La mobilitazione di Libera per mettere al centro dell’agenda politica la lotta alle mafie e alla corruzione
Le mafie cambiano, evolvono. Cambiano modalità di azione, di controllo del territorio, di radicamento nell’economia legale, nella società, nella cultura e nella politica. Ce lo raccontano i processi, le operazioni, le inchieste della magistratura e giornalistiche. Il grande sforzo delle forze di polizia e della magistratura ci restituisce una mappatura chiara di quello che è avvenuto sul territorio locale e nazionale a livello di radicamento mafioso. Nelle carte giudiziarie emergono le vittime di sistemi criminali: reati economici e minacce, riciclaggio e violenza, intestazioni fittizie ed estorsioni, bancarotte fraudolente e sfruttamento del lavoro. Ogni reato, economico e non, ha degli impatti e delle vittime e necessita di una rete sociale, culturale, economica forte, che possa agire in maniera preventiva, rafforzando la rete attorno alle persone più a rischio di diventare vittime di questi sistemi, creando progetti di comunità, insegnando a leggere determinati segnali, rafforzando il welfare sulla cui debolezza le mafie aumentano la propria potenza.
È in un contesto del genere che la lotta alle mafie e alla corruzione sta vivendo una nuova fase: un attacco senza precedenti alla legislazione e alla normativa antimafia e anticorruzione portato avanti a livello politico nazionale e che ha e rischia di avere impatti precisi sui territori. In questa fase l’associazione di associazioni Libera si è posta una domanda centrale: come mobilitarsi? Come leggere i cambiamenti delle mafie in questi decenni? Come chiedere alla politica di rimettere al centro dell’agenda la lotta alle mafie e alla corruzione? Lo ha fatto in un anno particolare: trent’anni dopo la sua fondazione, avvenuta nel 1995 grazie all’unione di sindacati, associazioni, realtà, scuole che si sono messe insieme, in rete. La risposta a queste domande è una campagna, dal titolo chiaro: “Fame di verità e di giustizia”.
Fame di verità e di giustizia
Abbiamo fame di verità e di giustizia, sempre di più.
Ne hanno bisogno i familiari delle vittime innocenti che ancora non conoscono chi e perché abbia ucciso i loro cari. La chiedono a gran voce, perché la violenza delle mafie e della corruzione hanno lasciato indietro migliaia di storie di innocenti senza verità.
Fame di una Giustizia accogliente e inclusiva per chi arriva dall’altra sponda del Mediterraneo in Italia, capace di integrare, riconoscere diritti.
Fame di una Giustizia sociale e ambientale che dia possibilità ai giovani, a chi vive in contesti di degrado e di deprivazione sociale di poter avere possibilità, diritti e riscatto.
Fame di una Giustizia fondata sulla Costituzione: sulla divisione dei poteri, sull’indipendenza della magistratura, sulla loro libertà di far rispettare prima di tutto i principi inviolabili sanciti dalla Costituzione, a partire dall’uguaglianza sancita dall’articolo 3.
Fame di una Giustizia fondata sull’uguaglianza: l’autonomia differenziata, se non accompagnata da reali garanzie di equità e coesione, rischia di trasformarsi in una frattura insanabile tra territori, minando l’unità nazionale e indebolendo lo Stato di diritto.
Fame di una Giustizia democratica perché è inaccettabile l’idea di una giustizia diseguale con gli ultimi, con chi non ha voce, con chi dissente, con chi ha bisogno di diritti, tutele, possibilità e spesso l’unico modo che ha di farsi ascoltare è scendere in piazza, scioperare, mobilitarsi.
Fame di una Giustizia che si basi sull’orizzonte di un’Europa come l’unica strada possibile per un futuro di pace e giustizia sociale, come sognato nel Manifesto di Ventotene: un’unione fondata sulla solidarietà tra i popoli, capace di superare egoismi nazionali e costruire un’idea di comunità che anteponga il bene comune agli interessi particolari.
Fame di una Giustizia fondata sul contrasto alle mafie, sul riuso sociale dei beni confiscati, sugli strumenti innovativi e chiari delle normative antimafia che oggi vengono messi in discussione a partire dall’attacco allo strumento delle intercettazioni, passando per le misure di prevenzione antimafia e le proposte di privatizzazione dei beni confiscati.
Fame di una Giustizia capace di essere inflessibile coi corrotti e gli abusi di potere mentre invece siamo di fronte ad un allentamento delle regole sugli appalti e all’abolizione del reato d’abuso d’ufficio.
Fame di una Giustizia fondata sulla libertà. Quella di pensare e di informarsi, contraria alle leggi bavaglio che rischiano di far sprofondare la nostra democrazia in un baratro in cui alla stampa viene impedita ogni possibilità di inchiesta libera.
Siamo di fronte a un’idea di Paese in cui si depenalizzano i reati commessi da chi ha più possibilità o è in ruoli di governo della cosa pubblica; mentre, dall’altra parte, aumentano le pene per gli ultimi, per chi dissente, per chi fa informazione, per coloro che migrano, per i minori (con il decreto Caivano)
In questo quadro di indebolimento dello spazio civico a favore dello spazio di interessi privati, le mafie e la corruzione sono diventate un fatto “normale”, tollerato. Normalizzare il male vuol dire di fatto arrendersi alla sua ineluttabilità e decidere di conviverci. Mafie e corruzione sono fenomeni che si nutrono dell’indifferenza, dell’omissione e della complicità diffusa, che prosperano, si moltiplicano e si rafforzano in forme sempre più sotterranee nei territori e con nuove e pericolose alleanze nella società, nella politica nell’economia e nella finanza.
A colpi di singoli provvedimenti, si smonta l’idea di Giustizia immaginata dall’Assemblea Costituente, fondata sui valori e i sacrifici su cui è stata costruita la nostra Repubblica.
A noi il compito di difenderne e curarne le radici. Ci sono situazioni e momenti storici in cui stare immobili è una colpa, mentre muoversi è un obbligo morale e una responsabilità civile.
Fame di verità e giustizia è il nostro grido per risvegliare l’impegno di quanti sognano un orizzonte libero da mafie e corruzione. È tempo di rimettere al centro della vita pubblica l’urgenza del contrasto a mafiosi e corrotti. È tempo di scelte chiare e coraggiose: noi vogliamo fare la nostra parte.
A trent’anni dalla fondazione di Libera
Sono passati trent’anni da quel 25 marzo 1995 in cui Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie è stata ufficialmente fondata. Le mafie sono cambiate, sono cambiate le modalità e, intorno, la consapevolezza. È cambiata Libera, non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente “per”: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. Un impegno di rete e di comunità.
Una cosa è certa: trent’anni dopo, tanto, troppo, è ancora da fare. Trent’anni dopo, abbiamo fame di verità e giustizia, sempre di più.