Geografie della memoria

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Berlino Est, Mosca, Praga. Tre spazi urbani, tre icone dell’abitare e del viaggiare. Accomunate da una geografia della memoria. Quella degli stati scomparsi, dei confini mutati, degli stati nazioni che si nominano e si cancellano da soli e – allo stesso tempo – per l’impetuosa tempesta della storia.

Questa trilogia è dedicata a tre capitali che, ieri, erano racconto a cielo aperto di paesi ‘altri’: la Germania Est, la Cecoslovacchia, l’Unione Sovietica. Riunita la prima, divisa la seconda, sciolta la terza. Cosa resta, in una geografia della memoria, di quel tempo? Tre luoghi simbolici di queste tre città animano questo racconto in tre atti, un’indagine tra gli strati e le narrazioni, dove una capitale muta senza cambiare, in un racconto che elabora spazi e memorie

I TRE RACCONTI

IL COSTO DELL’IMPERO

di Maria Izzo

La cattedrale di Cristo Salvatore  era il primo edificio che i viaggiatori vedevano apparire all’orizzonte quando si avvicinavano a Mosca in treno. Così la ricordava Boris Pasternak nel romanzo Il dottor Živago : “La Cattedrale di Cristo Salvatore si vedeva oltre l’orlo della collina, e un minuto dopo le cupole , camini, tetti e case della città. «Mosca», disse, tornando nello scompartimento. ‘È ora di prepararsi.”

Nello scenario descritto da Pasternak, la cattedrale era ancora ufficialmente dedicata alla vittoria russa nelle guerre napoleoniche e ad Alessandro I, lo zar che aveva salvato la Russia dal disastro. Non a caso, in suo onore, all’edificio era stato dato un nome significativo: Cristo Salvatore. E non a caso, il 1832, l’anno in cui lo zar Nicola I decise di costruire la cattedrale, fu anche l’anno in cui il conte Sergej Uvarov, che presto sarebbe diventato Ministro dell’Educazione, annunciò la famosa formula che sarebbe diventata il pilastro dell’impero: “Ortodossia, Autocrazia, Nazionalità”. […]

IL PONTE DELLE SPIE

di Pierluigi Mennitti

Se non fosse per il cartello celebrativo sul ciglio della strada, niente farebbe pensare che lungo gli archi di ferro dipinti di verde di questo ponte sull’acqua correva uno dei confini più strategici della guerra fredda. A guardarsi intorno, almeno nelle giornate di sole, sembra di essere capitati in un angolo di paradiso. Attraversiamo il Glienicker Brücke, il ponte sul fiume Havel che collega Berlino a Potsdam, lungo la Bundestraße numero 1.  Fino alla seconda guerra mondiale, era un tratto della famosa carrozzabile che collegava i due estremi del Reich tedesco: Aquisgrana a ovest, nel cuore della Renania occidentale e Königsberg a est, l’odierna Kaliningrad russa, città sull’estremo orientale del Baltico che diede i natali a Immanuel Kant. Adesso questa strada unisce più sobriamente i benestanti sobborghi sud-occidentali della capitale alla nobile città di Federico il Grande.[…]

VELLUTO SGUALCITO

di Lorenzo Berardi

A guardarlo oggi, pare un complesso per uffici brutalista anni Settanta paracadutato nel centro di Praga. È un parallepipedo bicolore situato in posizione strategica, fra la mole neorinascimentale del Museo Nazionale e quella neoclassica dell’Opera di Stato nella stretta isola compresa fra due trafficate arterie parallele, Wilsonova, che i locali chiamano Magistrála, e Legerova. A breve distanza sorgono anche la storica sede di Radio Praga e la stazione centrale della capitale. Lo si intravede sbirciando verso sinistra, arrivati in cima alla spianata di piazza San Venceslao, accanto alla statua del patrono cittadino. A qualche turista l’edificio sembra una stonatura. Ad altri piace il suo accostamento di razionalismo e modernismo, con un ponte a travata di vetro, acciaio e pietra posato in cima a un pre-esistente edificio degli anni Trenta. I praghesi ci passano davanti in auto, lungo la Magistrála, senza degnarlo di un’occhiata. Caso raro nella capitale, non gli hanno mai affibbiato un soprannome. «Oggi lo si guarda ancora con indifferenza perché il palazzo è separato dalla città proprio come lo era trent’anni fa e circondato da traffico, rumore, inquinamento», conferma lo storico, giornalista e residente locale Jan Adamec. Un distacco destinato a mutare se andrà in porto il progetto del sindaco Zdeněk Hřib di farci passare davanti il tram che collegherà via Vinohradská con piazza San Venceslao.[…]

Lorenzo Berardi

Giornalista freelance che risiede a Varsavia dal 2014, dopo anni trascorsi nel Regno Unito. Oggi si occupa di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia per testate italiane e internazionali, oltre a essere co-fondatore del collettivo giornalistico Centrum Report

Maria Izzo

Origini mediterranee, formazione da russista, educazione siberiana (ma siberiana davvero, non come quella del signore famoso...)

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