Sciamàdda/3

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4 Marzo 2022

Un diario di bordo dell’abitare in forma di dispacci da Genova

Il 9 marzo 1938, nei cantieri navali Ansaldo di Genova Sestri Ponente, il sottosegretario per l’Africa italiana Attilio Teruzzi presenzia al varo della bananiera Ramb III, costruita per portare le banane prodotte in Somalia (all’epoca colonia italiana), dal porto di Mogadiscio al porto di Napoli a pieno carico e senza soste intermedie.

All’inizio della Seconda Guerra Mondiale la Ramb III viene convertita in incrociatore per la Regia Marina. Divenuta tedesca, ribattezzata Kiebitz (pavoncella d’acqua) e utilizzata come posamine, viene affondata nel porto di Rijeka nel 1944 a seguito di un bombardamento.

Vi rimane fino al 1947 quando viene recuperata degli jugoslavi e portata ai cantieri navali Uljanik di Pola. Qui viene ricostruita e ribattezzata Galeb (gabbiano), diventando in seguito il panfilo presidenziale di Josip Broz Tito.

Mentre la nave veniva costruita nei cantieri navali Ansaldo, poco più distante, nel centro della città, il silos granaio Hannebique contava già trentasette anni di vita. Venne chiamato così perché fu il primo edificio costruito in Italia utilizzando calcestruzzo armato brevettato nel 1892 (anno di nascita anche di Tito, ndr) da François Hennebique.

Edificato con l’intento di contenere e smistare i carichi di grano provenienti via mare, l’edificio misura 40 mila metri quadrati complessivi distribuiti su sei piani per una capienza massima di 22 mila tonnellate, la struttura permetteva lo sbarco simultaneo di due piroscafi. Smise di funzionare negli anni Settanta e da allora è abbandonato.

Dopo anni di proposte per la riqualificazione, la società Vitali e Roncello Capital (entrambe aziende lombarde) si sono aggiudicate le concessione per novant’anni a fronte di un investimento di 100 milioni di euro. Il nuovo Hennebique è immaginato come la cerniera tra il Porto Antico e il Polo croceristico-turistico.

Un hotel, un social housing, una residenza per studenti, una per anziani e una per trasfertisti.

La destinazione residenziale sarà comunque il 60% sul totale, come se a Genova, che negli negli ultimi cinquant’anni ha perso 230 mila abitanti, mancassero edifici vuoti. La parte a ponente dell’edificio sarà in continuità con la Stazione Marittima e si trasformerà in un hub croceristico con tanto di hotel e centri commerciali. Il levante invece vedrà la presenza di uno spazio congressuale, una clinica diagnostica, un’ala fitness e un imperdibile rooftop bar & restaurant con piscina panoramica.

La torretta dell’edificio sarà la sede del Blue Innovation Forum, principalmente uffici, incubatori di start up e uno spazio divulgativo sulla sostenibilità (così, a caso).

Genova si estende per circa trenta chilometri sulla costa, li in mezzo c’è l’Hennebique, dal punto di vista dello spazio urbano occupa un posto simbolico, una rilevanza unica e strategica e, in potenza, il biglietto da visita della città. Si poteva pensare all’università (in realtà ci avevano pensato ma senza troppi proseliti), mettendo al centro il sapere, la ricerca, proporre la convivenza di una città produttrice di navi e acciaio ed una città produttrice di idee e conoscenza.

Condividere poi questo spazio con un centro museale e culturale, di aggregazione, un centro pubblico polifunzionale al servizio della città e dei cittadini. Idee forse idealiste e utopiche, ma sapete no cosa diceva il Cantautore di questa città su chi non ha utopie, vero?

La scelta è stata chiara: mercificazione degli spazi, della città, del futuro, dei talenti e delle opportunità. Asservire il mercato croceristico e la sua potenza multinazionale, la sua spregevole sete di denaro e di conquista economica. Di tutta questa economia che circolerà, nulla ricadrà sugli abitanti della città, lo sappiamo già, la storia di questi ultimi trent’anni di precariato ce lo insegna, promettono posti di lavoro ma i contratti saranno precari e intermittenti quando va bene, a nero e a grigio nella maggior parte dei casi, quando invece tutt’attorno a noi per comprare una casa, per averla in affitto e per accedere a un prestito vengono chieste garanzie contrattuali. Tradotto, per vivere è necessario avere un contratto a tempo indeterminato. Per le aziende artigiane che saranno coinvolte in questo processo, anche qui sappiamo come andrà a finire, nasceranno gli appalti che creeranno i subappalti dei subappalti nei quali si infilerà la criminalità organizzata. Noi lo sappiamo, loro pure, ma questo rimane nel loro campo di interesse.

Ci stanno proponendo una visione di Genova (e dell’Italia tutta) priva di una pianificazione futuribile e chi non riesce più ad immaginarsi un futuro si aggrappa alla moda, che in questo momento storico è rispecchiata dalla monocultura turistica come ultima bolla speculativa prima dello spiaggiamento finale.

Parafrasando Caproni, Genova l’abbiamo tutti dentro, anzi Genova siamo noi. Siamo noi che siamo fatti di Genova, e l’unica cosa da fare è quella di reagire senza tregua.

*i disegni sono del fumettista genovese Emanuele Giacopetti , così come alcune info su Hennebique che ho preso direttamente dal suo taccuino di appunti e disegni.