Il treno a vapore della Sila – 1

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La Sila è il cuore roccioso della Calabria. Un territorio impervio e boscoso, per secoli condannato a un isolamento radicale. Il suo sviluppo è stato lento, ostinato e parziale, proprio come l’avanzare del treno che la attraversa. 

L’idea di una ferrovia transilana nasce all’inizio del novecento, come parte di un ambizioso progetto infrastrutturale, ormai dimenticato, che avrebbe collegato Bari a Reggio Calabria. A quei tempi passare per Cosenza, inerpicandosi sulle montagne, era prima di tutto un imperativo strategico e militare: nel Meridione la gente è sempre arrivata dal mare. 

Con lo scoppiare delle grandi guerre i lavori procedono a rilento, solo alcuni tratti vengono completati e molti fattori contribuiscono a ridimensionare il progetto originario. Negli anni ’50 riaprono i cantieri, l’obiettivo adesso è collegare Cosenza a Crotone e fare del nord della Calabria uno snodo viario e logistico. 

Gli anziani del posto parlano di una “ferrovia sofferta e fortemente voluta dalla popolazione”. Ricordano bene l’emozione che accompagnava l’arrivo dei primi treni: piccoli paesi che escono dall’isolamento, la possibilità per gli agricoltori di commerciare i loro prodotti in città, insegnanti e impiegati qualificati che raggiungono questi luoghi, la sensazione di uno “stato che si avvicina” e di una modernità a portata di mano. 

Ma nel 1956 il progetto si arena di nuovo, a San Giovanni in Fiore le rotaie si fermano, questa volta per sempre. Solo poche decine di chilometri e sarebbe stato possibile arrivare al mare. Il treno diventa presto un simbolo di conquiste sociali mancate e di speranze disilluse. 

i giganti della Sila

Dopo un continuo passaggio di consegne tra diversi enti gestori, la tratta viene chiusa nel 2011, troppo dispendioso mantenerla attiva per il traffico locale. Potrebbe essere il capolinea di questa storia, se non fosse per la creatività e l’ostinazione degli abitanti, che non si arrendono all’abbandono. 

Così nasce il Comitato per la salvaguardia della ferrovia silana e un progetto per la valorizzazione turistica di una parte del percorso. I binari vengono ripuliti dalle sterpaglie, gli ingranaggi dei motori ben oliati e il treno della Sila è rimesso in moto. 

Dal 2016 ogni domenica visitatori romantici e bambini impazienti si accalcano nella stazione di Moccone, una graziosa località montana all’interno del Parco Nazionale della Sila che offre questa e molte altre attrazioni. Tutti i presenti aspettano l’arrivo della locomotiva a vapore – un maestoso marchingegno classe 1929 – e fremono per salire sui graziosi vagoni in legno, metallo e ghisa. 

Quando il treno parte, tra fischi e cigolii, lo stupore è denso e trasporta i passeggeri in un’atmosfera unica che permette, per un attimo, di rivivere un passato dove tutto sembrava ancora possibile.

Francesca Messineo

Antropologa, specializzata in studi sulla globalizzazione. Ha vissuto per qualche anno in Cile partecipando a diversi progetti per contrastare le disuguaglianze economiche e sociali. Tornata in Italia, si occupa di didattica interculturale e percorsi formativi per l’inclusione dei migranti. Nel 2019 inizia un dottorato in scienze sociali all’Università la Sapienza di Roma

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