Pilastro, Bologna, 19 luglio.
La cronaca ormai è nota: gli agenti intervengono in via Italo Svevo dopo che un residente aveva chiamato la polizia per una persona che aveva probabilmente bisogno di essere calmata. La polizia arriva, insieme ai volontari della Croce Rossa. Abderrahim Fakir viene bloccato a terra. C’è un video, di ActaMedia, che fa vedere tutto: due agenti gli sono sopra, uno gli tiene la faccia bloccata sull’asfalto rovente, un’altra persona, un cittadino, gli tiene le gambe, di fianco i volontari della Croce Rossa guardano. Abderrahim urla, dice “Aiuto, basta”, lo dice più volte, nessuno fa niente, la faccia contro l’asfalto, ancora. Poi non dice più niente: Abderrahim Fakir è morto, non respira più. I poliziotti gli legano i piedi, chissà quale il rischio che percepiscono a quel punto. Un volontario della Croce Rossa controlla il battito, assente, un altro lo gira.
C’è una persona e poi c’è un corpo, pesante, morto.
E poi c’è tutto quello che dicono le testimonianze: gli avrebbero spruzzato lo spray al peperoncino anche in bocca prima di salirgli sopra. Aveva bisogno di essere calmato, altrimenti perché la presenza della Croce Rossa. Il video in cui Abderrahim Fakir muore è difficile da guardare, è difficile da ascoltare, è difficile sentire le sue ultime parole, e sentire non solo nel senso di “ascoltare, udire”, ma nel senso di avere coscienza che sono gli ultimi respiri di un uomo che muore.
Abderrahim Fakir aveva 42 anni, di origine marocchina, era in Italia da quando ne aveva sette, era titolare di un’impresa di facchinaggio e abitava in provincia, a Sasso Marconi. Prima di tutto, era una persona, ed è morto durante un controllo della polizia. La Questura di Bologna in una nota ha dichiarato: “Gli agenti sono intervenuti su richiesta dei cittadini che avevano segnalato una persona in escandescenza. Gli agenti intervenuti, per contenere il soggetto, sono stati aiutati da altri cittadini, anche a seguito del danneggiamento di un’auto. Gli agenti hanno richiesto immediatamente anche l’ausilio dei sanitari del 118. Dopo le operazioni di contenimento effettuate anche alla presenza dei sanitari del 118 il soggetto è deceduto. Le riprese delle bodycam dei poliziotti intervenuti che hanno registrato le operazioni saranno messe immediatamente a disposizione dell’Autorità Giudiziaria”. Mentre a destra Galeazzo Bignami di Fratelli d’Italia dice già da ieri che “l’intervento delle Forze dell’Ordine, richiesto dai cittadini e a cui dei cittadini hanno contribuito, risulta condotto con professionalità e modalità consone al tipo di esigenza che si era posta”, insomma tutto è già chiaro. E cosa aspettarsi se non questo, in linea con quanto detto qualche giorno fa dalla Presidente del Consiglio Meloni alle forze di polizia: “Lo Stato vi copre le spalle”, alla faccia della richiesta di giustizia sempre e comunque, dei numeri di riconoscimento, della lotta all’impunità, anche e soprattutto da chi dovrebbe garantire “ordine”, non violenza.
Così quello che è successo non può non scatenare rabbia, dolore, paura in uno Stato di diritto che non protegge ma provoca morte. E viene da chiedersi se quel video girato da una persona della zona non ci fosse stato, quale sarebbe stata la narrazione: “tragico incidente”, quasi sicuramente, come nelle prime notizie è stato descritto quello che è successo.
25 anni dopo, 12 anni, 6 anni dopo
Una morte che è avvenuta mentre a Genova migliaia di persone erano nelle strade a 25 anni dal G8 del 2001, dall’omicidio di Carlo Giuliani, 25 anni di impunità. Corsi e ricorsi, verrebbe da dire, se dietro non ci fosse la morte di persone uccise per mano o nelle mani della polizia. Corsi e ricorsi che superano anche i confini nazionali: era il 2020 quando a Minneapolis George Floyd moriva durante un arresto, immobilizzato dalla polizia mentre diceva “I can’t breath”. Siamo scese e scesi nelle piazze in tutto il mondo. E ancora, risuonano altre parole, simili: “Aiuto, sto morendo”. Sono le parole di Riccardo Magherini, fermato nel 2014 a Firenze perché in stato di agitazione: un carabiniere davanti, tre dietro, lo ammanettano e uno di loro lo colpisce in faccia, viene immobilizzato a terra, in posizione prona col volto sull’asfalto, una tecnica di fermo pericolosa. Muore, a 39 anni.