Voci dalla Palestina

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Gaza è sotto gli occhi di tutte e tutti, nessuno può distogliere lo sguardo. Quelle 15mila vite spezzate da una punizione collettiva, che non ha reso giustizia alle vittime del 7 ottobre, ma ha solo scatenato una pioggia di fuoco su donne, bambini, vecchi della più grande prigione a cielo aperto del mondo, sono l’ennesimo capitolo di una storia di sangue. Dalla Nakba del ’48, passando per la Naksa del ’67, fino all’apartheid quotidiana dell’occupazione, alla carceralità di massa, al processo di disumanizzazione costante al quale è sottoposto il popolo palestinese. Ogni giorno, come a Gaza, dove senza alcun 7 ottobre da vendicare c’erano state le operazioni militari del 2009, del 2012, del 2014, del 2021 e 2022.

Ma la Palestina esiste al di là di ogni narrazione, esiste nelle vite e nei corpi dei palestinesi. E nella loro letteratura. Come già aveva magistralmente raccontato Silvia Moresi, nel suo Atlante Letterario Arabo, che potete leggere a questo link, o sul numero cartaceo Geografie di Q Code, oggi – grazie alla preziosa traduzione di Sana Darghmouni e Simone Sibilo – troverete questa forma di resistenza culturale nelle poesie di Ahlam Bsharat.

Provo a chiamarvi dall’inizio della guerra 

di Ahlam Bsharat

Traduzione di Sana Darghmouni in collaborazione con Simone Sibilio

A Fatena al Ghorra, Heba Alagha, Fidaa Ziyad 

Potrei giurare che dietro il blackout delle comunicazioni tra Gaza e il mondo esterno ci siate voi tre. 
Io li scorgo, quei tre cuori 
e so che
-da guerra a guerra-
volevano strappare
la cornice dalla foto della guerra. 
Ora guardate cos’avete fatto voi tre: 
si fa una guerra a Gaza fuori dalla foto. 
Furente è questa guerra, 
irriverente, 
una guerra irrazionale, 
da sempre senza cuore
e adesso anche senza occhi, 
perciò colpisce con le mani Khan Yunis
Deir al-Balah
la spiaggia di Gaza
Jabalia a Nord, 
al-Nuseirat al centro, 
Rafah a Sud. 
Voi tre avete cavato gli occhi alla guerra 
so che non sarebbe questo il momento delle lusinghe 
ma qual è poi il momento più opportuno per coccolare, se non nel dolore, 
e allora, legatemi le braccia, queste mie folli braccia, all’albero delle ombre 
gettate le ancore che gli sorreggono i capelli nel mediterraneo 
e apritegli lo stomaco 
che esca questo fuoco.
Poi ripristinate le comunicazioni 
forse il mondo potrà vedere 
quel che noi vediamo da 76 anni, 
quel che si nasconde nel ventre della guerra 
noi lo sappiamo, loro no 
o lo sanno ma negano.

A Muhammad Zaqzuq 

Rido ancora del modo in cui parlavi
del tuo viaggio in Germania. 
Ci sei davvero andato? 
A quel tempo si preparavano 
a commettere il crimine di interrompere i nostri contatti? 
Provo a chiamarti dall’inizio della guerra 
ma non mi rispondi. 
Mi sono detta: 
Muhammad starà bene, 
non ho letto il tuo nome tra quelli dei martiri 
ma anche se non fosse vero, Dio non voglia, 
so bene che sei comunque contento, amico mio. 
So come ti accontenti di tutto, 
di qualunque cosa. 
Mi hai chiesto lo scorso novembre mentre mi riportavi da Rafah a Gaza: 
“Portatemi dove vi pare, ma fuori da Gaza.” 
Sapevo che saresti ritornato 
e so quanto questo ti soddisfi.
Questo senso di appagamento, amico mio, l’ho ritrovato solo tra le tue ali.
Quindi allargale 
e resta in vita 
e poi, rispondi  quando ti chiamo.

Alla sardina 

Sardina, ora non ho più dubbi
hai abbandonato l’immagine del pesce 
che ha bisogno del mare, 
il mare, ora, è assediato. 
Mi hai chiesto: 
piano, 
consentimi di muovermi tra gli aggettivi. 
Poi sei volata con il tuo esile corpo  
hai giocato con lo spazio ripulito dal piombo 
ti sei stancata 
e allora sei scesa 
ritornando alla tua forma originaria: 
una bella ragazza poco più che ventenne 
una ragazza più piccola della sua età
che desidera vivere una lunga vita 
in amore. 
A chi altro, mia ​​piccola amica 
si addice l’amore 
si addice la vita?

Ad Akram Sourani 

Voglio sentire la tua voce, amico mio, 
in realtà, nessun messaggio in codice riuscirà allo scopo. 
La tua ironia non risiedeva solo nelle parole, 
ma pervadeva anche
la tua voce come una bisaccia e la tua risata unica, 
che ti rende speciale, quando ridi in quel modo 
impossibile da descrivere. 
La tua risata, Akram 
che quando piomba su di noi 
noi tuoi amici 
ci fa morire dalle risate. 
Allora, esci da questo rifugio 
torna 
e facci ammazzare dal ridere.

A Othman Hussein 

Cosa stai facendo adesso? 
Con cosa ti svaghi, amico mio? 
Forse osservi i bambini giocare nel quartiere 
e li chiami: 
Tornate presto 
più rapidi dei proiettili? 
Bahia ti legge le poesie? 
Sai, 
voglio sapere cosa Bahia ha scelto di leggerti 
oppure cosa hai scelto tu di sentire dalla sua voce.
Questo non fermerà mai la guerra 
io e te lo sappiamo molto bene 
la poesia non ferma la guerra. 
Questo è solo una sorta di messaggio tra due cuori, 
nient’altro  al tempo del blackout delle comunicazioni.

Ahlam Bsharat è una scrittrice, poetessa e autrice per bambini palestinese, nonché insegnante di scrittura creativa. È un’autrice di romanzi di spicco e molto apprezzata nel mondo arabo, e i suoi libri hanno riscosso un grande successo a livello locale e internazionale. Sono stati inclusi nelle liste IBBY, nella shortlist del Palestine Book Award (Regno Unito) e dell’Etisalat Award for Children’s Literature (Emirati Arabi Uniti). Ha presentato due volte e condotto laboratori di scrittura creativa all’Emirates Literature Festival di Dubai e ha partecipato a numerosi forum di scrittura creativa in Europa.

Due dei suoi romanzi, Nome in codice: Butterfly e Trees for the Absentees, sono stati tradotti in inglese e i suoi recenti romanzi arabi più famosi sono: “مريم سيدة الإسطرلاب ” Maryam Sayida al-Astrolab , “جنجر” Ginger e “مصنع الذكريات ” Masna’ adh-dhikariyat. La sua ultima pubblicazione, “اسم الطائر ” Ism aT-Taa’ir, è una raccolta di poesie che affonda le radici nelle sue origini contadine. In queste poesie racconta la vita del villaggio con crudezza e schiettezza, senza la consueta romanticizzazione di questo argomento. Il suo prossimo libro in uscita, “طعم فمي”. Ta’m fami, racconta i suoi ricordi evocativi del cibo mentre cresceva nelle valli palestinesi. Attualmente sta lavorando a un libro che racconta la sua esperienza personale di vita nella regione.

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