’azione riservato al Senato, questo significa che il Parlamento governato dal PiS dovrà ricominciare a trattare con qualcuno, a confrontarsi e fors’anche ad accettare dei compromessi. “Il PiS aveva fatto la bocca ad avere il 50%, mentre ha una maggioranza normale appesa al filo di qualche seggio. E ha perso il Senato”, riassumerà il giorno dopo “Gazeta Wyborcza”.
Era iniziato come il weekend del perfetto nazionalista, ma i lunedì, si sa, sono un’altra cosa…