20 luglio. Una vita vale sempre più di ogni cosa

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20 Luglio 2019

E fino a quando saremo capaci di affermarlo, c’è speranza.

C’è sempre quella foto che rimbalza nei pensieri quando arriva il 20 luglio. È una scritta su un muro.
“Vale più una vetrina rotta, che una vita spezzata”.

Come ho scritto in diverse occasioni non ho mai conosciuto Carlo e non so nemmeno se ci sarei andato d’accordo, ma lo ricordo ogni anno il 20 di luglio non come un esempio, ma come una persona, un mio fratello di umanità, un ragazzo di 23 anni sulla terra, nelle strade della sua città, un futuro spezzato.

Non ho più grande interesse a ricordare dove fossi il 20 luglio, lo abbiamo scritto e detto e sicuramente un link ai pezzi di Q Code e quello che leggerete in rete sarà utile per i più giovani.

Il mio interesse, invece, è tutto rapito da quella frase.
Quando si dà più valore alle cose, rispetto alle persone.
La connessione mentale è immediata rispetto al corridoio d’acqua in cui muoiono persone, donne e uomini, bambini, umani.
Alle navi di soccorso sequestrate.
Ai migranti ed equipaggi stremati lasciati a un metro dalla riva per onanismi megalomani.

Vale di più una campagna d’odio di una vita: è il concentrato della guerra alle Ong o a qualsiasi persona ‘ami il prossimo suo’, che oltre a un vangelo, cioè a una buona notizia, è un principio laicamente inossidabile.

 

Per questo, a 18 anni dal G8, non siamo diventati ancora maggiorenni.
I numeri sui caschi dei poliziotti non li abbiamo.
Le responsabilità precise le sappiamo, ma non sono state sanzionate.
Il discorso politico si è deteriorato. È marcio.
I corpi sociali intermedi sono stati spazzati via scientemente.
Il pensiero unico prospera, autoproclamandosi democrazia.
Le decisioni socio politiche vengono influenzate e deviate dai grandi player digitali.

Però. Vale sempre di più, una vita.
Di qualsiasi oggetto o campagna d’odio.
E fino a quando saremo capaci di affermarlo, c’è speranza.

Ciao Carlo.
Ciao a ognuno di voi umani che perde o rischia la vita, o peggio ancora è nel limbo della tortura o della prigionia.

Restiamo Umani (e ciao anche a te Vic, e grazie)