2 agosto 1980. «Hanno fermato il tempo, non la verità»

Quarantacinque anni dopo la strage alla stazione di Bologna

Le foto in bianco e nero si sovrappongono a quelle a colori. Le immagini dei soccorsi, di una stazione sventrata, dei morti e dei feriti, a quelle del corteo che ogni anno da 45 anni attraversa Bologna e si ferma là, in Piazza delle Medaglie d’Oro, davanti alla stazione centrale. Due cose sono uguali: l’orologio, fermo da decenni alle 10.25, e lo squarcio nella sala d’aspetto, a ricordare la strage del 2 agosto del 1980

E una tenacia senza tempo. Quella di chi ha soccorso, per ore e ore, nelle macerie di una stazione esplosa. Quella di chi non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia. Una richiesta che è stata dei e delle familiari, ma anche di un’intera città, di cittadine e cittadini, di avvocate e avvocati, di politiche e politici, di giornaliste e giornalisti. E sembrerà scontato, ma non lo è. 

Non lo è per una strage, per una bomba fatta esplodere nel pieno della strategia della tensione, per i tentativi di insabbiamenti e depistaggi che arrivano fino a oggi, per quelle udienze che riempiono ancora le udienze dei tribunali. Ancora, quarantacinque anni dopo. 

L’anno scorso eravamo arrivati al 2 agosto con due sentenze di secondo grado che avevano condannato i due terroristi neofascisti dei Nuclei Armati Rivoluzionari e di Avanguardia Nazionale Gilberto Cavallini e Paolo Bellini, ritenuti concorrenti nella strage del 2 agosto. E negli atti del processo Cavallini veniva dimostrata l’insussistenza della “pista palestinese”, la pista che si fondava su una estrapolazione di documenti dai quali poteva emergere un pericolo di attentati terroristici da parte del Fronte della Liberazione della Palestina in Italia e che è stata tirata fuori ciclicamente, l’ultima volta l’anno scorso da Fratelli d’Italia, per scopi meramente politici.

Quest’anno, un passo in più. Il 2025 è stato infatti l’anno della conferma della Corte suprema delle due condanne per Gilberto Cavallini e per Paolo Bellini. Entrambi condannati all’ergastolo, entrambi condannati per concorso nella strage. Sentenze che stabiliscono definitivamente un quadro netto: una collaborazione stabile tra diverse organizzazioni terroristiche di estrema destra, operanti per un piano eversivo ideato e finanziato dalla loggia massonica P2, e protetto dai vertici dei servizi segreti dell’epoca, il Sismi e il Sisde. 

Una strage neofascista, una strage di Stato. 

Per me che quel 2 agosto del 1980 non ero ancora nata, c’è qualcosa di magico nel corteo, nella città ogni 2 agosto, con il caldo o con la pioggia, qualsiasi giorno della settimana cada. C’è qualcosa di commovente in una città che non si ferma, in quei e quelle familiari con un fiore bianco sulla maglia, sulla giacca, sulla camicia, compatti davanti al corteo. C’è qualcosa di straziante nel fischio del treno alle 10.25 precise di ogni anno, ogni inizio agosto. E una sensibilità – quella vera – che ancora insegna, una richiesta di verità e giustizia che si è fatta condivisa e collettiva. E continua ad esserlo, anche quarantacinque anni dopo.

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