L’ufficiale e la spia

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28 Novembre 2019

L’UFFICIALE E LA SPIA, di Roman Polanski, con Jean Dujardin, Louis Garrel, Emanuelle Seigner. Mathieu Amalric, Melvil Poupaud, Olivier Gourmet, Gregory Gadebois, Herve’ Pierre, Didier Sandre, Eric Ruf. Gran premio della Giuria al Festival di Venezia 2019. Nelle sale.

Gennaio 1895. Nel cortile dell’Ecole Militaire di Parigi, l’ufficiale Alfred Dreyfus viene pubblicamente degradato perché accusato di essere un informatore dei nemici tedeschi , mentre una folla attaccata ai cancelli grida inferocita: Ebreo! Ebreo! Traditore!

A questo deplorevole spettacolo assiste anche il colonnello Jacques Picquart che, una volta esiliato Dreyfus in uno scoglio della Guyana francese e chiuso l’affaire, viene nominato capo della Sezione Statistica dell’Esercito, l’unità di controspionaggio che aveva montato il castello di accuse contro l”ebreo”.

Ma entrato negli spazi cupi e privi d’aria fresca dei Servizi segreti militari l’ufficiale, un uomo integerrimo con un’ alta idea del suo ruolo e del senso dello Stato, si accorge che la fuga di informazioni verso i tedeschi non si era affatto fermata con l’espulsione del condannato. Dreyfus, allora, era davvero il colpevole? Picquart, da par suo, inizia a chiederselo seriamente.

A quel punto però scopre che più indaga perché la verità venga ristabilita e più si scatena un’opposizione fortissima sia nell’Armata che in gran parte dell’opinione pubblica, antisemita in modo massiccio e viscerale nella Francia di quegli anni.

Anche il colonnello non ama gli ebrei, come i buoni borghesi di fin de siècle, ma questo non gli impedisce di battersi contro quella che giudica una patente ingiustizia, che infanga le istituzioni in cui crede.

Polanski costruisce un film storico d’impianto classico con una tensione da legal thriller, che in tutti i 126 minuti della visione non ci fa mai guardare l’orologio e anzi ci tocca da vicino, molto da vicino.

Sia per l’inquietante affaire dell’antisemitismo, tornato tristemente alla ribalta anche a casa nostra, sia perché ci mostra ancora una volta a quali nefandezze, a quante falsificazioni può giungere il potere pur di far muro contro la propria colpevolezza.

Il meccanismo per cui i soldati accettano l’obbedienza in cambio dello scarico della responsabilità è alla base di tutti i crimini di Stato, dai tempi di Dreyfus sino a quelli della Diaz e del caso Cucchi.

L’Ufficiale e la spia è quindi un’opera straordinaria sulla ricerca della verità, che ci interroga sulla morale dei nostri tempi cupi e ci invita a vigilare.

Come? Ricordare e ricostruire con la giusta dovizia di particolari la vera storia di Alfred Dreyfus (un Louis Garrel irriconoscibile e bravissimo) e dell’uomo che quasi si annientò per dimostrare che il colpevole era un altro (un Dujardin da applauso) può, vuole diventare un monito importante.

E un monito altrettanto prezioso è ricordare il J’accuse di Zola, atto coraggiosissimo di un intellettuale che osò scrivere su un giornale una lettera al Presidente della Repubblica in cui faceva magistralmente nomi e cognomi della cricca dei colpevoli e si prese così un anno di carcere e una salatissima multa, tra capannelli di brava gente che bruciava i suoi libri al grido di “via l’italiano”.

Si, il film di Polanski arriva al momento giusto. E proprio per questo è di un’attualità asciutta e sconvolgente. Non perdetelo. Vi farà indignare e riflettere.